Bollette energetiche meno pesanti

Il governo dà una mano alle piccole imprese Ma lo sconto sulle bollette energetiche sarà ridotto

Lorenzo Salvia, Corriere della Sera redazione • 28/7/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 803 Viste

ROMA — Il taglio del costo delle bollette diventa «democratico». Dopo anni in cui i (pochi) interventi per ridurre il prezzo dell’energia sono stati indirizzati sulle aziende ad alto consumo, il decreto legge sulla competitività si concentra sulla base del nostro sistema economico, sulle piccole imprese, gli artigiani e i commercianti. Il decreto ha appena tagliato il primo traguardo parlamentare, con il via libera delle commissioni Industria e Ambiente del Senato. Modifiche sono ancora possibili anche se poco probabili, visti i tempi stretti che restano per la conversione in legge. E dall’ultimo testo viene fuori che — secondo uno studio di Confartigianato — gli 800 milioni di euro messi sul piatto saranno divisi tra 969.000 beneficiari, in larga parte commercianti e artigiani.
Nulla a che vedere con gli interventi super selettivi del recente e lontano passato. L’ultimo intervento in materia è del governo Letta, con un decreto ministeriale che stanziava 600 milioni di euro a favore di appena 2.986 imprese. Un’operazione che ha riguardato lo 0,7% del nostro glorioso settore manifatturiero, sempre più in difficoltà. Per non parlare dello sconto fatto con la Legge finanziaria per il 2001, governo Amato. Allora la riduzione del costo delle bollette — sempre secondo l’analisi di Confartigianato — fu pari a 870 milioni di euro, qualcosa in più rispetto al decreto di adesso. Ma anche quell’intervento era tagliato sulle imprese ad alto consumo e alla fine a trane vantaggio furono soltanto in 3.600.
Almeno per le bollette, però, anche la democrazia ha i suoi svantaggi. Allargare il numero delle aziende coinvolte fa scendere fatalmente la portata dello sconto. Ma almeno recupera un pezzetto di quell’enorme differenza di costo che oggi va a tutto svantaggio delle imprese più piccole, vittime di uno spread addirittura doppio. Le piccole imprese italiane pagano l’energia non solo il 31% in più rispetto ai loro diretti competitors, cioè le aziende della stessa dimensione dell’area euro. Ma anche l’88,8% in più, praticamente il doppio, rispetto alle grandi imprese del nostro Paese. Per questo Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, sottolinea come «per la prima volta dopo molti anni questo provvedimento corregge lo squilibrio nei costi dell’energia tra piccole e grandi imprese». Ma aggiunge anche che «c’è ancora molto da fare per ristabilire il principio dell’equità nel peso delle bollette».
Cosa vuol dire equità? La partita si gioca in buona parte sui cosiddetti oneri generali di sistema, i prelievi aggiunti previsti per legge per coprire i costi di alcuni interventi di interesse generale, come lo smantellamento e la messa in sicurezza delle vecchie centrali nucleari. Quasi la metà del gettito, il 45,4%, arriva proprio da commercianti e piccole imprese artigiane che però rappresentano solo un terzo dei consumi. Lo sbilanciamento sta tutto qui. Il problema è che cambiare la dimensione delle fette diventa più difficile quando è l’intera torta che sta diventando più piccola. Nei primi sei mesi di quest’anno la richiesta complessiva di energia elettrica si è ridotta del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Magari siamo tutti più attenti e il risparmio resta sempre una virtù. Ma anche dal contatore della luce la ripresa non si vede proprio.
Lorenzo Salvia

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