I primi camion del convoglio umanitario russo entrano in Ucraina

I primi camion del convoglio umanitario russo entrano in Ucraina

La Russia ha deciso di non aspettare oltre per inviare nell’est dell’Ucraina il suo convoglio umanitario, fermo alla frontiera da più di una settimana.

Il 22 agosto il ministro degli affari esteri russo ha affermato che non ci sono più scuse per giustificare il blocco dei veicoli. “I pretesti per ritardare l’invio di aiuti in aree che stanno vivendo una catastrofe umanitaria si sono esauriti”, ha spiegato in un comunicato citato dall’Afp. “La Russia ha deciso di agire. Il nostro convoglio ha cominciato a muoversi verso Luhansk”, uno dei principali centri rimasti sotto il controllo dei ribelli in Ucraina orientale, circondato dall’esercito ucraino e privo di energia e acqua corrente da giorni.

In mattinata venti dei 280 camion del convoglio hanno attraversato il confine ucraino scortati da alcuni ribelli. I veicoli sono stati ispezionati il 21 agosto dalla polizia di frontiera e dalla dogana ucraina, e gli aiuti dovrebbero poi essere distribuiti attraverso la Croce rossa internazionale.

Nei giorni scorsi il governo russo ha detto che i camion contengono aiuti alimentari e altri generi di prima necessità per gli abitanti di Luhansk, ma il governo ucraino e la Nato sospettano che il convoglio trasporti rifornimenti per i ribelli e possa servire da giustificazione per un intervento militare russo. Per questo Kiev ha avvertito che avrebbe lasciato passare i camion solo dopo aver ricevuto delle garanzie di sicurezza, autorizzando il trasferimento del carico su un altro convoglio organizzato dalla Croce rossa internazionale (Cicr).

Secondo Mosca “sono state fornite tutte le garanzie necessarie”, e l’itinerario previsto per il convoglio è stato verificato dalla Cicr. “Dipendenti della Croce rossa internazionale sono pronti ad accompagnare e partecipare alla distribuzione degli aiuti, a cui crediamo possano contribuire anche rappresentanti della Croce rossa della Russia”, ha aggiunto il ministro.

La diplomazia russa ha ripetuto che “la responsabilità delle conseguenze di eventuali provocazioni nei confronti del convoglio” sarebbe da attribuire “totalmente” a Kiev, scrive l’Afp.

La mattina del 22 agosto la Cicr ha affermato che l’organizzazione non ha ancora ricevuto sufficienti “garanzie di sicurezza”.

La situazione a Luhansk. Intanto nelle province di Donetsk e Luhansk l’esercito ucraino ha conquistato alcune posizioni dei ribelli dopo pesanti bombardamenti e scontri. Kiev afferma di aver catturato due blindati appartenenti a una divisione aerotrasportata russa, presentando il fatto come una prova del coinvolgimento di Mosca nel conflitto. Il ministro della difesa russo ha respinto le accuse.

Il 21 agosto il governo ucraino ha annunciato che tre profughi, tra cui un bambino di cinque anni, sono morti a causa dei colpi sparati dai ribelli, e che il 18 agosto a Luhansk hanno perso la vita altri civili in fuga dai combattimenti. “I terroristi hanno colpito un gruppo di abitanti che volevano lasciare la zona delle violenze”, ha detto il portavoce del consiglio di sicurezza nazionale ucraino Andrij Lisenko, che ha definito il fatto un “crimine efferato”.

Se confermato, l’attacco del 18 agosto sarebbe il più grave compiuto contro civili dall’inizio del conflitto, scrive Npr. Ma le autorità ucraine devono ancora fornire prove sull’episodio, e informazioni più precise sul numero delle vittime (un portavoce di Lisenko ha dichiarato in seguito che sono stati recuperati 17 corpi). I ribelli hanno negato che l’attacco sia avvenuto, e comunque respingono ogni responsabilità.

Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio del conflitto hanno perso la vita più di duemila persone, tra militari e civili, in alcuni casi mentre cercavano di attraversare il confine.


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