Gaza, Israele prepara l’invasione di terra

Si intensificano i raid aerei: morti almeno 50 palestinesi. Razzi su Haifa e Dimona

redazione • 10/7/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1508 Viste

GERUSALEMME — Sulla mappa militare disegna strategie che potrebbero portare a un’invasione della Striscia di Gaza con le truppe di terra. Sulla scacchiera politica accenna mosse che sembrano preparare una frenata all’offensiva. Le parole di Benjamin Netanyahu restano bellicose: «L’operazione sarà estesa e proseguirà fino a quando i missili verso le nostre città non cesseranno e la calma ritornerà». Allo stesso tempo il premier avrebbe contattato i leader dei partiti all’opposizione — gli ultraortodossi dello Shas e i laburisti — per proporre di formare un governo di unità nazionale: anche se la destra dovesse opporsi al cessate il fuoco, non perderebbe la maggioranza.
I bombardamenti sono andati avanti. Ieri l’aviazione israeliana ha effettuato 160 raid, da martedì ha centrato 550 obiettivi tra cui la casa di un comandante che nel 2006 aveva partecipato al rapimento del caporale Gilad Shalit. Le sortite non hanno fermato i miliziani di Hamas e della Jihad islamica: oltre 70 missili sparati, le sirene sono risuonate di nuovo attorno a Tel Aviv e più a nord verso la città di Haifa, proiettili sono stati segnalati a quasi a 140 chilometri dalla Striscia. È stata bersagliata anche la zona di Dimona, dove si trova il reattore nucleare.
«Se non la smettono, prima o poi dovremo dare il via all’intervento via terra», avverte il presidente uscente Shimon Peres. «Potrebbe anche succedere presto», dice in un’intervista all’emittente Cnn . Sembra passato molto più di un mese da quando ha pregato per la pace assieme ad Abu Mazen sotto lo sguardo di papa Francesco. Adesso il leader palestinese dalla Muqata: «È in atto un genocidio, la guerra non è contro Hamas, è contro tutto il nostro popolo».
Nella Striscia i morti sono oltre 50, i feriti 450, gli ospedali stanno già finendo le scorte. Nel bombardamento della casa di Hafez Hammad, un capo della Jihad, sono morti anche cinque membri della sua famiglia, tra loro due donne e un adolescente. «La situazione era tranquilla fino a quando Netanyahu non ha commesso ogni tipo di terrorismo», proclama Khaled Meshaal, leader di Hamas, dal Qatar. «Ha combattuto la riconciliazione palestinese, ha voltato le spalle al mondo».
Gli estremisti hanno provato nella notte a sorprendere ancora le truppe israeliane. Due uomini rana sono arrivati dal mare, come era accaduto ieri, e hanno cercato di infiltrarsi nel kibbutz di Zikim. Sono stati intercettati dai soldati e uccisi.
Abu Mazen è in contatto con l’emiro del Qatar per cercare di negoziare un cessate il fuoco. La tregua stabilita dopo gli otto giorni di guerra del 2012 era stata mediata dall’Egitto. Allora al potere c’erano i Fratelli Musulmani e il presidente Mohammed Morsi aveva voluto fornire ad Hamas una via d’uscita. Adesso dal Cairo fanno capire che le trattative non sono neppure cominciate, nessuno ascolta: anche perché il neo-presidente Abdel Fatah al-Sissi vuole vedere ridimensionata la forza dei fondamentalisti che accusa di portare caos nel Sinai. Gli egiziani hanno per ora risposto no agli appelli da Gaza: i palestinesi chiedevano di aprire il valico di Rafah, le guardie di frontiera non hanno lasciato passare neppure le ambulanze con i feriti più gravi.
Il quotidiano Haaretz fa notare che questa volta sembra mancare una potenza internazionale — l’Egitto o gli Stati Uniti — in grado di spingere le parti a fermare le ostilità. John Kerry, il segretario di Stato americano, ha parlato al telefono con Netanyahu ma il dialogo si porta dietro gli strascichi dei nove mesi di negoziati falliti.

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