Sequestro israeliani. Hebron circondata, ucciso un ragazzo palestinese a Jalazon

Israele/Territori Occupati. Israele minaccia di deportare a Gaza tutti i leader di Hamas che Netanyahu considera responsabile del rapimento dei tre adolescenti. Abu Mazen condanna il sequestro ma denuncia le punizioni collettive attuate dall’esercito israeliano nei centri abitati palestinesi

?Michele Giorgio, il manifesto redazione • 17/6/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 2148 Viste

Non si scor­gono mezzi coraz­zati e armi pesanti in movi­mento ma per­cor­rendo la super­strada che dalla colo­nia di Gilo (Geru­sa­lemme) arriva fino a Hebron si ha comun­que l’impressione di andare al fronte. Ovun­que, a piedi o a bordo delle jeep blin­date, ci sono sol­dati israe­liani con l’equipaggiamento da com­bat­ti­mento. E i posti di blocco mili­tari sigil­lano gli ingressi di molti cen­tri abi­tati pale­sti­nesi. Senza l’accredito stampa e una targa gialla sull’auto è dif­fi­cile arri­vare a Hebron. Nella città e nei vil­laggi vicini, verso le col­line della Cisgior­da­nia meri­dio­nale si con­cen­trano le ricer­che dei tre ado­le­scenti israe­liani scom­parsi gio­vedì sera nei pressi del blocco di colo­nie di Etzion. L’Esercito israe­liano usa il pugno di ferro. Nella zona H1 di Hebron, che pure è for­mal­mente sotto il con­trollo dell’Autorità nazio­nale pale­sti­nese, da venerdì non si ces­sano i raid nelle abi­ta­zioni, seguiti quasi sem­pre da scon­tri tra i sol­dati e gruppi di gio­vani pale­sti­nesi, come ieri a Bab Zawiye.

Scene che si ripe­tono in altre zone della Cisgior­da­nia e, ieri all’alba, Ammar Ara­fat, un gio­vane di 19 anni è stato ucciso da un colpo al petto spa­rato dai mili­tari durante le pro­te­ste divam­pate dopo i rastrel­la­menti nel campo pro­fu­ghi di Jala­zon, non lon­tano da Ramal­lah. «La situa­zione è grave – ci dice Isa Amro, noto atti­vi­sta pale­sti­nese di Hebron – i raid pro­se­guono e i nostri gio­vani affron­tano con i sassi i sol­dati israe­liani nel ten­ta­tivo di fer­marli. Temo il peg­gio da un momento all’altro».

Negli ultimi quat­tro giorni a Hebron sono state arre­state circa 150 per­sone, rife­ri­scono i pale­sti­nesi, 40 dei quali solo nella notte tra dome­nica e lunedì. Sabato in manette sono finiti anche i parenti stretti e le mogli di Amr Abu Eisha e di Mar­wan Kawa­sme, i due mili­tanti di Hamas dei quali non si sa più nulla da gio­vedì e che l’intelligence israe­liana con­si­dera coin­volti nel seque­stro di tre ado­le­scenti. La moglie di Kawa­sme ieri è stata libe­rata men­tre quella di Abu Eisha è sotto inter­ro­ga­to­rio. Israele è certo che die­tro al rapi­mento ci sia l’ala mili­tare del movi­mento isla­mico Hamas che, da parte sua, con­ti­nua con forza a negare ogni coin­vol­gi­mento. Nelle ultime 72 ore l’esercito israe­liano ha arre­stato, di fatto, tutta la lea­der­ship isla­mi­sta in Cisgior­da­nia (oltre 80 per­sone), inclusi il pre­si­dente del par­la­mento Aziz Dweik e l’ideologo Has­san Yusef. Il governo Neta­nyahu minac­cia di depor­tarli tutti a Gaza. Minac­cia anche di demo­lire le loro abi­ta­zioni e quelle di altri atti­vi­sti di movi­mento isla­mico. E ipo­tizza misure più dure nei con­fronti dei dete­nuti di Hamas in car­cere in Israele

. Pres­sioni, dicono gli israe­liani, per costrin­gere i pale­sti­nesi a libe­rare i tre rapiti. Sul ter­reno però col­pi­scono l’intera popo­la­zione pale­sti­nese, mani­fe­stan­dosi come una puni­zione col­let­tiva. Il pre­mier Neta­nyahu, il mini­stro della difesa Yaa­lon e altri rap­pre­sen­tanti del governo ripe­tono che eser­cito e poli­zia hanno carta bianca per ritro­vare i ragazzi spa­riti. E il mini­stro degli esteri Lie­ber­man mette in chiaro che, in ogni caso, non ci sarà uno scam­bio di pri­gio­nieri. E pro­prio dei dete­nuti poli­tici par­lano, e tanto, tutti i pale­sti­nesi. Con rab­bia verso il resto del mondo che, spie­gano, ignora la con­di­zione di migliaia di pri­gio­nieri poli­tici e lo scio­pero della fame che oltre 200 dete­nuti stanno facendo da set­ti­mane con­tro il car­cere senza pro­cesso pra­ti­cato da Israele (la deten­zione “ammi­ni­stra­tiva”). In un’intervista con l’agenzia Maan l’autore sati­rico pale­sti­nese Ali Qaraqe ha chie­sto «Cosa sono mai tre dispersi rispetto alle migliaia di pri­gio­nieri pale­sti­nesi nelle car­ceri israe­liane? I pri­gio­nieri non hanno forse fami­glie? E’ come se gli israe­liani fos­sero umani e noi invece di un altro pianeta».

Cosa acca­drà nei pros­simi giorni? Se gli svi­luppi del seque­stro dei tre ado­le­scenti saranno dram­ma­tici, è pre­ve­di­bile una pesante rap­pre­sa­glia mili­tare da parte di Israele. Ma saranno impor­tanti anche i riflessi poli­tici, non solo nei rap­porti tra Neta­nyahu e Abu Mazen ma anche tra il pre­si­dente pale­sti­nese e Hamas. Messo nell’angolo dalla cam­pa­gna media­tica e diplo­ma­tica lan­ciata dal governo israe­liano, pres­sato dal Segre­ta­rio di stato John Kerry, Abu Mazen ieri per la prima volta da venerdì ha con­dan­nato il seque­stro. Parole che non pochi hanno inter­pre­tato come un indice pun­tato con­tro Hamas. For­mato ai primi di giu­gno, l’esecutivo pale­sti­nese di con­senso nazio­nale, frutto dell’accordo di ricon­ci­lia­zione Fatah-Hamas del 23 aprile, forse è già giunto al capolinea.

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