Il Califfo e il format delle video-esecuzioni: la rete del terrore che si riproduce ovunque

Osama aveva creato un marchio. Il Califfo lo ha tramutato in un format. Riproducibile su scala globale

Guido Olimpio, Corriere della Sera redazione • 25/9/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 1244 Viste

Osama aveva creato un marchio. Il Califfo lo ha tramutato in un format. Riproducibile su scala globale. Per realizzarlo servono poche cose: un coltellaccio, una videocamera e un ostaggio. A scelta. Se non hanno un occidentale tra le mani, si accontentano con la preda che trovano. Un beduino nel Sinai. Un tuareg del Mali. Gli tagliano la testa perché li accusano di essere delle spie dei miscredenti.
Il filmato viaggia su Internet, visto e rivisto. E poi copiato da quanti, anche a migliaia di chilometri di distanza, condividono l’idea dell’Isis. Fermiamoci a questa settimana.
Si apre con il video dell’ostaggio John Cantlie costretto dai terroristi a recitare la lezione all’America. Qualche ora dopo la famiglia di un altro prigioniero, l’inglese Alan Henning, racconta di aver ricevuto un nuovo appello.
La catena di distribuzione prosegue con l’esecuzione del francese Hervé Gourdel sui monti della Cabilia. Stop al nastro. Altro frame.
Nelle stesse ore una foto dalle Filippine mostra due ostaggi tedeschi e un predone-terrorista con un machete. I prigionieri torneranno liberi in cambio di un riscatto e se gli Usa fermeranno i raid. Ancora. A pochi chilometri da Timbuctu trovano il corpo decapitato di un uomo rapito da militanti jihadisti. Giudici e carnefici. Ucciso perché avrebbe passato informazioni ai servizi francesi.
Pochi episodi, tutti ravvicinati, all’indomani delle incursioni americane sui rifugi dell’Isis. Eventi traumatici e mediatici, inseriti tra il discorso di Obama e quello di Hollande all’Onu. I presidenti parlano, i seguaci e gli imitatori del Califfo sgozzano.
Storie che riportano al passato. Alla forza militare dell’Occidente si risponde con l’arma degli ostaggi. Per citare un vecchio episodio: Alec Collett, giornalista britannico, è impiccato nel 1986 dai fedain di Abu Nidal su ordine di Muammar Gheddafi. Una ritorsione all’attacco statunitense su Tripoli. Allora i killer fecero arrivare una videocassetta. Metodi tramandati ai guerriglieri di Al Zarkawi e alle formazioni sunnite con le celle piene di ostaggi.
I propagandisti di Abu Bakr Al Baghdadi hanno raffinato la tecnica creando uno show macabro facilmente imitabile. E che permette all’Isis di dispiegare la sua bandiera nera. In alcuni teatri ha già degli ambasciatori, c’è uno scambio di esperienze, consultazioni. Pensiamo a Gaza. Ma anche nella penisola egiziana del Sinai dove l’esercito fatica a contrastare fazioni già protagoniste di esecuzioni documentate dai video. In Giordania dove, con sfumature diverse, agiscono militanti radicali. E poi nel Golfo dove le cellule non sono mai state debellate. In altre aree punterà sull’adesione spontanea o innescata dagli eventi. Gli assassini di Gourdel si presentano come i «Soldati del Califfato», dissidenti staccatisi da Al Qaeda nella terra del Maghreb.
Ripetono, in modo artigianale, quello che hanno visto nei video siriani: il momento dell’esecuzione è oscurato. Però precisano di aver eseguito gli ordini del leader. Un aspetto non da poco che indica il modus operandi e il legame politico.
Il fenomeno Isis ha colto di sorpresa la nomenklatura di Al Qaeda. C’è stata la spaccatura. Nelle varie branche regionali hanno iniziato a discutere come posizionarsi. Con Al Baghdadi o Zawahiri.
I giovani leoni hanno guardato alle vecchie volpi. Pronunciamenti, editti religiosi, tentativi di comporre il contrasto. L’Isis ha pazientato, ma non troppo.
Nell’ultimo messaggio il portavoce Al Adnani ha fatto la conta dei gruppi invitandoli a reagire. E poi rivolgendosi ai simpatizzanti sparsi ovunque ha detto loro di «non chiedere pareri» su cosa fare.
Bisogna agire, senza inseguire i piani d’assalto incredibili quanto impossibili. Anche l’ultimo Bin Laden, chiuso ad Abbottabad, se ne era convinto suggerendo una serie di piccoli attacchi.
L’Isis ha trovato la risposta operativa. Rapida. Una minaccia facile da mantenere. Un rituale che ognuno può apprendere dalla rete.
Nasce un’internazionale del terrore destinata ad allargarsi. Magari appoggiandosi, all’inizio, sulle minoranze all’interno dei gruppi. La coalizione dei tagliatori di teste contro quella dei governi arabo-occidentali.
Guido Olimpio

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