Due aerei, un elicottero e motovedette d’altura Ecco il Frontex europeo

Arriva la proposta di Bruxelles all’Italia. Si chiamerà «Triton», sarà finanziata interamente da Frontex con un costo mensile di 2 milioni e 800 mila euro al mese

Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera redazione • 4/9/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 2507 Viste

ROMA — «Due aerei ad ala fissa, un elicottero, tre motovedette d’altura, due gommoni e piccole imbarcazioni, operativi 24 ore al giorno per un costo di 2 milioni e 800 mila euro al mese»: eccola la proposta dell’Unione Europea per la nuova operazione di pattugliamento del Mediterraneo. Si chiamerà «Triton», sarà finanziata interamente da Frontex. Il documento dettagliato che fissa anche i confini dell’area di intervento, è stato trasmesso due giorni fa al governo italiano. E adesso va avanti la trattativa tra Roma e Bruxelles con un obiettivo che appare evidente: ottenere la massima cooperazione di tutti gli Stati membri per poter contare su un dispositivo che alla fine consentirà di gestire davvero i flussi migratori in arrivo dal Nordafrica. Il prossimo incontro «tecnico» è fissato per domani, servirà ad analizzare l’idoneità dei mezzi, tenendo conto che l’avvio della missione è previsto per il 30 novembre. In quella sede gli esperti del Viminale arriveranno con l’appoggio già fornito al ministro Angelino Alfano da Germania, Francia e Spagna, disponibili a mettere a disposizione anche mezzi propri per l’attività di controllo del mare.
«Nessuna sostituzione»
Mentre si mettono a punto i dettagli, il commissario per gli Affari Interni dell’Ue Cecilia Malmström chiarisce come «Frontex Plus non potrà sostituire “Mare Nostrum” perché avrà risorse più limitate e non avrà la capacità dell’operazione avviata nell’ottobre 2013 dalle autorità italiane che ha già salvato centomila persone nel Mediterraneo». Dopo aver evidenziato «il fantastico lavoro svolto», il commissario sottolinea che «la nuova missione non sarà la soluzione finale al problema migratorio, ma spetterà all’Italia decidere il futuro di “Mare Nostrum”. In ogni caso è importante arrivare a una responsabilità condivisa dei rifugiati, oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75 per cento dei rifugiati — Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio — mentre altri fanno troppo poco». Un appello che alcuni governi hanno già recepito assicurando il proprio impegno anche finanziario.
La doppia barriera
L’accordo già raggiunto prevede che «Triton» si fermi a 30 miglia dalle coste italiane, mentre saranno i mezzi della Marina Militare a pattugliare il tratto antistante la Libia, senza escludere anche una partecipazione della Guardia di Finanza. La doppia barriera mira a scoraggiare le partenze dalle coste del Nordafrica, ma anche a garantire il soccorso in mare ai migranti. Questo tipo di attività non sarà affidata a «Triton» (anche se il diritto della navigazione obbliga chiunque a prestare assistenza in caso di Sos) che avrà compiti di controllo e dunque sarà l’Italia a garantire la postazione più avanzata. Il coordinamento sarà internazionale. Il costo dei due aerei è di un milione al mese, mentre quello complessivo delle motovedette è di un milione e 20 mila euro ogni trenta giorni. In questo ambito si discuterà sull’opportunità di utilizzare mezzi adatti a navigare anche quando le condizioni del mare sono proibitive. Le autorità di Berlino, Madrid e Parigi hanno garantito di voler partecipare attivamente, la Spagna ha assicurato di poter impiegare anche la Guardia Civil in affiancamento alle forze dell’ordine italiane.
Gli accordi bilaterali
Quanto accaduto in questi mesi rende evidente come il pattugliamento del Mediterraneo non sia sufficiente a garantire la gestione dei flussi, anche tenendo conto dell’acuirsi delle crisi e la possibilità che nei prossimi mesi migliaia di profughi provenienti anche dal Medioriente cerchino di raggiungere l’Europa. Per questo si tenta di intensificare la cooperazione con i Paesi di origine per ottenere il via libera ai rimpatri non escludendo la possibilità di aprire uffici di smistamento delle richieste di asilo in Nordafrica. Una questione che Alfano affronterà oggi a Il Cairo con il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi e con il ministro dell’Interno Mohamed Ibrahim. L’occasione per affrontare anche il tema del terrorismo, tornato emergenza prioritaria dopo le ultime terrificanti azioni dell’Isis in Siria.
Fiorenza Sarzanini

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