« Niente piani segreti, via a cantieri e scuola »

« Niente piani segreti, via a cantieri e scuola »

ROMA — La riforma della giustizia civile, le linee guida per la scuola, il rilancio delle infrastrutture, le semplificazioni burocratiche, lo snellimento della pubblica amministrazione. Con quattro messaggini via Twitter, il presidente del Consiglio Matteo Renzi traccia l’agenda del governo delle prossime settimane, smentendo l’esistenza di piani «segreti» per fronteggiare la crisi e il suo impatto sui conti pubblici. «I giornali di agosto sono pieni di piani segreti del governo. Talmente segreti che non li conosce nemmeno il governo» scrive Renzi, che aggiunge al messaggino due “chiavi” ironiche, #nonesiste e #maddeche, anche per tranquillizzare il dibattito politico interno, tornato ad infiammarsi sull’ipotesi avanzata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di un nuovo intervento sulle pensioni.
«I progetti del Governo non sono segreti. Iniziamo dalla giustizia a cominciare da quella civile, che civile non è. Ne parliamo?» scrive Renzi in un secondo messaggio Twitter, seguito a raffica dal terzo: «C’è poi lo Sblocca Italia che riguarda infrastrutture, energia, autorizzazioni pubbliche, finanza per investimenti», che arriverà al Consiglio dei ministri il 29 agosto, insieme alle «Linee Guida sulla scuola. Perché tra 10 anni l’Italia sarà come la fanno oggi gli insegnanti» scrive Renzi. Altro che trattative con la Ue sul deficit, o piani straordinari di abbattimento del debito pubblico. «Noi lavoriamo su questo in #agosto» conclude il premier, che oggi lascerà le vacanze in Versilia per una visita-lampo in Iraq.
Nonostante i segnali tranquillizzanti del presidente del Consiglio, però, con l’avvicinarsi della Legge di bilancio del 2015 il clima politico resta molto acceso. E continua a tener banco il dibattito su un nuovo possibile intervento a carico delle pensioni, in particolare su quelle maturate prevalentemente grazie al vecchio sistema retributivo, più generoso di quello attuale basato sui contributi versati. L’ipotesi di un nuovo prelievo a carico degli assegni previdenziali più alti è stata rilanciata nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro, prospettando anche un possibile ricalcolo della quota maturata con il sistema retributivo.
L’idea, però, non incontra grande entusiasmo in Parlamento, e tantomeno tra i sindacati. La Cgil risponde al premier sempre via Twitter , «È inaccettabile un intervento sulle pensioni retributive», la Cisl parla di «nuova tassa sui pensionati». Forza Italia, con Maurizio Gasparri, la prospetta come un «esproprio» tout-court, mentre Renato Brunetta ricorda che il contributo di solidarietà sulle pensioni di oltre 5 mila euro netti mensili esiste già, e invita il premier «a una riflessione approfondita, prima di inutili sfracelli». D’accordo con Brunetta anche Cesare Damiano, del Pd, secondo il quale «sarebbe improponibile che per fare cassa si mettessero di nuovo le mani sulle pensioni del ceto medio. Il sistema previdenziale ha pagato un conto salatissimo con il governo Monti, adesso è ora di finirla». Solo Scelta Civica, con il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, si dice favorevole, a condizione però che i risparmi siano destinati alla previdenza dei giovani e si intacchi il meccanismo dei vitalizi parlamentari. D’accordo, invece, Elsa Fornero, ex ministro del governo Monti e autrice dell’ultima riforma previdenziale: in alcuni casi, dice, «c’è un grosso divario tra quello che si riceve e quello che è stato pagato».
Se la partita sulle pensioni resta aperta, sembra chiudersi invece un’altro problema spinoso per la finanza pubblica, il pagamento delle fatture arretrate della pubblica amministrazione. La Commissione Ue, che ha aperto una procedura d’infrazione per i tempi troppo lunghi, ha preso atto «con soddisfazione» delle misure e delle spiegazioni fornite dal governo, che con il piano straordinario avviato l’anno scorso ha già provveduto a pagare 26 dei 60 miliardi di debiti arretrati. Altrettanta «soddisfazione» per l’esito del confronto con la Ue è stata espressa dal sottosegretario per le Politiche europee Sandro Gozi, convinto che la chiusura della procedura sia vicina.
Mario Sensini



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