Anticoncezionali, schiaffo a Obama dalla Corte Suprema

L’Alta Corte: “Se il datore di lavoro è contrario per motivi religiosi niente assicurazione su contraccettivi e aborti” Vittoria dei repubblicani, ma i democratici lanciano l’allarme: “Conseguenze gravi per la salute delle donne”

FEDERICO RAMPINI, la Repubblica redazione • 1/7/2014 • Internazionale, Libertà & Nuovi diritti, Salute & Politiche sanitarie • 813 Viste

NEW YORK . La destra religiosa esulta, la riforma sanitaria di Barack Obama “perde un pezzo” su decisione della Corte suprema. I giudici costituzionali, con un voto a strettissima maggioranza dove ha prevalso la componente repubblicana, hanno deciso che l’obbligo di assicurazione sanitaria non deve includere l’interruzione di gravidanza e i sistemi contraccettivi — compresa la “pillola del giorno dopo” — se il datore di lavoro è contrario per i suoi principi religiosi. Si apre così una nuova breccia nel principio dell’assistenza medica universale e obbligatoria. Già l’Amministrazione Obama aveva dovuto esentare dagli obblighi della nuova legge le istituzioni propriamente religiose: una scuola cattolica, per esempio, può rifiutare alle proprie insegnanti un’assicurazione sanitaria che prevede il rimborso delle spese per un aborto.
Ma con la sentenza di ieri la Corte spinge questo principio molto più in là. Qualsiasi azienda, anche se è un’impresa privata a scopo di profitto, può invocare i principi religiosi dei suoi proprietari e far scattare l’obiezione di coscienza. È un regalo ai fondamentalisti cristiani che formano una colonna portante della base repubblicana, ed hanno dichiarato guerra a Obamacare, come viene chiamata la riforma che ha esteso l’assistenza medica a 37 milioni di cittadini che ne erano sprovvisti. Potranno approfittare di questa obiezione di coscienza tutti quegli imprenditori di destra, sul modello dei fratelli Koch, che finanziano il Tea Party e i suoi assalti alla sanità del presidente Barack Obama.
Non a caso il voto della Corte suprema è avvenuto secondo una stretta disciplina di partito: i cinque giudici repubblicani contro i quattro di nomina democratica. A scrivere il dispositivo della sentenza è stato il conservatore Samuel Alito. Nel suo testo afferma che obbligare un’azienda a pagare polizze sanitarie che includano il rimborso dei metodi contraccettivi «impone un peso sostanziale sulla libertà religiosa di queste imprese».
La contro-motivazione per la minoranza democratica è stata scritta dalla giudice Ruth Bader Ginsburg, che ha difeso Obamacare definendo «vitale per la salute delle donne e la libertà riproduttiva, che l’assistenza medica offra anche la contraccezione ». La Ginsburg ha ammonito sulle «conseguenze ben più vaste » che può avere questa sentenza. Ha denunciato una giurisprudenza conservatrice che «allarga alle aziende la nozione dei diritti individuali».
Il riferimento è ad un’altra sentenza, Citizen United del 2010, che ha esteso alle imprese la piena tutela del Primo Emendamento (libertà di espressione), al punto da spazzare via qualsiasi limite ai finanziamenti elettorali da parte dei grandi gruppi capitalistici. Ora la giudice Ginsburg, esprimendo la preoccupazione dei suoi colleghi della minoranza democratica, paventa un futuro in cui le imprese Usa potranno «chiedere l’esenzione da qualsiasi legge che considerino contraria a principi religiosi».
Il ricorso contro Obamacare che è arrivato fino alla Corte suprema è stato promosso da due aziende: Hobby Lobby, una catena di negozi di prodotti artigianali; e Conestoga Wood Specialties, un mobilificio industriale. Si stima che per effetto dello stillicidio di esenzioni, un terzo delle lavoratrici dipendenti americane non abbia diritto al rimborso delle spese mediche per l’interruzione di gravidanza.
Sommando le istituzioni religiose e tutta la galassia delle non-profit a loro collegate, più le piccole imprese familiari che già godevano dell’esenzione, più l’impatto dell’ultima sentenza, di fatto si assiste ad uno svuotamento di quel diritto all’interruzione di gravidanza che la stessa Corte suprema aveva sancito.

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