Obama chiama Netanyahu: « Cessate il fuoco immediato »

A Gaza tregua a intermittenza, ancora razzi e raid

redazione • 28/7/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 750 Viste

GAZA — La corsa al mercato per comprare le scarpe e i vestiti nuovi ai bambini. Tra l’annuncio di Hamas che rifiuta la tregua umanitaria offerta dagli israeliani e gli israeliani che rifiutano la tregua umanitaria offerta dopo qualche ora da Hamas. I palestinesi a Gaza sperano ancora di poter celebrare Eid al Fitr, la festa che chiude stasera il mese sacro di Ramadan. Escono al mattino, quando sembra che i combattimenti stiano rallentando, si chiudono negli appartamenti appena l’aviazione e l’artiglieria ricominciano a martellare la Striscia per rispondere ai lanci di razzi verso le città israeliane.
Il piano per il cessate il fuoco studiato da John Kerry sembra aver scontentato tutti. Il quotidiano israeliano Haaretz ne pubblica una bozza che mostrerebbe quanto il segretario di Stato Usa abbia cercato di rispondere alle richieste di Hamas. O almeno così sostengono nel governo di Benjamin Netanyahu anche i ministri moderati come Tzipi Livni: «Era inaccettabile e avrebbe rafforzato gli estremisti nella regione». Ieri notte il presidente americano Barack Obama ha chiamato il premier israeliano: il cessate il fuoco è «un imperativo strategico e umanitario immediato» e va attuato «senza condizioni per arrivare a una cessazione definitiva delle ostilità che assicuri il disarmo dei terroristi e la demilitarizzazione di Gaza», ha detto Obama.
Il presidente palestinese Abu Mazen sarebbe invece rimasto sorpreso dall’apertura Usa alla Turchia e al Qatar. «I punti più importanti erano già stati risolti – rivela una fonte al giornale Al Sharq Al Awsat di Londra – e Kerry ha pensato bene di parlare con nuovi Paesi, senza invitare a Parigi, noi e gli egiziani». Abu Mazen e gli israeliani sembrano essere d’accordo che l’unica proposta di intesa sul tavolo debba restare quella del Cairo. Che però non piace a Hamas.
Benjamin Netanyahu in alcune interviste accusa Hamas di essere inaffidabile: «Non sono in grado di rispettare neppure le tregue che offrono loro stessi». Ripete la condizione fondamentale per fermare il conflitto: la Striscia deve essere smilitarizzata. Proprio questo punto sarebbe mancato dal piano elaborato da Kerry, anche se Obama ne ha poi parlato. «Possiamo perdere la battaglia delle pubbliche relazioni internazionali – dice il primo ministro israeliano – non quella per la sicurezza del nostro Paese. Noi diciamo ai civili di evacuare le zone di guerra, Hamas ordina loro di restare. Sono pronti a sacrificare il popolo». Gli israeliani annunciano di aver ucciso in un raid il comandante di Hamas responsabile dei nuovi armamenti come i droni che sono stati inviati lungo la costa. L’esercito ha diffuso i risultati dell’inchiesta che ha indagato sul proiettile che ha centrato il cortile di una scuola dell’Onu a Beit Hanoun, dove si erano rifugiati gli abitanti in fuga dai villaggi, uccidendo 17 persone: il colpo è stato sparato dai soldati per rispondere al fuoco dei miliziani ma, sostengono i portavoce, mentre il cortile era vuoto. In questi 19 giorni di guerra i morti palestinesi sono 1.031, la maggior parte civili. I soldati caduti sono 43 e tre i civili uccisi dai razzi in Israele.

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