Primo sì dell’Europa all’Italia L’Ecofin: più crescita e occupazione

Primo sì dell’Europa all’Italia L’Ecofin: più crescita e occupazione

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BRUXELLES – Il responsabile dell’Economia Pier Carlo Padoan, esordendo come presidente di turno dell’Ecofin dei 28 ministri finanziari nel semestre a guida italiana, ha ottenuto una prima approvazione generica del suo programma orientato a rilanciare la crescita e l’occupazione. Punta principalmente su riforme e investimenti pubblici consentiti dalla flessibilità di spesa già prevista dai vincoli Ue sui bilanci nazionali.

L’Ecofin a Bruxelles ha appoggiato gli «obiettivi della presidenza italiana di stimolare la crescita e i posti di lavoro». Ma resta tutta da definire la flessibilità limitata all’interno delle attuali regole Ue. I Paesi più espansivi, guidati da Italia e Francia, restano distanti dalla Germania e da altri Stati del Nord, che chiedono il rispetto di tutte le regole del patto di Stabilità e crescita. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, rispondendo alla sollecitazione di Padoan per «incentivi» in grado di compensare le conseguenze sociali provocate da alcune riforme strutturali, ha precisato che queste «non devono essere una scusa o una alternativa al consolidamento di bilancio». Il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, si è espresso sulla stessa linea. La trattativa continuerà nell’Eurogruppo/Ecofin informale in programma il 12 e 13 settembre alla vecchia Fiera di Milano.
La maggiore flessibilità richiesta dal premier Matteo Renzi al Digital Venice — non considerando tra le spese gli investimenti pubblici nel digitale — ha creato imbarazzo dopo la laboriosa scelta delle parole nel comunicato finale dei ministri con l’approvazione del piano italiano. Il vicepresidente della Commissione europea Siim Kallas ha escluso che si possano fare distinzioni tra «spese buone o cattive». Padoan ha cercato di recuperare affermando di non essere stato informato della richiesta di Renzi. Ha poi ribadito l’impegno a utilizzare solo la flessibilità prevista dalle regole attuali e la totale sintonia con Schäuble «sul fatto che riforme e consolidamento sono due facce della stessa medaglia». Un polemico «non fa parte del governo tedesco» lo ha riservato al presidente della Bundesbank Jens Wiedmann, che aveva criticato le aspettative di Renzi sulla flessibilità. La principale «preoccupazione» di Padoan resta la ripresa lenta dopo la grande crisi ancora non superata. Un indicatore negativo è apparsa la Borsa di Milano, che ieri ha chiuso a – 2,69% (Ftse Mib) risultando la peggiore tra le principali europee (tutte in negativo). «La crescita nell’Ue va perseguita con tutti gli strumenti possibili all’interno del sistema esistente», ha detto il ministro italiano.
Anche il candidato lussemburghese alla presidenza della Commissione Jean-Claude Juncker, negli incontri con i gruppi politici per avere l’approvazione dell’Europarlamento il 15 luglio prossimo a Strasburgo, ha limitato la flessibilità alle attuali regole. Nel confronto con gli eurosocialisti di S & D, che possono bocciarlo con i loro 119 voti, sembra aver accolto il «no» all’ex premier finlandese e «falco» filo-Berlino, Jyrki Katainen, come suo commissario per gli Affari economici e controllore dei bilanci nazionali. In alternativa accetterebbe un S & D come l’ex ministro francese Pierre Moscovici o Dijsselbloem. Riserve su Juncker restano però in vari settori socialisti. E nell’incontro con gli euroliberali avrebbe poi fatto intuire che la scelta del commissario è aperta.
Ivo Caizzi



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