Un’altra strage in mare affonda un gommone 80 migranti dispersi

In 27 si sono salvati: “Ma a bordo eravamo più di cento” E a Pozzallo salgono a 45 gli uomini asfissiati nella stiva

ALESSANDRA ZINITI, la Repubblica redazione • 3/7/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 6510 Viste

CATANIA . Ogni profugo che scende racconta nuove storie di morte e di orrore. «Non c’eravamo solo noi su quel gommone. Da Al Zwara siamo partiti in centouno. Gli altri sono caduti in mare, sono affogati, quando ci hanno salvati erano già scomparsi tra le onde». Basta fare una sottrazione ed ecco il numero di una nuova tragedia: dei centouno stipati su quel gommone che ha cominciato a sgonfiarsi dopo mezza giornata di navigazione ne sono arrivati solo ventisette. Tanti erano i profughi che un mercantile, che sabato ha avvistato l’imbarcazione mezzo affondata, ha poi consegnato alla nave Orione della Marina militare. Dunque all’appello mancherebbero in settantaquattro. Dispersi come dispersi sarebbero altri quattro ragazzi, un marocchino e tre subsahariani, saliti a bordo di un barcone senza un goccio d’acqua da bere e buttatisi in mare nel folle tentativo di raggiungere un’altra nave che incrociava poco distante, mentre altri due uomini (dopo aver bevuto acqua di mare) sarebbero morti a bordo disidratati e sarebbero poi stati gettati in acqua: entrambi siriani, un giovane e un anziano. I loro compagni, 215, ancora con negli occhi l’orrore della loro fine, sono stati salvati poche ore dopo dal mercantile “Asso” e sono sbarcati ieri mattina a Porto Empedocle. E la triste contabilità di chi non ce l’ha fatta è aumentata di altre sei unità. «La barca sulla quale viaggiavamo — hanno raccontato agli operatori dell’Unhcr — era partita dalla Libia sabato ma il secondo giorno si è rotto il motore e siamo rimasti fermi, in balia del mare, senza acqua da bere».
Ancora ottanta vittime, dunque, solo nell’ultimo weekend, almeno stando al racconto di chi ce l’ha fatta, che vanno ad aggiungersi ai quarantacinque morti asfissiati all’interno della stiva di quel barcone trainato ieri a Pozzallo dalla nave Grecale e sul quale viaggiavano in seicentoundici. Sulle salme, tutte di giovani o di giovanissimi uomini del centro Africa, recuperate con molta difficoltà dai vigili del fuoco, ieri sono cominciate le autopsie per verificare le cause della morte, mentre gli investigatori della squadra mobile di Ragusa hanno individuato ed arrestato i due scafisti del viaggio che ha fruttato agli organizzatori più di un milione di dollari. I due, un senegalese e un gambiano, sono accusati anche di sequestro di persona, per aver tenuto i migranti costretti nella stiva impedendo loro l’unica via di fuga.
Le notizie, ancora vaghe, delle nuove vittime sono arrivate ieri grazie alle testimonianze degli ultimi arrivati raccolte dagli operatori dell’Unhcr che stima in 500 i migranti morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2014. Una stima sicuramente per difetto visto che, certamente, di altri incidenti e naufragi non è mai arrivata notizia. Il racconto
dei profughi sbarcati a Catania dalla nave Orione è considerato attendibile dagli inquirenti. La conferma arriva anche dal procuratore di Catania Giovanni Salvi, che ha aperto un’inchiesta: «Il naufragio — spiega — sarebbe avvenuto per le pessime condizioni del gommone, che era sovraffollato, sul natante infatti risulta che si trovassero 101 persone. Queste informazioni naturalmente sono provvisorie e dovranno essere oggetto di ulteriore verifiche».

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