Sinistra e ambientalismo per una nuova agenda politica

Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti italiani della sinistra, dell’ambientalismo, dei movimenti, di misurarsi con un orizzonte e con le possibilità di un lavoro comune. È emersa la necessità di un’altra politica capace di costruire un’alternativa

***, il manifesto redazione • 13/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Europa, Movimenti, Politica & Istituzioni • 919 Viste

Strasburgo . Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti italiani della sinistra, dell’ambientalismo, dei movimenti, di misurarsi con un orizzonte e con le possibilità di un lavoro comune. È emersa la necessità di un’altra politica capace di costruire un’alternativa e mettere fine al trentennio liberista. Disoccupazione di massa, disuguaglianze record e cambiamento climatico possono trovare una soluzione solo nella «democrazia praticata». Un valido antidoto all’antipolitica e un terreno di convergenza per i movimenti

Le ele­zioni euro­pee del 25 mag­gio hanno san­cito la vit­to­ria del Par­tito popo­lare. I par­titi e i movi­menti di destra che asso­ciano un forte anti­eu­ro­pei­smo a derive popu­li­ste e xeno­fobe hanno con­qui­stato circa 140 seggi su 751, 60 in più rispetto alle ele­zioni euro­pee del 2009.
Ma l’appuntamento elet­to­rale ha segnato anche l’avanzata dei par­titi della sinistra euro­pea e dei Verdi, che a Bru­xel­les por­tano 97 par­la­men­tari.
Si può par­tire da que­sto risul­tato per imma­gi­nare la costru­zione di uno spa­zio poli­tico che, sulla base di un’agenda con­di­visa e di un supe­ra­mento delle diver­genze, tenti un’inversione della rotta d’Europa?
Abbiamo chie­sto innan­zi­tutto quale signi­fi­cato può avere que­sto risul­tato elet­to­rale, quali rifles­sioni e quali mobi­li­ta­zioni può por­tare.
In secondo luogo, sia nella Sini­stra euro­pea che tra i verdi, c’è una forte fram­men­ta­zione tra forze poli­ti­che e spesso le posi­zioni sono lon­tane; abbiamo dun­que chie­sto quali siano, se ci sono, pos­si­bi­lità di con­ver­genza e quali potreb­bero essere le prio­rità con­di­vise per l’agenda euro­pea del dopo-austerità e per quella del seme­stre di pre­si­denza ita­liana della Ue. Natu­ral­mente non manca una spe­ci­fi­cità ita­liana, legata alla pos­si­bi­lità di crea­zione di uno spa­zio poli­tico in Ita­lia.
A rispon­dere alle nostre domande sono Giu­lio Mar­con, depu­tato di Sini­stra eco­lo­gia e libertà, Gra­zia Naletto, pre­si­dente di Luna­ria e co-portavoce di Sbi­lan­cia­moci!, Vit­to­rio Cogliati Dezza, pre­si­dente di Legam­biente, e Cor­rado Oddi, del comi­tato ope­ra­tivo Lista Tsi­pras, che pro­viene dall’esperienza del movi­mento per l’acqua e della Fun­zione pub­blica Cgil.

Oggi un euro­par­la­men­tare su otto è rosso o verde. Lo con­si­de­rate un risul­tato signi­fi­ca­tivo delle ele­zioni del 25 maggio?

Giu­lio Mar­con: Alle ele­zioni euro­pee non c’è stata solo una vit­to­ria del fronte popu­li­sta e xeno­fobo, ma anche l’avanzata del campo di sinistra e ambien­ta­li­sta che ha un’altra idea di Europa, alter­na­tiva a quella dell’austerità. È un fatto che viene sot­to­va­lu­tato ma di cui biso­gna tenere conto nella costru­zione di un’altra Europa.
Il Pse di Schulz invece di essere subal­terno alle lar­ghe intese e all’austerity dovrebbe mostrarsi dispo­ni­bile a costruire con i rosso-verdi un campo di forze che guarda all’Europa sociale, del lavoro e dell’ambiente.Nel par­la­mento euro­peo andrebbe costruito con i «rosso-verdi» un gruppo tra­sver­sale o un «patto di con­sul­ta­zione», a pre­scin­dere dall’appartenenza alle varie fami­glie poli­ti­che, ormai in crisi e da rime­sco­lare.
Gra­zia Naletto: In que­sto qua­dro certo è dif­fi­cile imma­gi­nare un’inversione di ten­denza signi­fi­ca­tiva delle poli­ti­che euro­pee. Ma 97 par­la­men­tari verdi e della sinistra euro­pea non sono pochi: con­sen­ti­reb­bero, se ci fosse la volontà poli­tica, di raf­for­zare in Europa la rap­pre­sen­tanza dei ceti sociali che sono stati mag­gior­mente col­piti dalla crisi, dalle poli­ti­che di auste­rità e dall’egemonia di un modello di svi­luppo pre­da­to­rio e onni­voro che è inso­ste­ni­bile.
Cor­rado Oddi: Anche io vedo un risul­tato com­ples­si­va­mente buono. Soprat­tutto in con­si­de­ra­zione del fatto che veniamo da anni di ege­mo­nia del pen­siero libe­ri­sta in Europa e, ancor più, di fronte ad uno sce­na­rio che, dopo le ele­zioni, vedrà la costru­zione, anche nel Par­la­mento Euro­peo, di una coa­li­zione di lar­ghe intese tra popo­lari e social­de­mo­cra­tici.
Da que­sto punto di vista, la cul­tura poli­tica e l’iniziativa dei gruppi par­la­men­tari rosso e verdi pos­sono ben rap­pre­sen­tare un’alternativa al pen­siero unico dell’austerità e dei vin­coli di bilan­cio.
Cogliati Dezza: A me invece sem­bra una rap­pre­sen­tanza troppo esi­gua. E che que­sto avvenga in una fase di crisi così deva­stante è ancora più pre­oc­cu­pante. In Ita­lia le aggre­ga­zioni della sini­stra pagano il prezzo della man­canza di visione stra­te­gica e di un’idea di Europa molto difen­siva. In Europa i verdi si con­fer­mano la quarta forza poli­tica, con per­cen­tuali a due cifre, ma in Ita­lia la rap­pre­sen­tanza poli­tica dell’ambientalismo è in crisi pro­fonda e non da oggi.

A Bru­xel­les, sia nella Sini­stra euro­pea che tra i verdi, c’è una forte fram­men­ta­zione tra forze poli­ti­che e spesso le posi­zioni sono lon­tane. Pen­sate che ci siano pos­si­bi­lità di con­ver­genza? Quali potreb­bero essere le prio­rità con­di­vise per l’agenda euro­pea del dopo-austerità e per quella del seme­stre di pre­si­denza ita­liana della Ue?

Gra­zia Naletto: La pos­si­bi­lità di con­ver­genza si apre se c’è la capa­cità di uscire dalla pro­pria auto­re­fe­ren­zia­lità e dai vizi poli­ti­ci­sti. Non è solo e non è tanto un pro­blema di appar­te­nenze iden­ti­ta­rie.
Il tema è quello dell’area sociale di rife­ri­mento. Chi inten­dono rap­pre­sen­tare a Bru­xel­les gli eletti in quest’area? La rispo­sta a que­sta domanda fa la dif­fe­renza e for­ni­sce indi­ca­zioni sulle prio­rità che potreb­bero con­sen­tire ini­zia­tive poli­ti­che comuni.
La crisi è ini­ziata nel 2008: ne sono stati ampia­mente sot­to­va­lu­tati sino ad oggi gli effetti sociali. Lotta alle dise­gua­glianze, blocco delle poli­ti­che di auste­rità, ridu­zione del potere della finanza, un piano euro­peo per l’occupazione cen­trato sulla tutela dell’ambiente, sul raf­for­za­mento del sistema di wel­fare, sul soste­gno alla ricerca e sulla difesa e valo­riz­za­zione dello straor­di­na­rio patri­mo­nio cul­tu­rale euro­peo, potreb­bero costi­tuire la base da cui par­tire.
Una delle discri­mi­nanti di que­sta col­la­bo­ra­zione dovrebbe essere in ogni caso l’esclusione di qual­siasi alleanza con movi­menti e forze poli­ti­che xeno­fobe, popu­li­ste e più o meno dichia­ra­ta­mente raz­zi­ste.
Cor­rado Oddi: Intanto è neces­sa­rio par­tire da una valu­ta­zione dello sce­na­rio che si pro­spetta, dopo il risul­tato elet­to­rale, rispetto alle poli­ti­che che met­terà in campo la mag­gio­ranza di lar­ghe intese che si pro­fila anche in Europa. Qui da noi si favo­leg­gia, anche per magni­fi­care le pre­sunte future ini­zia­tive del seme­stre di pre­si­denza ita­liano dell’Ue, che saremo in pre­senza di una svolta signi­fi­ca­tiva delle poli­ti­che euro­pee, capace di met­tere tra paren­tesi la linea del rigore e dell’austerità.
C’è addi­rit­tura chi si avven­tura nel pre­dire un’Europa che farà scelte di stampo key­ne­siano. Ora, è vero che, pro­ba­bil­mente, ci sarà un allen­ta­mento della linea più rigo­ri­sta, come per esem­pio, fanno intra­ve­dere le scelte di poli­tica mone­ta­ria della Bce di que­sti ultimi giorni, ma dubito for­te­mente che ciò signi­fi­chi una reale inver­sione di ten­denza rispetto al para­digma neo­li­be­ri­sta che l’Ue a tra­zione tede­sca ha adot­tato negli ultimi anni.
È a par­tire da qui che si aprono spazi signi­fi­ca­tivi di ini­zia­tiva poli­tica e mobi­li­ta­zione sociale su cui si potranno costruire con­ver­genze tra il gruppo della Ssinistra euro­pea e quello dei Verdi: penso, ad esem­pio, al con­tra­sto del trat­tato in corso di nego­zia­zione tra Usa e Ue sul libero scam­bio oppure al fatto di lavo­rare per affer­mare la difesa dei beni comuni, a par­tire dall’Iniziativa dei Cit­ta­dini Euro­pei pre­sen­tata nei mesi scorsi a favore dell’acqua pub­blica, che ha rac­colto 1.800.000 firme in tutt’Europa.
O, ancora, al fatto di soste­nere un Piano straor­di­na­rio di inve­sti­menti pub­blici in Europa che possa far da sup­porto alla crea­zione di nuova e buona occu­pa­zione.
Cogliati Dezza: Vedo la grande fram­men­ta­zione nella sini­stra euro­pea, ma non mi sem­bra che i verdi euro­pei si tro­vino nella stessa situa­zione. Non so se ci potrà essere con­ver­genza, so quali dovreb­bero essere le prio­rità, lo abbiamo scritto nell’appello da far sot­to­scri­vere ai can­di­dati ita­liani.
Sicu­ra­mente c’è la neces­sità di far ripren­dere all’Europa il ruolo di lea­der­ship mon­diale su due ter­reni. Da un lato una poli­tica lun­gi­mi­rante, che anche gra­zie alla capa­cità di ricerca, inno­va­zione e miglio­ra­mento della capa­cità com­pe­ti­tiva del vec­chio con­ti­nente, costringa gli altri grandi paesi del mondo a sot­to­scri­vere un accordo per la miti­ga­zione e l’adattamento ai cam­bia­menti cli­ma­tici. Qui si anni­dano gran parte delle oppor­tu­nità di una nuova poli­tica indu­striale che fac­cia uscire l’Europa dalla crisi.
Dall’altro l’avvio di una sostan­ziale e reale demo­cra­tiz­za­zione delle strut­ture euro­pee, per­ché la costru­zione di una fede­ra­zione effet­tiva va di pari passo con la demo­cra­tiz­za­zione e la costru­zione di sistemi di par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini.
Ma que­sto signi­fi­cherà per le attuali forse poli­ti­che di sini­stra (molto meno per i verdi che forse sono oggi la forza poli­tica euro­pea più avanti in que­sta dire­zione) una pro­fonda revi­sione del pro­prio approc­cio all’Europa, vista finora solo come la causa dei mali del libe­ri­smo impe­rante.
Giu­lio Mar­con: È vero che in que­sto campo di forze «rosso-verde» c’è dispa­rità di vedute e ci sono anche forze ancora attratte da un anti­eu­ro­pei­smo di maniera ed ideo­lo­gico.
Ma ci sono almeno quat­tro obiet­tivi che potreb­bero unire que­ste forze: la demo­cra­tiz­za­zione delle isti­tu­zioni euro­pee, la fine delle poli­ti­che dell’austerità, il con­trollo e la rego­la­men­ta­zione dei mer­cati finan­ziari, un pro­gramma eco­no­mico e sociale fon­dato sulla ricon­ver­sione eco­lo­gica, un piano del lavoro, il disarmo e l’investimento nella scuola e nella ricerca.

In Ita­lia, il 25 mag­gio le forze poli­ti­che che fanno rife­ri­mento a quell’area hanno otte­nuto appena un terzo del peso che hanno nell’insieme dell’Europa. Vi inte­ressa la costru­zione di uno spa­zio poli­tico di quel tipo in Ita­lia? E a par­tire da quale rap­pre­sen­tanza sociale?

Gra­zia Naletto: La crisi e i pro­cessi di fram­men­ta­zione che hanno inve­stito sia il mondo dei verdi che l’area della sini­stra hanno creato un vuoto di rap­pre­sen­tanza.
L’autonomia di ini­zia­tiva dei movi­menti sociali è essen­ziale e va pre­ser­vata, ma la man­canza di inter­lo­cu­tori poli­tici di rife­ri­mento osta­cola la pos­si­bi­lità di supe­rare la dimen­sione dell’indignazione e della pro­te­sta per pas­sare a quella della con­ta­mi­na­zione delle deci­sioni che con­di­zio­nano la vita di tutti noi. L’esito del voto può essere da que­sto punto di vista inte­res­sante se visto in pro­spet­tiva.
A con­di­zione che i vizi che hanno attra­ver­sato la poli­tica ita­liana dell’ultimo tren­ten­nio, anche quella rosso-verde, ven­gano can­cel­lati. Tra que­sti la man­canza di radi­ca­mento sociale e la rinun­cia a sce­gliere espli­ci­ta­mente come blocco sociale di rife­ri­mento le classi sociali più deboli; i per­so­na­li­smi ecces­sivi e il cedi­mento al culto del lea­der; la resi­stenza a rin­no­vare le pro­prie classi diri­genti, i lin­guaggi, i metodi, le forme e le sedi della poli­tica; l’uso spesso stru­men­tale dei rap­porti con la società civile orga­niz­zata e con i movi­menti.
Cor­rado Oddi: La situa­zione della sinistra ita­liana e anche delle forze che si richia­mano all’ambientalismo è deci­sa­mente peg­giore rispetto alla situa­zione euro­pea. Le ragioni sono mol­te­plici e la loro ana­lisi ci por­te­rebbe lon­tano. Qui mi limito a dire che l’esperienza della lista Tsi­pras, se riu­scirà a supe­rare le gravi dif­fi­coltà in cui è incorsa subito all’indomani del risul­tato elet­to­rale, potrebbe essere il campo in cui le cul­ture del lavoro, dei beni comuni e dell’ambientalismo pro­vano a costruire una sin­tesi effi­cace, guar­dando ad un inse­dia­mento sociale che mette insieme i set­tori più deboli della società, lavo­ra­tori dipen­denti e parte del ceto medio che si è andato impo­ve­rendo, uni­fi­can­doli in una pro­spet­tiva di reale alter­na­tiva alle ricette neo­li­be­ri­ste che con­ti­nuano ad essere appli­cate anche den­tro la crisi.
Giu­lio Mar­con: In Ita­lia la sinistra radi­cale — o la sini­stra senza agget­tivi — che non si accon­tenta di stare all’opposizione ma che vuole gover­nare il cam­bia­mento ha due strade davanti: farsi coop­tare dal Pd abbrac­ciando un libe­ri­smo «dal volto umano» oppure costruire uno spa­zio auto­nomo, non iden­ti­ta­rio, plu­rale capace di allar­gare il campo della sini­stra: inclu­dendo cam­pa­gne, asso­cia­zioni, movi­menti, sog­getti della poli­tica dif­fusa.
La lista Tsi­pras è stata un’esperienza impor­tante — ha ridato entu­sia­smo e messo in campo ener­gie nuove, rag­giun­gendo l’obiettivo del 4%- men­tre la Spi­nelli e l’esperienza dei garanti — e non penso certo a valu­ta­zioni di carat­tere per­so­nale — sono un fal­li­mento. Com’è un limite il man­cato coin­vol­gi­mento dei movi­menti e della cul­tura poli­tica ambien­ta­li­sta. Da dove ripar­tire? Da Tsi­pras? Non so, vedremo. Sicu­ra­mente quella lista — e quel che rimane del gruppo dei garanti — dovrebbe allar­garsi nel coor­di­na­mento e nella gestione di que­sta fase a quei gio­vani che hanno otte­nuto un risul­tato straor­di­na­rio come Marco Fur­faro, Clau­dio Ric­cio e Gano Cataldo o a donne come Giu­liana Sgrena e Raf­faella Bolini, giu­sto per citare alcune delle figure più signi­fi­ca­tive.
Certo il «seme» (quello che ha signi­fi­cato così tanto per tante migliaia di atti­vi­sti) di Tsi­pras non va fatto appas­sire e comun­que –Tsi­pras o non Tsi­pras — il pro­blema del supe­ra­mento della auto­suf­fi­cienza sostan­zial­mente resi­duale dei sog­getti esi­stenti e della costru­zione di una pro­spet­tiva plu­rale a sini­stra dal Pd è all’ordine del giorno. A meno che di non ras­se­gnarsi ad un logo­ra­mento pro­gres­sivo e alla subal­ter­nità a Renzi o a Grillo.
Cogliati Dezza: Que­sto spa­zio si è cer­cato di costruirlo negli ultimi 15 anni. Oggi pren­diamo atto che il matri­mo­nio è fal­lito, è fal­lito soprat­tutto il ten­ta­tivo di entri­smo degli ambien­ta­li­sti nei par­titi, da Sel al Pd; la sinistra non è stata con­ta­mi­nata dal pen­siero ambien­ta­li­sta, in tanti con­ti­nuano a pen­sare, anche a sinistra, che le que­stioni ambien­tali «sì certo sono impor­tanti…., ma le emer­genze sono altre» l’ambiente è sem­pre una que­stione del secondo tempo!
D’altra parte la rap­pre­sen­tanza auto­noma ambien­ta­li­sta non mi sem­bra goda buona salute. Se si pensa di met­tere insieme due debo­lezze, non si va da nes­suna parte. Occor­re­rebbe un’idea nuova, ma non la vedo.

Dal vostro punto di osser­va­zione, che cosa sta suc­ce­dendo nella società ita­liana e nelle sue forme di orga­niz­za­zione, dal sin­da­cato ai movi­menti? Che rap­porto c’è con la poli­tica? E che rap­porto potrebbe esserci con un’area poli­tica rosso-verde?

Cogliati Dezza: Nella società regi­striamo una forte atten­zione per le que­stioni ambien­tali: 1,6 mln di inter­venti con la detra­zione fiscale del 65%, le reti di acqui­sto bio­lo­gico e soli­dale, l’esplosione del movi­mento dei cicli­sti, le cen­ti­naia di migliaia di pic­coli impianti di foto­vol­taico, le imprese che inve­stono in green eco­nomy, l’agricoltura di qua­lità, enti locali che ci pro­vano, e si potrebbe con­ti­nuare.
La società c’è, la poli­tica no. Tutto ciò non ha rap­pre­sen­tanza, le stesse asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste sto­ri­che inter­cet­tano que­sta dispo­ni­bi­lità in misura minima. La poli­tica non dà rispo­ste, anche a sinistra. Ad oggi non credo che sarebbe una buona cosa rilan­ciare un’area poli­tica rosso-verde: quando lo si è fatto (fino all’altro ieri) i verdi sono rima­sti cul­tu­ral­mente suc­cubi delle cate­go­rie della sini­stra del 900 e hanno finito per tra­sfor­marsi in sin­da­ca­li­sti dell’ambiente (cosa che non basta per costruire una poli­tica che risponda ai biso­gni della gente).
Il pro­blema è quali sono le idee chiave intorno a cui, coniu­gando visione stra­te­gica con pra­ti­ca­bi­lità imme­diata delle pro­po­ste, si costrui­sce una visione per il paese e, come diceva Alex Lan­ger, come si fa a ren­dere que­sta visione e que­ste pro­po­ste desi­de­ra­bili (e quindi cre­di­bili) per la gente.
Cor­rado Oddi: Qui il ragio­na­mento sarebbe molto lungo: ma, per stare al noc­ciolo della que­stione, basta dire che, da una parte, c’è for­tu­na­ta­mente una cul­tura radi­cata di auto­no­mia dei movi­menti sociali, dall’esperienza sin­da­cale a quella che negli ultimi anni si è costruita attorno al tema dei beni comuni, a par­tire dall’acqua.
Dall’altra, però, anche con il venir meno di una reale e signi­fi­ca­tiva rap­pre­sen­tanza poli­tica della sini­stra, la stessa ini­zia­tiva dei sog­getti col­let­tivi che stanno nella rap­pre­sen­tanza sociale si è inde­bo­lita. Anche da que­sto punto di vista, torna ad essere attuale il tema della costru­zione di una nuova sog­get­ti­vità poli­tica della sinistra nel nostro paese.
A patto che que­sto tema venga sul serio affron­tato in ter­mini inno­va­tivi e non repli­cando strade che già in pas­sato hanno fal­lito. Per que­sto serve anche una nuova cul­tura poli­tica, che ha a che fare con una sen­si­bi­lità “rossa e verde”, che sap­pia vedere, come in que­sto nuovo secolo, i movi­menti sociali espri­mono di per sé un grado forte di poli­ti­cità e che, dun­que, pon­gono alla poli­tica anche il tema di un rin­no­va­mento delle sue forme.
Gra­zia Naletto: Il qua­dro poli­tico ita­liano uscito dal voto pre­senta tre forti rischi: il primo è quello della rinun­cia da parte della società civile orga­niz­zata, o almeno delle sue com­po­nenti più strut­tu­rate, a svol­gere il suo ruolo di oppo­si­zione sociale, magari con la spe­ranza di poter trarre van­tag­gio da un rap­porto pri­vi­le­giato con il potere. Il dibat­tito che si sta svol­gendo sul pro­getto di riforma del terzo set­tore annun­ciato dal Governo, ne è primo un sin­tomo.
Il secondo rischio è che vada avanti un pro­cesso di dele­git­ti­ma­zione dei movi­menti sociali: gli sgom­beri delle occu­pa­zioni avve­nute in que­sti mesi, i pestaggi effet­tuati nel corso delle ultime mani­fe­sta­zioni e la norma del decreto Lupi che impe­di­sce l’elezione di resi­denza e l’allacciamento delle utenze in sta­bili occu­pati, sono da que­sto punto di vista esem­plari.
Il terzo rischio è quello della fram­men­ta­zione e della chiu­sura iden­ti­ta­ria.
Per que­sto il raf­for­za­mento di un’area poli­tica di sinistra e ambien­ta­li­sta sarebbe neces­sa­rio. E sarebbe auspi­ca­bile che il milione e più di elet­tori che ha votato la lista Tsi­pras e Green Ita­lia non venisse deluso.
Giu­lio Mar­con: Il ren­zi­smo (come il ber­lu­sco­ni­smo) sta influen­zando, mala­mente, anche la società. Per Renzi i corpi inter­medi non esi­stono, il sin­da­cato non conta, la rap­pre­sen­tanza sociale è un impic­cio. È una decli­na­zione venata di sinistra di una ideo­lo­gia di destra, di una visione webe­riana, media­tica e buro­cra­tica della poli­tica come «deci­sione», «velo­cità», «annun­cio». E que­sto sta avendo un river­bero, nega­tivo, anche nel modo di orga­niz­zarsi delle forze sociali e – appunto — dei corpi inter­medi: penso alla deriva cor­po­ra­tiva e auto­re­fe­ren­ziale delle orga­niz­za­zioni di cate­go­ria, di una parte del mondo sin­da­cale e del terzo set­tore.
Ci sono però movi­menti, cam­pa­gne e asso­cia­zioni ancora vitali, ma se un «campo poli­tico rosso-verde» vuole nascere e ampliarsi deve costruire con que­sti sog­getti un rap­porto di pari dignità e uscire dal tat­ti­ci­smo e dal poli­ti­ci­smo esa­spe­rato, supe­rando la vec­chia «auto­no­mia del poli­tico». La sinistra o è sociale o non è. Vale anche per il campo rosso-verde.

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