Muore don Gelmini il prete anti-droga amico di Berlusconi

Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, aveva 89 anni Accusato di molestie, il processo era stato sospeso

ANTONELLO GUERRERA, la Repubblica redazione • 13/8/2014 • Copertina, Droghe & Dipendenze, Terzo settore & Non profit • 963 Viste

È MORTO ieri sera a 89 anni don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Da tempo malato — lo scorso 5 agosto si era sottoposto a un intervento «perfettamente riuscito» per la sostituzione di un pacemaker — e da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti, è spirato nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia (Terni). «Don Pierino Gelmini è stato assistito fino all’ultimo dai ragazzi che ha seguito per una vita», ha fatto sapere nella notte Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti collaboratori.
La lotta alla droga per don Gelmini era iniziata nel 1963 dopo un incontro casuale con Alfredo, un tossicodipendente romano: «Zi’ prete, dammi una mano, non voglio soldi, ma sto male» implorava il ragazzo in piazza Navona. Don Gelmini lo portò quindi a casa sua, cominciando la sua attività di recupero dei tossicodipendenti, poi concretizzatasi dalla Comunità Incontro. Con l’apertura del Centro di Molino Silla, nel 1979, nasceva la prima realtà di oltre cento future strutture legate, in Italia e all’estero, che hanno seguito circa 300mila ragazzi sinora.
Ma Pietro Gelmini, nato a Pozzuolo Martesana (Milano) nel 1925 e chiamato “don” fino all’ultimo anche se ridotto allo Stato laicale su sua richiesta da Papa Ratzinger nel 2008, è stato in vita una figura controversa. Già sacerdote della Chiesa Cattolica e vescovo di quella Greco-Melichita, è stato amato da molti per il suo impegno sociale, ma accusato da altri per presunte molestie sessuali. Un’ombra che lo ha accompagnato costantemente negli ultimi anni: «Sono stato incastrato da toghe rosse e poliziotti infami», fu la sua reazione iniziale.
Così, nel 2010, Don Gelmini è stato rinviato a giudizio per abusi. «Sono innocente, addolorato e incredulo, tante menzogne non fanno una verità. Come posso aver fatto certe cose orrende alla mia età?», ripeté all’epoca
Gli episodi contestati spaziano dal 1997 al 2007. Tutto era cominciato nel 2000 quando il ragazzino “Michele I.” aveva denunciato Don Gelmini per molestie sessuali. In un primo tempo, il caso era stato archiviato. Cinque anni dopo, però, l’aria alla Procura di Terni era cambiata. Gli investigatori e il pm Barbara Mazzullo sostenevano di aver raccolto le prove di almeno dodici episodi di pesanti molestie. Un processo, quello a Gelmini, a estremo singhiozzo. Lo scorso primo luglio, del resto, la perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni ha stabilito che l’ex religioso non era in grado di «partecipare coscientemente» al procedimento a suo carico a causa dell’aggravamento delle sue condizioni di salute. Per questo il processo era stato temporaneamente sospeso. La nuova udienza era stata fissata al 4 marzo 2015. Inutilmente.
Ma Don Gelmini, fratello di un altro celebre ecclesiastico (Padre Eligio Gelmini) e ordinato prete nel 1949, era anche un “prete star”, molto inserito nel tessuto politico e della società che conta. Indimenticabile la festa dei suoi ottant’anni, nel 2005, con ospiti d’onore Gigi D’Alessio, Amedeo Minghi e Mogol. Vicino alla destra italiana, fu lui a celebrare la messa per Bettino Craxi a un anno dalla sua morte.
Gelmini, inoltre, è stato anche un carissimo amico di Berlusconi, tanto che l’ex Cavaliere lo voleva addirittura ministro nel 1994 (non accadde). Nel 2006, don Gelmini fu uno degli ispiratori della Legge Fini-Giovanardi che equiparò le droghe leggere a quelle pesanti. E del resto già nel 2000 aveva partecipato al “manifesto” di Alleanza Nazionale “Valori e idee senza compromessi” come testimonial della lotta alle sostanze stupefacenti. In quella circostanza, però, rilasciò una dichiarazione che fece arrabbiare in molti: «I musulmani tra poco in Italia saranno il 10-15 per cento della popolazione e metteranno a rischio la purezza dei nostri valori. Un tempo venivano per predare le nostre città, oggi hanno una parola d’ordine: sposare le donne cattoliche per convertirle all’Islam. Bisogna bloccare questo germe».

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