La Casa Bianca e la seconda guerra al terrore

La Casa Bianca e la seconda guerra al terrore

Barack Obama ha aperto la seconda guerra al terrore. Davanti non c’è più il nemico della prima, al Qaeda. Ora deve incrociare le spade con l’Isis e le organizzazioni simili. Dopo il profeta della Jihad, ecco il Califfo che rischia di essere più insidioso. Anche perché l’appoggio di parte del mondo integralista appare concreto. Pochi video e molti fatti, compiuti da combattenti risoluti molto simili, per equipaggiamento e struttura, a una forza militare. Il secondo conflitto ha i confini ampi. Ora il focus è sull’asse Siria-Iraq, ma ha focolai sempre accesi in Nord Africa, dalla Tunisia alla Libia, e in Nigeria. Poi gli altri fronti. Somalia, Yemen. Un territorio vastissimo dove gli Usa sono costretti a «inseguire». È diversa anche la coalizione. I partner, rispetto a quelli che avevano seguito l’America nell’azione contro i qaedisti, sono molto più ambigui. Gli europei hanno capito, ma altri amici-alleati hanno la loro agenda, fanno il doppio gioco, hanno avuto rapporti pericolosi. Non per tutti l’Isis è il nemico assoluto. Difficile mettere insieme uno schieramento. Ieri il Pentagono ha sottolineato come anche l’Albania abbia deciso di inviare munizioni e armi ai curdi. Una citazione per dimostrare che lo schieramento può crescere. I toni usati dagli esponenti dell’amministrazione Usa sono per certi aspetti sorprendenti e i funzionari non mentono ai cittadini quando dicono che sarà una storia lunga. La Casa Bianca voleva chiudere per sempre l’emergenza, evitando impegni di lungo termine e affidandosi alla scelta preferita da Obama, la coppia droni-forze speciali. Il presidente «riluttante» — così è stato definito — chiedeva un’azione limitata in Iraq e lo sarà pure (a parole) ma i generali discutono di strategie che non sono certo ridotte a un blitz. Infatti adesso si considera la possibilità di bombardare i rifugi dei jihadisti in Siria. Scelta inevitabile viste le condizioni operative che però amplia lo sforzo degli Stati Uniti. Che non sarà destinato a chiudersi troppo in fretta. Washington deve martellare i tagliatori di teste e, al tempo stesso, salvaguardare il resto della resistenza siriana. I portavoce hanno sottolineato che l’obiettivo è la sconfitta militare dell’Isis, ma per arrivarci serve tempo, molto tempo, e forse un’altra guerra.


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