Raid e tank al confine, l’escalation di Israele

Sono 88 i morti palestinesi. Gli Usa: no all’invasione. Obama chiama Netanyahu

Davide Frattini, Corriere della Sera redazione • 11/7/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 2199 Viste

GERUSALEMME — Le sirene di Sderot sono risuonate al palazzo delle Nazioni Unite. Ron Prosor, ambasciatore israeliano, ha voluto far sentire all’assemblea il segnale che ieri ha sovrastato le città israeliane. Hamas e la Jihad islamica hanno indirizzato i loro missili verso Gerusalemme, Tel Aviv, tutte le aree a Sud. Una raffica verso Beer Sheba, che è considerata la capitale del deserto del Negev, ha messo in difficoltà il sistema Iron Dome: una casa è stata centrata, la famiglia è stata protetta dalla camera-rifugio. In totale sono caduti su Israele 140 proiettili.
L’aviazione ha intensificato i raid sulla Striscia di Gaza, 500 obiettivi in un giorno: i morti sono quasi 90. «L’operazione va avanti, attaccheremo con maggiore forza. Non sto parlando con nessuno di tregua in questo momento», dichiara Benjamin Netanyahu dopo sei ore di consiglio di sicurezza a Tel Aviv. Il premier e gli altri ministri sono dovuti correre dentro ai bunker quando le sirene sono risuonate sulla città.
Dei quarantamila riservisti messi in preallarme ne sono stati mobilitati la metà, due sono rimasti leggermente feriti da un colpo di mortaio. «L’offensiva di terra deve essere l’ultima opzione», spiega Peter Lerner, portavoce dell’esercito. Gli americani vogliono evitare un’incursione con le truppe, ripetono che Israele ha diritto all’autodifesa: «Per questo deve esserci un graduale ritorno alla calma», commenta Jen Psaki dal Dipartimento di Stato. Quel che intende lo spiega meglio Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che definisce «intollerabile l’uso eccessivo della forza» da parte di Israele: «L’unico modo per scongiurare l’invasione è che Hamas fermi i lanci di missili».
Lo Stato Maggiore israeliano procede come se l’operazione fosse imminente. Ieri pomeriggio le famiglie palestinesi che vivono nel nord della Striscia, da dove i carrarmati potrebbero entrare, sono state avvertite di lasciare le case. «Non distruggerete Hamas come entità politica», dice Tony Blair, ex premier britannico e inviato del Quartetto in Medio Oriente, in un’intervista al sito Ynet . «Può accadere solo se viene data una via d’uscita alla popolazione di Gaza, qualche speranza per il futuro».
In realtà il governo israeliano non ha posto tra i suoi obiettivi la caduta del movimento fondamentalista. Gli analisti dei servizi segreti avvertono che il vuoto di potere in futuro potrebbe essere peggio del presente con Hamas: il controllo verrebbe preso da gruppi ancora più estremisti. Anche perché i leader palestinesi nella Striscia sembrano essere entrati in questo conflitto più per disperazione che per calcolo. Ieri sono riusciti a convincere l’Egitto ad aprire il valico di Rafah alle ambulanze con i feriti più gravi. Tra le richieste per un possibile cessate il fuoco ci sarebbe proprio quella di ottenere dal Cairo che i cancelli restino aperti.
Davide Frattini

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This