Sindacato, l’importanza della formazione

Nel complesso mercato di oggi è fondamentale puntare non solo su vertenze e contrattazione, ma anche sull’aggiornamento continuo dei lavoratori. Sia occupati che inoccupati

Roberto Romano, il manifesto redazione • 20/7/2014 • Copertina, Sindacato • 571 Viste

L’instabilità del sistema eco­no­mico e l’evoluzione del sistema pro­dut­tivo recente sol­le­vano una que­stione ine­dita: come e chi rap­pre­senta il lavoro occu­pato e inoc­cu­pato. L’attenzione delle strut­ture sin­da­cali (recente) verso la for­ma­zione dei lavo­ra­tori occu­pati e dei gio­vani inoc­cu­pati dà conto di un cam­bia­mento delle policy sindacali.

Il sindacato accom­pa­gna i pro­pri iscritti, come i non iscritti (lavo­ra­tori non occu­pati) verso un pro­cesso d’apprendimento che dovrebbe garan­tire (indi­vi­dual­mente) occu­pati e inoc­cu­pati. L’offerta di lavoro non è solo un pro­blema di sala­rio, tempo e con­trat­ta­zione. L’offerta di lavoro, l’utilizzo della pro­pria forza lavoro da parte di terzi, diventa offerta di lavoro qua­li­fi­cata e auto­qua­li­fi­cante se oppor­tu­na­mente sostenuta.

Tanto più l’individuo è for­mato, tanto più farà valere il pro­prio sapere. Se la domanda di lavoro è deter­mi­nata dal mer­cato, il sin­da­cato raf­forza e pro­muove il sapere del sog­getto debole del mer­cato, garan­ten­dolo dalle incur­sioni delle imprese. Que­sto è il prin­ci­pale lascito delle isti­tu­zioni sin­da­cali (neoclassiche).

La dif­fe­renza dagli anni ‘60 e ’70 è para­dig­ma­tica. Il sindacato era un’istituzione capace di tenere in ten­sione la domanda effet­tiva agendo sul senso e l’orizzonte della società. In-consapevolmente curava il lavoro senza dimen­ti­carsi del capi­tale. Quando il capi­tale non com­pren­deva le ragioni della domanda effet­tiva, il sindacato modi­fi­cava il regime d’accumulazione.

La riven­di­ca­zione della gior­nata lavo­ra­tiva di 8 ore è stata un insieme di pro­gramma poli­tico, sociale ed eco­no­mico. Quella riven­di­ca­zione è stata l’istituzione capace di rimet­tere in ten­sione la domanda, pre­fi­gu­rando delle norme capaci di rige­ne­rare il lavoro, il capi­tale e lo stato sociale. Con le 8 ore il sin­da­cato redi­stri­buiva tempo, garan­tiva un certo tasso di occu­pa­zione e una domanda di con­sumo coe­rente con la nuova pro­du­zione, oltre a qua­li­fi­care lo svi­luppo come tempo pro­dut­tivo e tempo ri-produttivo.

Non dob­biamo dimen­ti­care che l’impresa, per defi­ni­zione, tenta di allar­gare la for­bice tra ricavi e costi, ma quello che vale per la sin­gola impresa non vale per l’economia. Se tutte le imprese ridu­ces­sero il costo del lavoro non ci sarebbe accu­mu­la­zione. Alla fine il sindacato si era dimo­strato più maturo dell’impresa per­ché in-volontariamente ali­men­tava la dina­mica di strut­tura (sviluppo).

L’uscita da que­sta crisi passa da una nuova capa­cità macroe­co­no­mica del sindacato, aggior­nando il lascito della rivo­lu­zione neo­clas­sica della for­ma­zione, senza tra­scu­rare le fon­da­menta macroe­co­no­mi­che della microe­co­no­mia (Paolo Leon). Una sfida ine­dita che dovrebbe tro­vare una rispo­sta coe­rente nel sindacato con­fe­de­rale, soprat­tutto se con­si­de­riamo che l’attenzione del sin­da­cato verso gli inoc­cu­pati ha inde­bo­lito il sindacato, cioè la capa­cità di pro­muo­vere i neces­sari cam­bia­menti sociali ed eco­no­mici che gui­dano lo sviluppo.

Il diritto con­corre al governo della dina­mica di strut­tura: è il requi­sito indi­spen­sa­bile per far cam­mi­nare cor­ret­ta­mente il piano di pro­te­zione sociale. Nor­berto Bob­bio soste­neva che il diritto è pro­por­zio­nale alla con­sa­pe­vo­lezza dei cit­ta­dini. Il diritto del lavoro si è svi­lup­pato tanto più si per­ce­piva il mer­cato come ina­de­guato per rego­lare i feno­meni sociali. La libe­ra­liz­za­zione del mer­cato ha modi­fi­cato il rap­porto tra Stato, lavoro e pro­fitto; nei paesi a capi­ta­li­smo avan­zato sono dimi­nuiti i diritti del lavoro dipen­dente, men­tre nei paesi emer­genti si regi­stra un miglioramento.

Le nuove isti­tu­zioni del capi­tale devono rian­no­dare il tema del diritto e della domanda effet­tiva. Una sfida ine­dita e fon­da­men­tale per il lavoro e la sua rap­pre­sen­tanza. Diver­sa­mente il diritto nega­tivo, quello delle libertà indi­vi­duali, pren­de­rebbe il soprav­vento. Per que­sto la rap­pre­sen­tanza sin­da­cale deve con­cor­rere al dise­gno delle nuove isti­tu­zioni del capitale.

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