Morti per amianto all’Alfa, 6 manager a processo

Il processo ai manager Fiat e Alfa riguarda l’esposizione senza adeguate misure di sicurezza alle fibre di amianto negli anni 80-inizio anni 90 nello stabilimento milanese di Arese

Luigi Ferrarella, Corriere della Sera redazione • 24/7/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Carcere & Giustizia, Copertina, Salute & Sicurezza sul lavoro • 1301 Viste

MILANO — Gli ex amministratore delegato ed ex presidente di Fiat Auto, Paolo Cantarella (oggi consigliere di amministrazione di Finmeccanica) e Giorgio Garuzzo, insieme ad altri quattro ex manager dell’Alfa Romeo sono stati rinviati a giudizio dal giudice milanese dell’udienza preliminare Simone Luerti per l’ipotesi di reato di omicidio colposo di quindici lavoratori morti dopo il 2003 per forme tumorali collegate, secondo l’ipotesi del pm Maurizio Ascione, all’esposizione senza adeguate misure di sicurezza alle fibre di amianto negli anni 80-inizio anni 90 nello stabilimento milanese di Arese.
Per la morte di altri cinque operai, risalenti a prima del 2003, il giudice ha invece dovuto dichiarare il non luogo a procedere per una tanto crudele quanto inesorabile ragione giuridica, e cioè l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
Il processo, come sempre in questo genere di inchieste, avrà come imputati i dirigenti apicali che all’epoca delle ipotizzate esposizioni degli operai all’amianto ricoprivano ruoli di cosiddetta garanzia, che li espongono perciò ora alle contestazioni penali. Ecco perché il giudice, oltre a disporre il processo per gli ex vertici di Fiat Auto Cantarella e Garuzzo, ha rinviato a giudizio il 5 novembre davanti alla nona sezione penale del Tribunale anche gli ex amministratori delegati di Alfa Romeo, Corrado Innocenti e Vincenzo Moro, e gli ex presidente e amministratore delegato di Lancia Industriale Spa, Piero Fusaro e Giovanni Battista Razelli.
L’ex presidente di Alfa Lancia Spa, Luigi Francione, è stato invece prosciolto per non aver in concreto assunto posizione di vertice a causa della breve durata della sua carica.
Tra le parti civili che si costituiranno nel dibattimento figurano non soltanto i familiari degli operai morti ma anche la Regione Lombardia, l’Inail e l’Asl Milano1, mentre Medicina Democratica è stata esclusa, e i sindacati Fiom-Cgil, Slai-Cobas e Flmu-Cub e il Comune di Arese sono stati sì ammessi come parti civili ma solo per la liquidazione del danno di immagine.
Le difese intendono dimostrare nel processo che gli ex manager di Fiat Auto e di Alfa Romeo non possono essere ritenuti direttamente responsabili delle misure di sicurezza che vigevano nello stabilimento di Arese, e inoltre tenteranno di documentare che non sarebbe in questo caso dimostrata la correlazione tra l’esposizione all’amianto in fabbrica e i mesoteliomi che hanno poi colpito e ucciso i lavoratori.
«Questo rinvio a giudizio — commenta il procuratore aggiunto milanese Nicola Cerrato, coordinatore del pool che si occupa anche delle malattie professionali — si colloca in una linea di rigore che, in relazione alle malattie contratte sui luoghi di lavoro, si è affermata negli ultimi anni a Milano, ad esempio già negli analoghi processi per amianto in corso agli allora dirigenti della Franco Tosi, della Breda-Ansaldo, e della Pirelli. Grazie a questo rigore e all’incremento dei controlli da parte di Asl e della polizia locale in stretta sinergia con la Procura — aggiunge Cerrato —, abbiamo inoltre visto diminuire gli infortuni mortali sul lavoro, che sono passati dai 30 del 2006 ai 7 dell’anno scorso, due dei quali nei cantieri per Expo».
Luigi Ferrarella

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