Renzi: tagliare le ferie dei tribunali E affronta il dossier crisi con Landini

Renzi: tagliare le ferie dei tribunali E affronta il dossier crisi con Landini

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ROMA — Il primo cinguettio del presidente del Consiglio è all’alba: «Non male questo fine settimana: giustizia, sblocca Italia, nomine europee, poi scuole e 1.000 giorni. Italia riparte, ciao vacanze». Qualche ora più tardi, in mattinata, sempre su Twitter, il premier insiste: «Al lavoro sui mille giorni». E, ancora, nel pomeriggio, Matteo Renzi, di nuovo sul suo social network preferito, entra nel vivo dei temi che sta affrontando in questi giorni.? L’inquilino di Palazzo Chigi parla di giustizia civile, sorvolando sulle polemiche, anche aspre, di queste ore («È un tema troppo importante e vitale per far ripartire l’Italia e non ci si può perdere nelle beghe politiche», spiega ai suoi) e andando direttamente al sodo: «L’obiettivo è dimezzare entro mille giorni l’arretrato e garantire il processo civile in primo grado in un anno, anziché in tre, come oggi».

Di «sforbiciata» in «sforbiciata»: per accelerare il tutto il premier vuole tagliare anche le ferie dei magistrati. Ecco infatti un altro tweet: «Oggi la giustizia si ferma dal primo agosto al quindici settembre. Noi proponiamo il dimezzamento della chiusura estiva dei tribunali: solo 20 giorni». Gli annunci corrono su Twitter, mentre il premier è impegnato a Palazzo Chigi con il suo staff. Delle polemiche e delle critiche ai provvedimenti non vuol sentir parlare, come si è detto: «Lasciateli commentare bozze e indiscrezioni che non esistono. È il solito giochino per provare a fermare il cambiamento, ma stavolta gli va male».
Non usa, però, Twitter, il presidente del Consiglio, quando si tratta di incontrare per una quarantina di minuti a Palazzo Chigi Maurizio Landini. Gli argomenti da trattare con il leader della Fiom sono tanti. E «molto delicati». Si chiamano Ilva, Alcoa, Termini Imerese, Piombino, Tyssen di Terni…«Settembre sarà un periodo difficile», spiega Landini. I due hanno ormai una certa consuetudine (dicono che ci sia anche lo zampino del capo del più grande sindacato dei metalmeccanici nella soluzione individuata dal governo della vicenda Elettrolux).
Dunque, le crisi industriali premono. E per l’80% riguardano il settore di cui si occupa Landini. È uno dei problemi che assillano Renzi, il quale, non per niente, ha fatto un tour estivo dei luoghi delle crisi. «Visite pastorali»: così Susanna Camusso aveva bollato quei viaggi agostani del premier nel Sud Italia. Landini, invece, ha un «approccio pragmatico e non ideologico» che piace all’inquilino di Palazzo Chigi. «Su molti di questi fronti di crisi — spiegherà più tardi lo stesso presidente del Consiglio ai collaboratori — pur nella differenza dei ruoli e delle posizioni parliamo la stessa lingua». E infatti i due si rivedranno a metà settembre perché la «situazione è complicata», per ammissione dello stesso premier, che pure rifugge dalla «cultura della rassegnazione» e punta, come ha spiegato al leader della Fiom, a «facilitare gli investimenti stranieri e italiani per risolvere le crisi industriali»: «Bisogna sollecitare chi ha soldi e idee per creare posti di lavoro».
Insomma, si è trattato di un incontro molto concreto su questioni stringenti, ma a nessuno è sfuggita la valenza simbolica di quel colloquio. È noto infatti che Renzi e Landini parlano lo stesso linguaggio anche quando sostengono che «il sindacato deve cambiare», con evidente riferimento all’organizzazione guidata da Susanna Camusso. La quale ha promesso al presidente del Consiglio un «autunno incandescente» e per tutta risposta il premier le ha replicato che «bisogna cambiare l’Italia e i sindacati non possono pensare di bloccare tutto: non hanno un potere di veto».
E in questa giornata densa di impegni l’inquilino di Palazzo Chigi si è dovuto occupare anche di una grana di partito: la decisione di Matteo Richetti e Stefano Bonaccini di candidarsi, l’un contro l’altro armati, alle primarie per scegliere il candidato che scenderà in pista per guidare l’Emilia Romagna alle prossime regionali. «Sono due amici — dice Renzi — e la loro sarà una bella gara. Voglio molto bene a entrambi: sarà una sfida affascinante».
Insomma, il premier si pone in una posizione super partes. Il duello tra i due non sembra preoccuparlo. Lo infastidiscono invece i totonomine sul ministero degli Esteri: «A pochi giorni dal vertice di Bruxelles — dice rabbuiato — ci vuole serietà e low profile».
Maria Teresa Meli


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