Carcere, senza capo né coda

Fuoriluogo. Ancora non è stato nominato il capo del Dap. Per la prima volta nella storia delle galere italiane si assisterà a un ferragosto privo del vertice responsabile. Tra ferie dei provveditori e dei direttori, del personale civile e della polizia penitenziaria assisteremo alla novità degli istituti governati dai detenuti. Purtroppo non si tratterà di una felice autogestione ma la certificazione dello stato di abbandono

Franco Corleone, il manifesto redazione • 13/8/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina • 670 Viste

Nem­meno l’ultimo Con­si­glio dei mini­stri prima della pausa estiva ha prov­ve­duto alla nomina del Capo del Dipar­ti­mento dell’Amministrazione Peni­ten­zia­ria. Sono pas­sati più di due mesi dalla non ricon­ferma di Gio­vanni Tam­bu­rino e in que­sto periodo sono cir­co­late le voci più dispa­rate, dalle più inve­ro­si­mili e peri­co­lose ad alcune estre­ma­mente suggestive.

Que­sto tempo non è stato però uti­liz­zato per una discus­sione pub­blica su che tipo di gestione delle car­ceri sarebbe neces­sa­ria dopo la con­clu­sione non defi­ni­tiva seguita alla con­danna della Corte euro­pea dei diritti umani. Il decreto con le misure com­pen­sa­tive non sana total­mente la situa­zione e l’Italia con­ti­nua a essere un paese sor­ve­gliato spe­ciale ancora per un anno.

È un vero pec­cato che il mini­stro Orlando non abbia deli­neato un iden­ti­kit del nuovo capo del Dap che segnasse una netta discon­ti­nuità e con­sen­tisse di avan­zare can­di­da­ture con­no­tate da sto­rie e pro­grammi alternativi.

I garanti hanno chie­sto senza esito un incon­tro con il mini­stro pro­prio per un con­fronto sul ver­tice del Dap, sulla nomina del garante nazio­nale dei dete­nuti, sulla riforma del carcere.

Pare invece che come in un gioco dell’oca si sia tor­nati alla casella ini­ziale, ma ciò che appare allu­ci­nante è che per la prima volta nella sto­ria delle car­ceri ita­liane si assi­sterà a un fer­ra­go­sto privo del ver­tice respon­sa­bile. Tra ferie dei prov­ve­di­tori e dei diret­tori, del per­so­nale civile e della poli­zia peni­ten­zia­ria assi­ste­remo alla novità degli isti­tuti gover­nati dai dete­nuti. Pur­troppo non si trat­terà di una felice auto­ge­stione ma la cer­ti­fi­ca­zione dello stato di abban­dono delle galere. Per for­tuna il numero dei dete­nuti è sceso a quota 54.100 e il rischio di rivolte (gra­zie anche al mec­ca­ni­smo pre­miale) è pari a zero; l’unico peri­colo è che si veri­fi­chi qual­che sui­ci­dio che comun­que non farebbe noti­zia né susci­te­rebbe scandalo.

Il rischio è che passi la con­vin­zione che l’emergenza sia supe­rata e che si possa tor­nare al tran tran dell’ordinaria ammi­ni­stra­zione. Non può essere così, per­ché migliaia di dete­nuti, tre­mila a detta del mini­stro Orlando, molte di più secondo la valu­ta­zione delle asso­cia­zione che hanno redatto il «Quinto Libro Bianco» sugli effetti della Fini-Giovanardi, stanno scon­tando una pena ille­git­tima a dispetto della sen­tenza delle sezioni unite della Cas­sa­zione. Non può essere così per­ché molti isti­tuti sono ben oltre la capienza rego­la­men­tare (final­mente siamo riu­sciti a far eli­mi­nare dai docu­menti dell’amministrazione la fin­zione della capienza tol­le­ra­bile) e soprat­tutto per­ché in troppe car­ceri non sono ancora adot­tate le pre­scri­zioni indi­vi­duate dalla Com­mis­sione Palma per rispet­tare i prin­cipi costi­tu­zio­nali e le norme del Rego­la­mento peni­ten­zia­rio del 2000.

Molte que­stioni essen­ziali per il rispetto dei diritti umani sono ancora aperte. Dalla chiu­sura non più pro­cra­sti­na­bile degli Opg al rico­no­sci­mento del diritto alla affet­ti­vità e alla pre­vi­sione del reato di tor­tura. Per non dire dell’esecuzione penale esterna senza uomini e mezzi su cui si stanno sca­ri­cando non solo le alter­na­tive alla deten­zione, ma anche la nuova messa alla prova per gli adulti. È dav­vero ora di met­tere in can­tiere una Con­fe­renza nazio­nale sul car­cere, sul suo fal­li­mento come stru­mento ria­bi­li­ta­tivo e sul senso della pena. Idee, parole e pra­ti­che si rive­lano ormai con­sunte e dav­vero l’appuntamento con un nuovo Codice Penale che superi il Codice Rocco non può essere eluso. Il 21 novem­bre a Firenze l’Ufficio del garante della Regione Toscana orga­niz­zerà su que­sti temi un semi­na­rio inter­na­zio­nale. Può essere l’inizio di una rifles­sione. Ma sono urgenti e indif­fe­ri­bile le scelte che finora sono man­cate e che tar­dano incomprensibilmente.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This