India, l’addio di due studentesse: “Stuprate e umiliate”

India, l’addio di due studentesse: “Stuprate e umiliate”

Insieme si sono preparate una bibita fresca di mango. Poi ci hanno messo dentro un veleno chimico e hanno bevuto tutto d’un sorso. Così sono morte due studentesse indiane che sognavano di andare in America e sono rimaste invece vittime di maschi prepotenti e del clima puritano di una città di provincia in via di industrializzazione, nel cuore dell’Haryana, lo Stato più vicino alla capitale. Nikita Duhan, 17 anni e la sua amica Madhu, 16, hanno lasciato sui tavoli dell’Istituto liceale di Rohtak, dove sono state trovate agonizzanti,
due lunghe note chiaramente destinate a diventare pubbliche, e a riportare l’India nel clima di shock seguito due anni fa allo stupro e l’uccisione di una studentessa a bordo di un autobus di Delhi.
In sei e quattro pagine rispettivamente, Nikita e Madhu hanno spiegato che intendevano col loro gesto salvare il proprio onore e quello della famiglia, oltre a denunciare il clima di paura, intimidazione e vergogna che è seguito al loro stupro e che le ha strappate agli studi, con il rischio — anzi l’angoscia — di non venire ammesse al college di Gurgaon a New Delhi. Era questa la porta d’accesso a corsi superiori e a un lavoro negli Usa. «Mi dispiace di non aver potuto coronare il vostro sogno — scrive Nikita — Ma non sopporto questa tensione quotidiana».
Entrambe hanno spiegato nei dettagli il clima nel quale sono costrette a vivere le ragazze a Rohtak. «Ogni giorno qualche uomo nuovo veniva a inseguirci. Usavano espressioni volgari e offrivano numeri di telefono — ha scritto Madhu — La gente attorno ci guardava come se avessimo fatto qualcosa di sbagliato. Voi sapete quante malelingue ci sono qui… la gente dirà che abbiamo incoraggiato questi uomini a seguirci, ma noi siamo innocenti». Madhu ha anche indicato il nome e il numero di targa della moto di uno dei ragazzi che la importunavano, rintracciato ora dalla polizia.
Il resto delle missive è dedicato ai familiari. Nikita scrive che ha lasciato in un cassetto 200 rupie, meno di 4 euro, per comprare una T-shirt promessa alla sorella minore, e prega di dare il suo orologio da polso al fratello per indossarlo «ogni volta che va ad un esame. Gli porterà fortuna». Madhu chiede a sua madre di non buttare via le sue cose: «Tornerò in qualche forma e ci rincontreremo, se Dio vuole».


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1 comment

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  1. Lucia Clerici
    Lucia Clerici 29 Agosto, 2014, 10:18

    E’ una vergogna non basta indignarci. E’ inutile rincorrere il progresso se non si sradicano certe usanze prepotenti. Che senso ha “prendere” una donna che non vuole… E’ un modo per affermare la forza o la grettezza e stupidità’?…perche’ alcuni uomini continuano a sentirsi “inferiori”? Anche nelle bestie c’è stata l’evoluzione

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