« C’è un solo nome: Mogherini » La partita (senza fretta) di Renzi

Le assicurazioni di Merkel e Hollande: «Quel posto è dell’Italia»

Maria Teresa Meli, Corriere della Sera redazione • 17/7/2014 • Copertina, Europa, Politica & Istituzioni • 1061 Viste

BRUXELLES — Matteo Renzi non cambia idea. «La politica estera ha un grande valore»: continua a ripetere il premier italiano per spiegare per quale ragione insiste per avere la ministra Mogherini al posto di Lady Pesc. «Non ci sono altri nomi oltre quello», ribadisce il presidente del Consiglio.
Non è tipo da mollare l’osso, Renzi, e infatti si dice disposto ad accettare l’eventuale slittamento di tutto il pacchetto delle nomine a fine agosto, proposto dalla Germania, solo dopo aver avuto due colloqui chiave prevertice. Uno con Angela Merkel: la cancelliera tedesca torna a rassicurarlo sul fatto che quel ruolo spetta a un esponente del Pse. Il secondo colloquio è con François Hollande. Il presidente francese conferma il patto stipulato tra i socialisti europei: quel posto è dell’Italia.
«Bene — è a questo punto la riflessione di Renzi — perché gli accordi vanno rispettati, come va rispettata l’Italia, che è uno dei Paesi fondatori dell’Unione, e il Partito democratico che alle elezioni europee ha preso il 40,8 per cento». Quindi: «C’è solo Mogherini».
Esclusivamente a questa condizione il premier italiano può accontentarsi di tornare in Italia senza avere già la nomina di Lady Pesc in tasca: «Una volta che mi hanno garantito l’Alta rappresentante, perché dovrei impuntarmi sui tempi?».
Non mira a un «piano B», Matteo Renzi. Capisce che Merkel preferisce fare il pacchetto delle nomine tutto insieme, ma questo non significa che lui abbia intenzione di cambiare opinione. Quello dell’Alto rappresentante, «utilizzato bene», è un ruolo chiave e il presidente del Consiglio non è disposto a rinunciarci: «Il nome dell’Italia lo sceglie il governo italiano». E ancora: «Io non faccio il lobbista del nostro Paese, sono un europeista convinto, ma voglio rispetto».
Renzi è conscio del fatto che si sta giocando molto: «So che molti stanno lì pronti a giudicarmi e considerano questo un banco di prova importante». Però è una partita su cui è disposto a buttarsi a capofitto. Anche se è chiaro che di qui alla fine d’agosto tante cose potrebbero accadere e molte situazioni cambiare.
Per Renzi, comunque, non esistono altri nomi oltre quello di Federica Mogherini, anche se dall’Italia alcuni esponenti del suo stesso partito, il Pd, la danno per bruciata. Lo ribadisce anche ai suoi, riferendosi all’ipotesi di un ritorno in campo di Massimo D’Alema in quel ruolo. È una voce che ha ripreso a circolare da una manciata di giorni a Bruxelles. Nome degnissimo, per carità, quello di D’Alema, secondo il presidente del Consiglio, ma lui non lo ha mai fatto nelle sue trattative europee di questo periodo: «Credo che sia ripreso a circolare per giochi interni agli ex Ds», confida Renzi ai collaboratori.
Già, giochi. Quelli della politica italiana rimbalzano anche a Bruxelles. Per mettere in imbarazzo il governo, e, soprattutto, il presidente del Consiglio, dopo la riunione del Ppe, il forzista Antonio Tajani fa circolare la voce che il Partito popolare vorrebbe Enrico Letta alla guida del Consiglio europeo e che si attende solo l’ok di Matteo Renzi per procedere in questa direzione.
È un palese tentativo di mettere in difficoltà il premier, i cui rapporti con il predecessore, com’è noto, non sono propriamente idilliaci, visti i trascorsi, benché i due si siano incontrati qualche tempo fa.
L’indiscrezione su Enrico Letta rimbalza sugli organi di stampa. E arriva, inevitabilmente, anche alle orecchie di Renzi. Il quale è letteralmente basito. Perché a lui, spiega ai suoi, quell’ipotesi e quella proposta non gli sono mai state avanzate. Di più. Ieri sera quando è arrivato tardi — apposta — sul limitare del vertice, proprio per evitare altre riunioni e, quindi, la possibilità di rimettere in discussione tutte le nomine, ha avuto un breve colloquio con Herman Van Rompuy, che non gli ha fatto il nome di Letta, né gli ha detto che quella sarebbe la soluzione che non dispiacerebbe al Ppe. E, assicurano gli uomini dello staff del presidente del Consiglio, nemmeno Angela Merkel, che un certo peso nel Partito popolare europeo ce l’ha, ha accennato all’eventuale candidatura di Letta alla presidenza del Consiglio nel suo colloquio di ieri con il premier. Del resto, Renzi e la Cancelliera si sentono spesso e il premier ha confidato più volte ai suoi collaboratori di non aver mai sentito Merkel proporgli il nome dell’ex premier. Un’ipotesi che non gli è prospettata nemmeno da Hollande nel colloquio che ha preceduto il vertice.
Maria Teresa Meli

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