Argentina, niente accordo coi fondi avvoltoi

Buenos Aires. Oggi nuovo incontro tra il governo Kirchner e gli speculatori

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 24/7/2014 • Copertina, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 988 Viste

Il magi­strato sta­tu­ni­tense, Tho­mas Griesa, ha emesso la sua quinta deci­sione sfa­vo­re­vole all’Argentina e nell’interesse dei cosid­detti fondi avvol­toi: ovvero quei pos­ses­sori di titoli che hanno spe­cu­lato sul tra­collo del 2001 e che pre­ten­dono il rim­borso del debito al 100% e con gli inte­ressi. Il 93% dei cre­di­tori ha invece accet­tato il nego­ziato pro­po­sto a diverse riprese dai governi Kirch­ner (nel 2005 e nel 2010).

Il 26 giu­gno, Bue­nos Aires ha inviato il mon­tante per un’altra rata, ma il denaro resta bloc­cato nelle ban­che di New York. Il giu­dice Griesa, che ha ripe­tu­ta­mente accolto le richie­ste dei fondi avvol­toi, impe­di­sce che arrivi ai suoi legit­timi desti­na­tari fin­ché il governo Kirch­ner non cor­ri­spon­derà agli spe­cu­la­tori quanto doman­dano. Il governo argen­tino riba­di­sce la volontà di pagare ma in base a cri­teri «giu­sti, equi, legali e soste­ni­bili». Il giu­dice ha respinto però per la quinta volta la pro­po­sta, soste­nendo che «occorre con­ti­nuare il nego­ziato. Le parti devono riu­nirsi fino a tro­vare un accordo». Per que­sto ha nomi­nato un media­tore, Daniel Pol­lack, che incon­trerà nuo­va­mente oggi gli avvo­cati e una rap­pre­sen­tanza di alto livello del governo argentino.

Il pro­blema è che i ter­mini per il paga­mento, decisi dal giu­dice e pra­ti­ca­mente con­fer­mati da una sen­tenza della Corte suprema che ha respinto il ricorso argen­tino, sca­dono a fine mese. Dif­fi­cile, con que­sti pre­sup­po­sti, ipo­tiz­zare un accordo. L’avvocato di Nml Elliott, il fondo del miliar­da­rio Paul Sin­ger, Robert Cohen, è arri­vato all’udienza accom­pa­gnato da Jay New­man, uno dei pos­ses­sori dei fondi avvol­toi il quale, 15 giorni fa, si era detto dispo­ni­bile a una media­zione con la con­tro­parte. E però, la set­ti­mana scorsa, lo stesso fondo Elliott ha ricorso ai tri­bu­nali di San Fran­ci­sco per recla­mare un even­tuale embargo alla petro­li­fera nor­da­me­ri­cana Che­vron, socia della com­pa­gnia rina­zio­na­liz­zata Ypf nel grande pro­getto estrat­tivo nella regione argen­tina di Vaca Muerta.

Cri­stina Kirch­ner ha por­tato la que­stione al ver­tice inter­na­zio­nale dei Brics che si è svolto in Bra­sile. In quell’occasione, i pre­si­denti delle eco­no­mie emer­genti (Bra­sile, Rus­sia, India, Cina e Suda­frica) hanno incon­trato i paesi lati­noa­me­ri­cani e stretto accordi per una nuova archi­tet­tura finan­zia­ria: con l’obiettivo di sot­trarsi ai ricatti del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale e della Banca mon­diale e nella pro­spet­tiva di coniare una moneta comune. Fra le deci­sioni prese, vi è l’istituzione di una banca per lo svi­luppo e di un fondo di riserve con­di­viso per i paesi in situa­zioni simili a quella dell’Argentina.

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