Trovati i corpi dei tre ragazzi ebrei rapiti

Israele/Territori Occupati. Erano in una campagna nei pressi del villaggio di Halhul (Hebron). Ora si attendono le reazioni del governo Netanyahu che accusa dell’omicidio il movimento islamico Hamas

Michele Giorgio, il manifesto redazione • 1/7/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 2019 Viste

I corpi dei tre ragazzi ebrei Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naf­tali Fraen­kel, scom­parsi in Cisgior­da­nia il 12 giu­gno, sono stati ritro­vati ieri nei pressi del vil­lag­gio di Halhul (Hebron), in cam­pa­gna, con le mani legate, non sepolti e semi­na­sco­sti da cespu­gli. Sono stati uccisi subito dopo il rapi­mento avve­nuto men­tre face­vano l’autostop. Nelle pas­sate due set­ti­mane non sono mai giunte riven­di­ca­zioni atten­di­bili del seque­stro ma Israele ripete che la respon­sa­bi­lità è tutta di Hamas e al momento sono ricer­cati due mili­tanti del movi­mento isla­mico, Amer Abu Aysha and Mar­wan Kawa­sme. I due non hanno più fatto ritorno a casa, ad Hebron, dal giorno della scom­parsa dei tre ragazzi israe­liani, due stu­denti della yeshiva Makor Chaim, nel kib­butz reli­gioso di Kfar Etzion, e un altro di un isti­tuto reli­gioso nelle colo­nie nel cen­tro di Hebron. «Quello che più teme­vamo è tra­gi­ca­mente suc­cesso», ha com­men­tato il pre­si­dente eletto di Israele Reu­ven Rivlin. In quello stesso momento rin­forzi mili­tari arri­va­vano nella zona del ritro­va­mento dei corpi per aggiun­gersi alle cen­ti­naia di sol­dati che hanno preso il con­trollo di Halhul com­piendo raid e per­qui­si­zioni. Ad un certo punto sono divam­pate le pro­te­ste degli abi­tanti e per molti minuti sono andati avanti scon­tri vio­lenti tra mili­tari e palestinesi.

Una notte carica di ten­sione è scesa su tutta l’area. Nei discorsi della gente c’era un solo argo­mento: la rea­zione di Israele all’uccisione dei tre ragazzi. Si pre­vede duris­sima. Il gabi­netto di sicu­rezza pre­sie­duto da Benya­min Neta­nyahu si è riu­nito ieri sera alle 8.30 ita­liane con l’intenzione di deci­dere subito nuove e più deva­stanti ope­ra­zioni mili­tari. Eppure la rea­zione è già avve­nuta nelle pas­sate set­ti­mane: una decina di morti pale­sti­nesi (tra i quali due ragazzi), nume­rosi feriti, oltre 500 arre­stati — inclusi diri­genti, par­la­men­tari e mili­tanti di Hamas — raid inces­santi in campi pro­fu­ghi, vil­laggi e città. Hebron è stata setac­ciata inin­ter­rot­ta­mente. A que­sto punto è logico atten­dersi che gli attac­chi mili­tari si con­cen­trino sulla Stri­scia di Gaza già presa di mira in que­sti giorni e dove vive il resto della lea­der­ship di Hamas nei Ter­ri­tori occu­pati. Gli ultimi raid dell’aviazione israe­liana, che hanno fatto tre morti tra i pale­sti­nesi e feriti anche tra i civili, tra i quali un bam­bino, si sono alter­nati con nutriti lanci di razzi pale­sti­nesi. E’ uno sce­na­rio desti­nato ad ampli­fi­carsi con il rischio che possa sfo­ciare in una nuova mas­sic­cia offen­siva, aerea e forse anche di terra, con­tro la Stri­scia. E’ anche pos­si­bile che Israele per ritor­sione tenti di eli­mi­nare fisi­ca­mente i diri­genti di Hamas a Gaza. Le parole ascol­tate in que­sti ultimi giorni non lasciano dubbi sulla inten­zione del governo Neta­nyahu di usare il pugno di ferro. Il mini­stro degli esteri Lie­ber­man ha esor­tato ese­cu­tivo e comandi mili­tari a rioc­cu­pare Gaza. Le reti tele­vi­sive israe­liane ieri sera ipo­tiz­za­vano l’adozione imme­diata di 2–3 prov­ve­di­menti. Israele potrebbe depor­tare a Gaza decine di diri­genti e mili­tanti di Hamas e demo­lire le loro case, ha indi­cato il capo della Com­mis­sione par­la­men­tare per gli esteri e la difesa Zeev Elkin (Likud).

Da parte sua Neta­nyahu ha ammo­nito che «Israele è pronto ad esten­dere le ope­ra­zioni, a seconda delle neces­sità». L’avvertimento è stato indi­riz­zato non solo ai gruppi armati pale­sti­nesi a Gaza ma anche all’Anp di Abu Mazen alla quale il pre­mier israe­liano ha chie­sto peren­to­rio di «annul­lare» il governo di con­senso nazio­nale con Hamas pre­sie­duto da Rami Ham­dal­lah. «Da quando è stato for­mato il governo di unità pale­sti­nese con l’organizzazione ter­ro­ri­stica Hamas», ha affer­mato Neta­nyahu, l’Anp si è «addos­sata di fatto la respon­sa­bi­lità di impe­dire spari verso il nostro ter­ri­to­rio». Parole che indi­cano che la rea­zione di Israele per l’uccisione dei tre ragazzi potrebbe col­pire anche l’Anp a Ramal­lah, non con le armi ma con pesanti san­zioni eco­no­mi­che e poli­ti­che per costrin­gerla a rinun­ciare alla ricon­ci­lia­zione con Hamas che già vacilla da giorni sotto l’onda d’urto delle ope­ra­zioni mili­tari ordi­nate da Tel Aviv.

La lea­der­ship poli­tica di Hamas sente che nelle pros­sime ore, nei pros­simi giorni, dovrà affron­tare una situa­zione ecce­zio­nale, con con­se­guenze al momento incal­co­la­bili. «A Gaza si è creata una situa­zione di vuoto poli­tico. Non è più sotto la respon­sa­bi­lità del pas­sato ese­cu­tivo ne’ è ancora sotto quella del nuovo governo di unità pale­sti­nese», ha pro­vato a spie­gare il lan­cio di razzi il vice lea­der poli­tico di Hamas, Mussa Abu Mar­zuk. Hamas, ha aggiunto, potrebbe dun­que vedersi obbli­gato a rias­su­mere il con­trollo della Stri­scia, per garan­tirvi la sicu­rezza e la sta­bi­lità. Parole che a non pochi sono apparse un acco­gli­mento indi­retto dell’aut aut lan­ciato da Neta­nyahu che ha inti­mato ad Hamas di fer­mare i lanci di razzi o a pre­pa­rarsi a pagarne le conseguenze.

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