Gaza, un missile di Israele sulla casa del capo di Hamas, Deif

Gaza. Uccisi moglie e figlio, Deif forse si salva. La risposta di Hamas: vendetta

Davide Frattini, Corriere della Sera redazione • 21/8/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 993 Viste

GERUSALEMME — I cinque missili hanno ridotto in macerie il palazzotto di tre piani, di proprietà della famiglia Al Dalu. Agli israeliani interessa chi avesse preso in affitto un appartamento o veniva spesso in visita. Hanno provato già cinque volte a ucciderlo, non sono sicuri che volto abbia — l’ultima foto risale a una ventina d’anni fa — e il mito tra i palestinesi racconta che vada in giro travestito, con la stessa abilità di cambiare aspetto imparata da attore di teatro.
Dal cratere nel quartiere di Sheikh Radwan i soccorsi hanno estratto sei cadaveri. Tra loro quello di Widad Asfoura, 28 anni, e Ali, pochi mesi. Sono la moglie e il figlio di Mohammed Deif, il comandante in capo dell’esercito irregolare di Hamas, il leader in cima alla lista degli obiettivi israeliani. Lo ripete il premier Benjamin Netanyahu («è un bersaglio, nessuno di loro è immune»), ma non conferma l’uccisione. Il portavoce delle Brigate Ezzedin Al Qassam, il gruppo che Deif ha organizzato e coordinato dagli anni Novanta, smentisce la morte: «Guiderà le truppe che libereranno la moschea Al Aqsa e Gerusalemme».
Solo una fonte dell’intelligence israeliana ha sostenuto all’emittente Fox News che Deif sia stato ammazzato nell’attacco di martedì sera. Il lancio senza interruzione di razzi spinge gli analisti a pensare che Hamas voglia vendicare la morte di una figura importante. Le Brigate proclamano di voler colpire l’aeroporto Ben Gurion e avvertono le compagnie internazionali: «Dall’alba evitate di volare su Tel Aviv». I miliziani dicono di essere pronti a bombardare gli stadi e minacciano gli abitanti del sud di Israele: «Decideremo noi quando potrete uscire dai rifugi».
La guerra — oltre 2 mila morti tra i palestinesi (per la maggior parte civili), 64 soldati caduti e tre civili uccisi in Israele — è ripresa dopo nove giorni di tregua. Netanyahu non nasconde che andrà avanti a lungo. «L’operazione continua fino a quando la calma non sarà ristabilita», spiega in un discorso televisivo. Dice di essere disponibile a ricominciare le trattative per un accordo di pace con Abu Mazen, il presidente palestinese: «Vedo un nuovo orizzonte diplomatico per il Paese, quando i combattimenti cesseranno».
Gli egiziani sperano ancora di riuscire a ottenere un altro cessate il fuoco. La mediazione è saltata martedì pomeriggio, quando Israele ha ritirato la delegazione dopo il lancio di tre razzi contro la città di Bersheeba. Il giornale arabo Al Hayat rivela che il Qatar avrebbe ordinato a Khaled Meshal, leader di Hamas, di respingere qualunque intesa, altrimenti sarebbe stato espulso dall’emirato. I fondamentalisti accusano invece Netanyahu di aver impedito il dialogo: «L’iniziativa egiziana è nata morta ed è stata seppellita con l’uccisione di Ali». Deif ha altri figli da altre mogli, ha sposato Widad quattro anni fa, dopo che la donna è rimasta vedova di un miliziano ammazzato nel 2007.
L’intelligence israeliana lo considera l’ideatore della strategia dei razzi e di quella dei tunnel, come nella seconda Intifada era stato il coordinatore degli attacchi suicidi. Nel novembre del 2012 il suo vice Ahmed Jaabari è stato eliminato dal missile sparato da un drone, l’uccisione era stata seguita da otto giorni di conflitto. Allora Deif aveva esaltato le operazioni militari in un messaggio audio, mossa ripetuta durante il primo mese di questo conflitto. Adesso Hamas deve (almeno) far sentire la sua voce per provare a dimostrare che sia vivo.
Davide Frattini

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