Venti di guerra in Vietnam

Storie. Le recenti tensioni militari con la Cina hanno fatto da sfondo alla visita del premier Matteo Renzi. Una crisi orginata dalla infltazioni di Pechino in territorio vietnamita e che ha allertato Usa e Ue

Nicoletta Dentice, il manifesto redazione • 15/6/2014 • Copertina, Internazionale • 1175 Viste

I moto­rini della Piag­gio ron­zano a migliaia lungo le strade di Ho Chi Minh City, come non si vedeva ancora solo un anno fa, sti­pati di pas­seg­geri, spesso intere fami­glie, come nell’Italia del boom eco­no­mico. Nelle città, il moto­rino è il mezzo di tra­sporto di ele­zione in Vietnam e le miti­che Vespe dell’azienda pon­te­de­rese, pro­dotte a Vinh Phuc dal 2009, se la gio­cano bene la par­tita della con­cor­renza giap­po­nese: prima visi­bili solo nella capi­tale Hanoi, oggi si stanno affer­mando anche nel ricco sud del paese. Assieme ai tra­di­zio­nali nomi del made in Italy espo­sti nei negozi d’élite e nei ruti­lanti cen­tri com­mer­ciali fre­quen­tati dalla bor­ghe­sia viet­na­mita e dai turi­sti, gli scoo­ters Piag­gio sono i soli agganci all’Italia che Mat­teo Renzi può aver cer­cato in que­sta area del mondo, da decenni espulsa dal rag­gio di inte­resse della poli­tica estera ita­liana.
Nella rapida visita di que­sti giorni, ogget­ti­va­mente contro-corrente (ma no, non è La Pira), il primo mini­stro Renzi ha incon­trato un paese che attra­versa un momento geo-politicamente molto com­plesso, e che si sta pre­pa­rando al peg­gio. A nuovi venti di guerra. La situa­zione è pre­ci­pi­tata per Hanoi all’inizio di mag­gio, quando la Cina è pene­trata uni­la­te­ral­mente nelle acque ter­ri­to­riali viet­na­mite per instal­larvi un mas­sic­cio impianto di per­fo­ra­zione petro­li­fera, Haiyang Shiyou-981, a poche miglia nau­ti­che dall’arcipelago Hoang Sa, al largo di Danang. La piat­ta­forma è stata poi spo­stata di 25 miglia a nor­dest dalla prima per­fo­ra­zione, ma sem­pre in acque viet­na­mite. La vio­la­zione della sovra­nità marit­tima del Vietnam nelle ultime set­ti­mane ha pro­dotto un sot­ter­ra­neo clima di guerra fra la gente, per le strade. Della crisi i viet­na­miti par­lano con­ti­nua­mente, nelle scuole, nei fre­quenti momenti di socia­lità. Si orga­niz­zano anche fra i bam­bini cam­pa­gne per la pace. Il 10 e 18 mag­gio, in tutto il paese, le prime mani­fe­sta­zioni di piazza mai regi­strate negli ultimi decenni sono state orga­niz­zate con il mal­ce­lato — e pre­oc­cu­pato — soste­gno da parte del governo, che ha fatto leva sul tra­di­zio­nale spi­rito del popolo viet­na­mita anche per rispon­dere alla dia­spora cali­for­niana sem­pre pronta ad accu­sare Hanoi. Molti uomini sono stati richia­mati alle armi, molti sono pronti a com­bat­tere (il ret­tore dell’Università di Ho Chi Minh ha scritto una let­tera in tal senso al primo mini­stro Nguyen Tan Dung), con­tro quello che con­si­de­rano il nemico di sem­pre, la Cina. In effetti, l’inatteso inten­si­fi­carsi della crisi ha deter­mi­nato una fitta mili­ta­riz­za­zione dell’area con decine di mezzi navali cinesi, ripe­tuti attac­chi ai pesche­recci viet­na­miti (l’affondamento di una nave da pesca il 26 mag­gio) ed una ten­sione diplo­ma­tica dif­fusa tra le auto­rità viet­na­mite, ma anche in seno alla comu­nità inter­na­zio­nale. Si dà il caso che la lin­gua di bue del Mare Orien­tale dove si con­suma l’aggressione (Mar della Cina, secondo Pechino) in que­ste set­ti­mane è anche il tratto di mare in cui tran­sita di rou­tine oltre l’80% del traf­fico marit­timo glo­bale. La que­stione, evi­den­te­mente, non è un pro­blema esclu­sivo del governo di Hanoi, né solo un tema dell’agenda regio­nale. La que­stione ha domi­nato il sum­mit sulla sicu­rezza dei paesi dell’ASEAN riu­niti a Sin­ga­pore all’inizio di giu­gno (Shangri-La Dia­lo­gue). Ha susci­tato la presa di posi­zione di Austra­lia, Fran­cia e, ovvia­mente, degli Stati uniti (tar­diva e fle­bile quella dell’Unione euro­pea) dai quali il Vietnam si aspetta in qual­che modo un’improbabile voce grossa. Ma non è così evi­dente, nel momento in cui Obama ha un con­ten­zioso aperto anche con la Rus­sia di Putin.
Quali che siano la ragioni di que­sta estem­po­ra­nea azione uni­la­te­rale della Cina – pro­durre un effetto distra­zione dal 25mo anni­ver­sa­rio di Tie­nam­men, disto­gliere l’attenzione dalle mani­fe­sta­zioni sem­pre più fre­quenti di ope­rai e lavo­ra­tori che dimo­strano con­tro le con­di­zioni di occu­pa­zione nel loro paese, ovvero dalle riper­cus­sioni della crisi eco­no­mica che anche in Cina pro­du­cono effetti non mar­gi­nali – si teme che l’escalation delle con­tro­ver­sie sul con­trollo delle isole del Mare Orien­tale possa diven­tare epi­de­mica a livello regio­nale, e di certo non può bene­fi­ciare un paese che, come il Vietnam, è in pieno boom eco­no­mico ma è anche attra­ver­sato dalle lace­ranti con­trad­di­zioni di uno svi­luppo for­sen­nato nel nome dell’integrazione in un mer­cato glo­ba­liz­zato. I dati della cre­scita eco­no­mica regi­strano un incre­mento del 5,4% nel 2013, un aumento dell’export del 16% e una pro­ie­zione altret­tanto posi­tiva per il 2014. E tut­ta­via un recente rap­porto del mini­stero della Pia­ni­fi­ca­zione e degli Inve­sti­menti segnala anche un aumento del numero delle imprese che ces­sano le atti­vità – 27.900 aziende hanno chiuso i bat­tenti tra gen­naio e mag­gio 2014, 20,5% in più rispetto al 2013. Nello stesso periodo 3.900 hanno dichia­rato ban­ca­rotta, con un incre­mento del 7,7% rispetto al 2013. Le ragioni di que­sta con­tra­zione hanno a che vedere con il calo dei con­sumi e le cre­scenti dif­fi­coltà di accesso al cre­dito e ai capi­tali. Nel frat­tempo anche gli inve­sti­menti stra­nieri sono calati del 17% nel 2013 rispetto all’anno pre­ce­dente.
La pre­senza di una classe media urbana dina­mica, eman­ci­pata, lar­ga­mente ispi­rata ai modelli occi­den­tali, con­vive con una realtà rurale molto più povera e appe­san­tita dal pro­gre­dire di un’agricoltura inten­siva vocata all’export (tre rac­colti di riso all’anno stanno appe­stando i con­ta­dini di pesti­cidi e distrug­gendo la bio­di­ver­sità del delta del Mekong), e con sac­che di povertà mar­gi­na­liz­zate e poco visi­bili che, però, rac­con­tano le cre­scenti disu­gua­glianze dell’odierno Viet­nam. L’attuale fase di svi­luppo indu­striale pro­mette bene per gli affari di un’élite impren­di­to­riale che com­prende diversi mem­bri del par­tito e che è pronta a tutto in nome dei soldi. Ma il costo ambien­tale di que­sto pro­cesso è incal­co­la­bile per il paese. La Banca Mon­diale ormai anno­vera il Viet­nam tra le nazioni a medio red­dito (middle income coun­tries), il che signi­fica l’esclusione dai pro­grammi di coo­pe­ra­zione inter­na­zio­nale allo svi­luppo, che infatti stanno lasciando il paese. Vale anche per gli inter­venti nel campo sani­ta­rio; finora hanno per­messo ai malati di Hiv/Aids, tuber­co­losi e mala­ria di acce­dere ai medi­ci­nali sal­va­vita attra­verso il Fondo Glo­bale e il pro­gramma bila­te­rale ame­ri­cano Pep­far. Il primo ha già lasciato il Viet­nam, Pep­far sarà inter­rotto alla fine dell’anno.
A qua­ranta anni dalla fine della guerra, le con­se­guenze sull’ambiente e sulla salute della popo­la­zione sono ancora tutte lì, a testi­mo­niare l’insoffribile vio­lenza di quel con­flitto. Le per­cen­tuali di decessi per tumore in Viet­nam sono tra le più alte al mondo, le più ele­vate in Asia, come regi­strano recenti rap­porti inter­na­zio­nali. La boni­fica dalla dios­sina e dall’agente Orange resta una delle que­stioni nego­ziali ancora aperte con gli Stati uniti, i quali vin­co­lano però i loro impe­gni post-bellici all’accordo com­mer­ciale bila­te­rale Trans Paci­fic Part­ner­ship Agree­ment (TPPA), per il quale si chiede la spe­dita ade­sione da parte del governo di Hanoi.
Un accordo cape­stro che limi­terà mol­tis­simo la capa­cità di auto-determinazione nello svi­luppo indu­striale ed eco­no­mico del paese. Come dire, che il Vietnam ha vinto la guerra, ma rischia di per­dere la pace.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This