Mediatrade e diritti tv gonfiati assolti ma anche prescritti Berlusconi jr e Confalonieri

Per la Procura conti truccati oltre il 2008, per i giudici no Ghedini: “Pure l’ex premier doveva essere scagionato”

Emilio Randacio, la Repubblica redazione • 9/7/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 1191 Viste

MILANO . Il «giochetto» dei diritti televisivi gonfiati, a Mediaset, si è interrotto nel 2005. In quell’anno, il «sistema Agrama » è saltato. A stabilirlo sono i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, che hanno assolto Pier Silvio Berlusconi dall’accusa di frode fiscale (per il 2005 è invece intervenuta la prescrizione). E la stessa sorte è toccata agli altri 9 imputati del processo Mediatrade, compreso il numero uno del gruppo, Fedele Confalonieri. Al collegio presieduto da Teresa Ferrari da Passano (giudici a latere Nicoletta Marchegiani e Giulia Cucciniello), ci sono voluti ben cinque giorni di camera di consiglio per raggiungere il verdetto. L’impostazione dei pm, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, si fondava sul presupposto che ha portato alla condanna in via definitiva di Silvio Berlusconi.
I 4 anni confermati il primo agosto scorso dalla Cassazione, infatti, hanno stabilito che Mediaset, attraverso una triangolazione con le major statunitensi titolari dei diritti televisivi, gonfiavano i costi attraverso una fittizia mediazione del manager egiziano Frank Agrama. In questa maniera sarebbero stati oltre duecento i milioni di dollari depositati esentasse su conti riconducibili in gran parte a Silvio Berlusconi. Il meccanismo, secondo il canovaccio della procura, sarebbe proseguito oltre il 2008, con il nuovo management . E su questo punto, leggendo il dispositivo della sentenza, la Corte ha invece dato ragione alle difese.
Pier Silvio Berlusconi — difeso dai legali Ghedini e Dinacci — , in aula si era difeso sostenendo di non aver mai trattato con Agrama e di non avere, quindi, assecondato la creazione di fondi neri. Il presidente Mediaset, Confalonieri — avvocati Lanzi e Virga — , è stato ritenuto colpevole della frode fino al 2005, ma il reato è prescritto, mentre per gli anni successivi è stato assolto nel merito. E la prescrizione per appropriazione indebita ha raggiunto anche Agrama (avvocato Pisano), gli ex manager Fininvest Daniele Lorenzano (Maris), Daniela Ballabio (Diodà e Torresin), e Giorgio Del Negro (Alecci). Stessa sorte toccata al produttore cinematografico Giovanni Stabilini (avvocati Di Noia e Pelanda), a due prestanome cinesi e al banchiere Paolo Del Bue. Questi ultimi quattro imputati erano accusati di concorso in riciclaggio. Per i primi tre il reato — ha stabilito la Corte — si è prescritto. Mentre per Del Bue l’assoluzione è motivata con «un difetto di giurisdizione». Al processo, Mediaset e Rti erano rappresentati dagli avvocati Lucia e Pino.
Anche se i magistrati non commentano il verdetto, appare scontato che ricorreranno appena verranno depositate le motivazioni. Mentre i legali degli imputati esultano. «È stata riconosciuta la totale estraneità di Pier Silvio Berlusconi», spiega Niccolò Ghedini, che ha aggiunto come «secondo noi sarebbe dovuto finire così anche il processo a Silvio Berlusconi». «I giudici — il punto di vista di Mediaset — sono arrivati a conclusioni ben meditate che coincidono con la posizione sempre sostenuta da Mediaset». Infine, una curiosità: con la conclusione del processo di ieri, in attesa che si definisca il processo d’appello per il Rubygate, alla procura non ci sono più procedimenti pendenti a carico di Berlusconi o di suoi familiari.

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