È razzismo il diritto alla rappresaglia dell’occupante israeliano

Senza un inter­vento inter­na­zio­nale che fac­cia pagare il prezzo al governo israeliano per le con­ti­nue vio­la­zioni della lega­lità inter­na­zio­nale, dei diritti umani e per i cri­mini di guerra, non ci sarà nes­suna pace ma solo la lenta can­cel­la­zione e il dispos­ses­sa­mento del popolo pale­sti­nese in nome della Israele biblica: Eretz Israel. Siamo all’ennesima crisi, una dopo l’altra si sus­se­guono con il risul­tato di avere sem­pre più dolore, sem­pre meno terra per i pale­sti­nesi, sem­pre di più una società israe­liana malata di raz­zi­smo con un governo che mai è stato così for­te­mente nazio­na­li­sta e di destra, e che dovrebbe essere con­si­de­rato dalla comu­nità inter­na­zio­nale ille­gale, visto che una gran parte di par­la­men­tari e mini­stri sono coloni che, rubando la terra e l’acqua ai pale­sti­nesi, difesi dall’esercito e dalla poli­zia di fron­tiera israe­liana, vivono nei Ter­ri­tori occu­pati. E nella coa­li­zione di governo gui­data da Neta­nyahu con­cor­dano in una cosa: can­cel­lare l’altro, can­cel­lare l’arabo, il pale­sti­nese che deve andar­sene o accet­tare di essere schiavo sulla pro­pria terra.

Certo vi sono voci respon­sa­bili e giu­ste che si levano in Israele tra la stra­grande mag­gio­ranza della popo­la­zione che mente a se stessa e che rimuove la grande ingiu­sti­zia che è stata la Nakba e quella che con­ti­nua da 47 anni, l’occupazione dei ter­ri­tori pale­sti­nesi del 1967. Voci come quelle del gior­na­li­sta Gideon Levy, di Avra­ham Burg già pre­si­dente del Par­la­mento israeliano, dei gio­vani che rifiu­tano di ser­vire nell’esercito, di Nurit Peled, Pre­mio Sacha­rov del Par­la­mento Euro­peo, degli israe­liani che da anni par­te­ci­pano alle mani­fe­sta­zioni dei Comi­tati Popo­lari per la resi­stenza non­vio­lenta pale­sti­nese con­tro il Muro e la colo­niz­za­zione e tante altre voci che la comu­nità inter­na­zio­nale dovrebbe ascoltare.

Dal seque­stro dei tre gio­vani coloni e poi dal loro tra­gico assas­si­nio, il governo d’Israele non ha cer­cato di col­pire i respon­sa­bili ma ha punito col­let­ti­va­mente una popo­la­zione intera, più di 500 arre­sti, tra loro par­la­men­tari, case demo­lite, infra­strut­ture distrutte, col­piti cen­tri cul­tu­rali, uni­ver­sità, restri­zione della libertà di movi­mento. E sono stati uccisi donne uomini e bam­bini. I coloni hanno attac­cato vil­laggi, greggi, incen­diato alberi e col­ture così come hanno dato fuoco ad un gio­vane di 17 anni — pura ese­cu­zione da Klux Klux Kan — in migliaia hanno mar­ciato con il grido «morte all’arabo» inci­tati da pii rab­bini. Neta­nyahu ha accu­sato Hamas senza che vi fosse la loro riven­di­ca­zione del seque­stro dei gio­vani coloni. In realtà Hamas è il para­vento per col­pire l’intera popo­la­zione pale­sti­nese e la sua lea­der­ship, nel momento in cui fati­co­sa­mente era stata tro­vata l’unità nazio­nale. Se solo voles­sero nego­ziato e pace la lea­der­ship israe­liana dovrebbe gioire della ritro­vata unità pale­sti­nese visto che è avve­nuta sulla base dell’accettazione da parte di Hamas dello Stato Pale­sti­nese sui ter­ri­tori occu­pati (da Israele) nel 1967. Ma come dice Gideon Levy, Israele non vuole la pace, non vuole porre ter­mine al con­flitto: spera, com’è acca­duto negli Stati uniti, nelle riserve dei nativi d’America, per que­sto con­ti­nua a costruire muri, a chiu­dere i pale­sti­nesi nei ghetti a rin­chiu­dersi in ghetti. Sì, per­ché, come scri­veva Avra­ham Burg, la lea­der­ship e la mag­gio­ranza degli israe­liani non ha saputo scon­fig­gere Hitler den­tro di sé. Così oggi Gaza è di nuovo sotto le bombe, e i pale­sti­nesi non pos­sono nep­pure fug­gire, chiusi dal cielo, dalla terra e dal mare, ter­ro­riz­zati, i bam­bini trau­ma­tiz­zati. Amcora vit­time, ancora senza giustizia.

La strada per la pace passa attra­verso l’imposizione ad Israele di fer­mare le rap­pre­sa­glie, certo fer­mando anche i razzi di Hamas sulle città israe­liane che per for­tuna non hanno fatto vit­time. Men­tre a Gaza, le vit­time sono ormai quasi cento, in gran parte fami­glie con bam­bini, con la distru­zione dei ser­vizi. Il campo pro­fu­ghi di Shati, 70.000 per­sone, è rima­sto senz’acqua, le fogne sono state col­pite in diversi quar­tieri e campi profughi.

L’Anp ha chie­sto una riu­nione d’urgenza del Con­si­glio di Sicu­rezza dell’Onu e che ogni governo parte con­traente della Con­ven­zione di Gine­vra adem­pia all’obbligo poli­tico, morale e legale di pro­teg­gere la popo­la­zione pale­sti­nese dall’aggressione israe­liana. Mat­teo Renzi e il par­la­mento ita­liano che aspettano?

* Asso­pa­ce­Pa­le­stina



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