Lo Sblocca Lobby non serve all’Italia

Dopo il prov­ve­di­mento sul lavoro fon­dato sulla pre­ca­rietà si apre il capi­tolo dello «Sblocca Ita­lia», l’efficace slo­gan coniato da Mat­teo Renzi al festi­val dell’economia di Trento. Il pre­mier annun­cia di aver inviato una email a tutti i comuni ita­liani per cono­scere quali siano i pro­getti bloc­cati. Sulla base delle rispo­ste pro­mette di costruire, entro luglio, [&hellip

Paolo Berdini, il manifesto redazione • 4/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza • 597 Viste

Dopo il prov­ve­di­mento sul lavoro fon­dato sulla pre­ca­rietà si apre il capi­tolo dello «Sblocca Ita­lia», l’efficace slo­gan coniato da Mat­teo Renzi al festi­val dell’economia di Trento. Il pre­mier annun­cia di aver inviato una email a tutti i comuni ita­liani per cono­scere quali siano i pro­getti bloc­cati. Sulla base delle rispo­ste pro­mette di costruire, entro luglio, un prov­ve­di­mento legi­sla­tivo fon­dato sulla «dimi­nu­zione delle auto­riz­za­zioni e sulle limi­ta­zione dei ricorsi al Tar».

Per un primo mini­stro sarebbe stato più cor­retto sotto il pro­filo isti­tu­zio­nale aprire un con­fronto con tutte le isti­tu­zioni che hanno com­pe­tenze sul ter­ri­to­rio e non solo con i comuni. In que­sto modo — e per di più in un momento di grave crisi eco­no­mica — si addita all’opinione pub­blica il capro espia­to­rio: le soprin­ten­denze ai beni ambien­tali e archeo­lo­gici, ree di appli­care la Costi­tu­zione, e la magi­stra­tura ammi­ni­stra­tiva. Si rischia così di disar­ti­co­lare ulte­rior­mente la strut­tura dello stato messa a dura prova da vent’anni di tagli e umi­lia­zioni. Nes­suna novità. Quando era sin­daco, Renzi aveva tuo­nato con­tro il soprin­ten­dente che si era oppo­sto all’affitto di Ponte Vec­chio per una festa della Fer­rari: un bene straor­di­na­rio, patri­mo­nio di tutta la popo­la­zione ita­liana, uti­liz­zato a fini pri­vati. La festa si era svolta nono­stante il parere con­tra­rio del soprintendente.

Ma vediamo nel merito le opere che dovreb­bero sbloc­care l’Italia. Da dieci anni esi­ste una poten­tis­sima lobby che piange quo­ti­dia­na­mente sulle sven­ture dell’Italia bloc­cata dai veti e ha fatto della guerra al Nimby il pro­prio motivo di vita. Cor­riere della Sera, Repub­blica e il Sole24ore hanno colto al volo le dichia­ra­zioni di Renzi ed hanno subito rilan­ciato le sta­ti­sti­che del Nimby forum. Afferma l’ultimo rap­porto che delle 354 opere ferme (in media una ogni 27 comuni, una cifra ridi­cola) il 63% riguar­dano con­te­sta­zioni sul com­parto elet­trico (cen­trali di pro­du­zione, impianti a bio­masse e par­chi eolici); il 28% il set­tore dei rifiuti e solo il 7,6% il set­tore delle infrastrutture.

Il Nimby Forum è soste­nuto dai colossi Enel, Edi­son e Terna che hanno inte­ressi gigan­te­schi nello sbloc­care le opere, e da altri attori come il Con­sor­zio Vene­zia Nuova (quello del Mose) che di recente ha dato ele­va­tis­sima prova di rispetto della lega­lità finendo in massa in galera. Que­sta lobby ha in mente dun­que di riem­pire l’Italia di impianti a bio­masse e ter­mo­va­lo­riz­za­tori. Men­tre l’Europa pri­vi­le­gia la for­ma­zione dei gio­vani e finan­zia nuovi lavori basati su tec­no­lo­gie avan­zate, nella riqua­li­fi­ca­zione e messa in sicu­rezza dell’ambiente e delle città, noi mar­ciamo spe­diti con la testa rivolta al pas­sato. Da venti anni sac­cheg­giamo il ter­ri­to­rio e l’ambiente ed è lo stesso Nimby Forum ad ammet­terlo affer­mando che «i nume­rosi no alle rin­no­va­bili col­pi­scono… anche e soprat­tutto i pic­coli impianti i quali si sono mol­ti­pli­cati anche in virtù del per­corso auto­riz­za­tivo sem­pli­fi­cato» e la solu­zione pro­po­sta è quella di allen­tare ulte­rior­mente la lega­lità. Anche qui nes­suna mera­vi­glia: l’ultimo rap­porto Nimby Forum 2012 era stato pre­sen­tato anche da Cor­rado Clini che di lega­lità si inten­deva magi­stral­mente, almeno stando alle accuse che lo hanno colpito.

Mat­teo Renzi con il suo prov­ve­di­mento tenta di com­ple­tare lo scel­le­rato dise­gno del ven­ten­nio libe­ri­sta: non attacca più (per ora almeno) la Magi­stra­tura — anche per­ché tra pre­scri­zioni brevi e can­cel­la­zione del reato di falso in bilan­cio ha ben pochi stru­menti per per­se­guire il malaf­fare — ma un altro fon­da­men­tale potere dello stato, quello delle soprin­ten­denze can­cel­lan­done ogni ruolo in totale spre­gio della Costituzione.

La guerra alla buro­cra­zia non c’entra nulla: lo «Sblocca Ita­lia» è la con­ti­nua­zione della scem­pio del ter­ri­to­rio che trionfa incon­tra­stato da venti anni. Nei pros­simi mesi si aprirà dun­que uno scon­tro deci­sivo per il futuro del paese. Da un lato le lobby che hanno con­tri­buito alla rapina negli anni del libe­ri­smo e vogliono con­ti­nuare a far festa sac­cheg­giando il ter­ri­to­rio. Dall’altra tan­tis­simi gio­vani e i comi­tati spesso senza rap­pre­sen­tanza poli­tica che ten­tano di costruire un futuro legato alla qua­lità del ter­ri­to­rio e anche alla sem­pli­fi­ca­zione delle regole, ma nel rispetto dei poteri dello stato.

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