Eterologa, il ministro bloccherà gli interventi

Eterologa, il ministro bloccherà gli interventi

ROMA — Fecondazione eterologa in giro per l’Italia, in Toscana, in una serie di centri privati? Il governo è intenzionato a bloccare ogni tentativo, finché il Parlamento non avrà varato una legge in materia. «È un problema di sicurezza sanitaria. Delicatissimo, come nel caso di trasfusioni di sangue o trapianti di organi — dice il ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin —. Vigileremo e impediremo ogni abuso».
Si è aperta da venerdì — data dell’ultimo Consiglio dei ministri — una stagione di contrasti e dure polemiche su questo tema, la fecondazione eterologa, che si ottiene quando il seme o l’ovulo provengono da un donatore esterno alla coppia. Il ministro Lorenzin aveva preparato un decreto legge, ma il presidente del Consiglio, Renzi ha proposto che di tale materia, dagli «evidenti profili etici», si occupi il Parlamento. All’unanimità, secondo le versioni ufficiali, i ministri hanno condiviso l’idea del presidente.
Nell’aprile scorso la Corte costituzionale ha stabilito che non è legittimo il divieto imposto alla fecondazione eterologa nel nostro Paese dalla legge 40 e ha precisato che questa dichiarazione di illegittimità «non provoca alcun vuoto normativo». L’associazione radicale intitolata a Luca Coscioni, il Manifesto dei Giuristi (primo firmatario Stefano Rodotà), molte strutture private, ritengono che la sentenza della Corte sia sufficiente a permettere sul territorio italiano la fecondazione eterologa. Il ministro Lorenzin, a nome del governo, non è d’accordo. Solo le Regioni — è la spiegazione — potrebbero autorizzare centri pubblici o privati ad assistere le coppie per l’eterologa; finora solo la Regione Toscana ha dato i permessi sul suo territorio, ma lo stesso ufficio legale della Toscana ha bocciato la delibera, perché recepisce una direttiva europea che soltanto lo Stato ha facoltà di recepire.
Secondo il ministero sono molti i punti che è necessario fissare con una legge: recepimento della direttiva europea sui test per i donatori, Registro-banca dati per la tracciabilità donatore-nato, anonimato dei donatori con deroga per tutelare la salute del neonato, gratuità e volontarietà della donazione, limite di età per i donatori, inserimento dell’eterologa nei Livelli essenziali di assistenza, cioè fra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente o con pagamento di un ticket. È la stessa Corte costituzionale, sostiene il ministro, a preoccuparsi che siano impedite discriminazioni economiche.
E se altre Regioni decidessero di dare autorizzazioni ai loro centri per l’eterologa? «Si assumerebbero tutte le responsabilità. Noi procederemo con i controlli a tappeto. È finita l’epoca dei non controlli, su ogni aspetto della sanità. In particolare dopo lo scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma».
Beatrice Lorenzin pensava che fosse opportuna una legge dopo la sentenza della Corte costituzionale e che fare un decreto fosse una forzatura. Poi la delibera toscana, le dichiarazioni del ginecologo Antinori di aver effettuato fecondazioni eterologhe su varie pazienti l’hanno convinta ad affrettare i tempi. Il decreto quindi è stato preparato e portato venerdì in Consiglio dei ministri. Ma c’è stato lo stop. Renzi, cattolico, ha fermato Lorenzin, cattolica, preferendo trasferire in Parlamento un tema così «sensibile» per i cattolici ed evitare di aggiungere un altro «caso» a quelli già aperti in questo momento politico. Sarebbe bastato, a questo punto, scrivere delle «linee guida», per precisare meglio il dettato della Corte? Secondo il ministero le linee guida potrebbero essere impugnate da qualsiasi Tar e creare ulteriore confusione. Quindi, quanto dovranno attendere le coppie interessate alla fecondazione eterologa? Tre mesi, prevede (con qualche ottimismo) il ministro, che ha chiesto ai gruppi parlamentari di procedere «con tempestività». Lorenzin invita intanto tutti alla prudenza, invita a valutare i problemi di sicurezza, perché esistono, a livello internazionale, traffici di gameti, partite di sperma non controllato.
La situazione non sarà di facile gestione. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, ha ribadito ieri che «c’è competenza delle Regioni in materia sanitaria», che la sua giunta si è mossa «senza polemiche verso il governo», che andranno quindi avanti con le autorizzazioni e che, quando ci saranno le linee guida nazionali, «le adotteremo». Il Movimento per la vita invece «apprezza la decisione del governo di rinunciare a intervenire per decreto. A Regioni e strutture ospedaliere si dovrà impedire di muoversi come se fossero corpi autonomi. Alle strutture private, ansiose di aprire un nuovo mercato, si dovrà insegnare la pazienza». Secondo il presidente della Camera, Laura Boldrini, «su alcuni temi etici la società è più avanti della politica. Mi auguro che la politica sia più matura, altrimenti i cittadini si organizzano a prescindere». Melania Rizzoli, responsabile Sanità di Forza Italia, sostiene che la decisione di rinviare il problema al Parlamento «nasconde la volontà di ritardare l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale».
Andrea Garibaldi



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