L’economia criminale vale 170 miliardi e non sente crisi
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C’è anche un’economia che non va mai in crisi. Anzi, è in continua crescita. Solo negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un’impennata del 212%. Tanto da far stimare – per difetto – un «giro d’affari» che ha raggiunto i 170 miliardi di euro l’anno. Questo il valore dell’economia criminale: una sorta di «Pil» malavitoso, che deriva da attività illegali, i cui proventi illeciti si riversano poi – come reinvestimento – nell’economia legale, con il risultato di inquinare e stravolgere il mercato. L’escalation delle attività che fanno capo alle organizzazioni criminali, emerge dal crescente numero di segnalazioni che sono pervenute all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Si tratta in pratica di tutte quelle operazioni sospette «denunciate» alla Uif da parte di intermediari finanziari: da banche nell’80% dei casi, ma anche uffici postali, società finanziarie o compagnie di assicurazione. Se nel 2009 le segnalazioni pervenute all’istituto di via Nazionale sono state 20.660, lo scorso anno si è registrato un exploit a 64.415 (anche se la punta record è stata raggiunta nel 2012, con 66.855 segnalazioni). L’ufficio studi della Cgia di Mestre ha rielaborato a livello regionale il numero delle segnalazioni di riciclaggio avvenute nel 2013: la Lombardia risulta la regione più colpita (11.575), seguita da Lazio (9.188), Campania (7.174), Veneto (4.959) ed Emilia Romagna (4.947). Quasi il 60% delle segnalazioni di attività criminali registrate a livello nazionale è concentrata in queste cinque regioni.
Va comunque precisato che i dati prodotti dalla Uif non includono i reati violenti, come furti, rapine, usura ed estorsioni, ma solo le transazioni illecite concordate tra il venditore e l’acquirente, come il contrabbando, traffico d’armi, smaltimento illegale di rifiuti, gioco d’azzardo, ricettazione, prostituzione e traffico di stupefacenti. Solo una parte, quindi. Che però vale, da sola, 170 miliardi di euro l’anno. E che è pari al Pil di una ragione come il Lazio.
Gabriele Dossena
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