Gaza, strage di bambini otto morti al parco giochi nel giorno della festa Razzi su Israele, 4 vittime

Gaza, strage di bambini otto morti al parco giochi nel giorno della festa Razzi su Israele, 4 vittime

GAZA. NON hanno avuto nemmeno il tempo di avere paura, la morte li ha presi in un piccolo parco giochi alle porte del miserabile campo profughi di Shati, alla periferia nord di Gaza City. Giocavano, inconsapevoli dei rischi di una guerra dove nessuno e nessun posto è più sicuro, nemmeno un parco giochi. Orgogliosi delle scarpe nuove e della maglietta ricevuta come dono per l’Eid Al Fitr, piccoli doni sono la tradizione di questa festa, i bambini giocavano non lontano dalle loro case. Adesso stampate sul macadam restano solo le impronte del loro sangue, le due altalene accartocciate, le bustine di patatine fritte e di marshmallow, resti di vestiti e stracci. Dieci i morti di questa strage, otto bambini e due adulti che guardavano i loro figli giocare felici, un attimo di svago da una tragedia umana che stringe il petto. Queste dieci vittime allungano il bilancio ogni ora più drammatico di questa guerra di Gaza, che tocca i 1200 morti. La disperata corsa di auto e ambulanze verso il vicino
Shifa Hospital per molti è stata vana, gli otto ragazzini sono tutti morti sul colpo, trafitti dalle schegge della bomba che si è schiantata perforando corpi, sfigurando volti e tranciando arti come una falce impazzita.
Il piccolo spiazzo dove arrivano i feriti all’ospedale Al Shifa è stato invaso in pochi attimi di auto private e ambulanze della Mezzaluna Rossa, con le guardie di sicurezza che facevano fatica a tenere indietro curiosi, giornalisti e parenti che uscivano dopo aver visitato un congiunto ricoverato, in un caos indescrivibile perché solo pochi minuti prima era arrivato un colpo di mortaio in uno dei cortili dell’ospedale, seminando panico, terrore e altro sangue. Oltre quaranta i feriti del parco giochi trasferiti in questa struttura, che alla terza settimana di guerra sembra ogni momento sull’orlo del collasso. Venti bambini e i loro genitori hanno di colpo invaso il triage, le sei sale operatorie e il corridoio dell’accettazione, dove su materassini stesi in terra senza lenzuola, medici e paramedici tamponano le emorragie e cominciano suturare i feriti meno gravi, stabiliscono le priorità per operare i più gravi.
Con il ritmo con cui si muore a Gaza nella morgue non c’è più posto, i frigoriferi di acciaio sono pieni di corpi che nessun parente è ancora venuto a riconoscere, forse morti anche loro e ancora sepolti sotto le macerie. I piccoli corpicini sono stati così avvolti frettolosamente nel sudario bianco e sotto le bombe che continuavano a cadere ovunque, è iniziato un mesto corteo verso il cimitero Sheikh Radwan, l’unico dove c’è ancora posto in città perché è stato requisito un terreno confinante dove i necrofori ogni giorno continuano a scavare tombe nella sabbia.
La strage dei bambini nel giorno dell’Eid — che doveva essere un giorno di “tregua umanitaria”
ma ci sono stati 17 morti e 70 feriti — non ha ancora un responsabile certo. Hamas e la gente di Gaza accusa l’esercito israeliano. «È stato un missile di un drone», dicono anche i parenti delle piccole vittime e la loro versione è confortata da decine di testimonianze. Nega la responsabilità l’Idf che in un comunicato sostiene che sono stati «due razzi di Hamas andati fuori bersaglio» a colpire il parco
giochi e l’ospedale Al Shifa. Nemmeno di questa strage di innocenti sapremo mai il vero responsabile. Mentre è certamente di Hamas un razzo che ieri pomeriggio ha colpito Eshkol dove sono rimasti uccisi quattro militari israeliani e altri sono rimasti feriti. Morti che hanno spinto il premier israeliano Benjamin Netanyahu a ordinare una nuova escalation delle operazioni a terra («prepariamoci a una lunga campagna»). Gli abitanti di ciò che resta di Shejaya, di Zeitun e Izbat Abed Rabbo — tutte zone a ridosso del centro di Gaza City — hanno ricevuto l’avviso dell’Idf che intima di abbandonare immediatamente le loro case se vogliono salvare la loro vita. Una comunicazione inequivocabile, quando leggerete queste righe anche questi rioni saranno ridotti a un cumulo di macerie.
La notte buia di Gaza ieri sera era già illuminata dal vermiglio delle esplosioni la cui eco fa tremare i vetri a chilometri di distanza, dai bengala che illuminano una città-fantasma. Le notizie che arrivano dal sud della Striscia parlano di bombardamenti e scontri a terra a Khan Younis e a Khuzaa dove da due giorni i soccorsi non riescono a entrare per i combattimenti e il fuoco dei tank. In questo settore di Gaza ieri un commando di miliziani è uscito da un tunnel e ha attaccato i soldati israeliani poco distanti ferendone gravemente due prima di essere uccisi. Nove in totale i militari caduti ieri.
La festa del Fitr, che segna la fine del Ramadan avrebbe dovuto essere un giorno di gioia e festa per tutti, ma a Gaza domina il lutto. Lasciando il cimitero di Sheikh Redwan mentre tramonta il sole di una giornata tragica, tre ombre si allungano su un tumulo di sabbia ocra scavato di fresco. Sono quelle di Ahed Shmali e di due dei suoi otto figli. Ahed è in ginocchio, accarezza dolcemente la sabbia che copre il corpo del figlio, piange e mormora qualcosa. Suo figlio Abed aveva 16 anni ed è morto giovedì scorso quando, mentre stava tornando a casa, un colpo di cannone ha mietuto le sue vittime lungo la Mansoura Street a Shajaya, un sobborgo a est di Gaza City raso al suolo dagli attacchi aerei e dai tank dell’esercito israeliano, perché considerato una roccaforte Hamas. «Era solo un bambino. Aveva terminato da poco la scuola e aveva iniziato a lavorare come apprendista in un salone di parrucchiere» racconta il padre Ahed con gli altri due ragazzi silenziosi al suo fianco.
Tutti hanno la stessa faccia stravolta dal dolore e da tre settimane di guerra. In un successivo bombardamento anche la loro casa di famiglia è stata distrutta, ma per fortuna era stata abbandonata solo un paio d’ore prima. «Il Ramadan dovrebbe essere un mese di santità, un mese dedicato al Corano. Non un mese di battaglie», dice ancora Ahed mentre le lacrime scorrono su un viso talmente cotto dal sole da sembrare di cuoio. Sistema al meglio un mazzetto di ortensie bianche e rosa sul tumulo di sabbia, fiori che già domani il sole avrà bruciato al punto da renderli un pulviscolo impalpabile. Come è la vita a Gaza, impalpabile.



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