Il primo comune vietato ai pesticidi la rivoluzione nella valle delle mele

Malles, in Alto Adige, primo comune a bandire i pesticidi per referendum Ora possibile l’effetto domino. I coltivatori insorgono: li useremo lo stesso

PIERLUIGI DEPENTORI, la Repubblica redazione • 9/9/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Buone pratiche e Buone notizie, Copertina • 3978 Viste

BOLZANO. LE campagne della val Venosta, in questi giorni piene zeppe di mele gialle e rosse pronte per essere raccolte, diventeranno presto le prime ad essere completamente “pesticidi free”. Sono stati gli abitanti di Malles, cinquemila anime abbarbicate sulle alpi altoatesine a un tiro di schioppo dal doppio confine con l’Austria e con la Svizzera, a mettere in piedi un referendum popolare dal risultato schiacciante: il 75% ha votato per la messa al bando dei pesticidi sull’intero comune venostano, 2.377 “sì” al divieto sui 3160 voti espressi in totale.
«Chi dice che non è possibile coltivare senza utilizzare queste sostanze nocive è un criminale. L’agricoltura biologica è possibile e potenziabile», dice Johannes Unterpertinger, il farmacista del paese che da anni è a capo del comitato di volontari che si battono contro l’uso dei pesticidi in Alto Adige e che ha dato vita alla consultazione popolare. Un referendum guardato prima con freddezza e poi con paura dai vertici della potentissima associazione contadini bolzanina, quel Bauernbund che ha preso negli anni Cinquanta un gruppo di contadini restio a fare squadra facendolo diventare un colosso sociale ed economico: ogni anno nel solo Alto Adige vengono prodotte il 10% delle mele di tutta l’Europa. Euro, tantissimi Euro, “Oiro” così come lo pronunciano gli agricoltori della zona, tutti di madrelingua tedesca, una parola non tanto distante da “oro”, il vero colore delle mele venostane racchiuse nel consorzio Vip. In queste ore sulle strette strade del paese è tutto un rombare di trattori con i loro cassoni pronti per ospitare le mele Gala, Golden, Fuji, Red Delicious.
Il risultato del referendum dovrà ora passare in consiglio comunale a Malles per la modifica del regolamento e l’introduzione del divieto di uso di pesticidi, ma quel che è certo è che la consultazione popolare rischia di avere un effetto domino su tutto il territorio altoatesino, e anche nelle vicine campagne trentine.
Il Bauernbund, però, non è convinto: «Quello di Malles è un voto che va collocato a livello locale», dicono il presidente Leo Tiefenthaler e il responsabile venostano Raimund Prugger. «La difesa fitosanitaria è uno di quei settori maggiormente soggetti a severe disposizioni di legge a livello europeo, nazionale e provinciale che regolamentano l’intera materia, dalla produzione alla licenza, dalla somministrazione ai controlli. Di fatto non ci sono margini giuridici che consentano regolamentazioni speciali a livello comunale». Insomma, prima che il “no ai pesticidi” si trasformi in un divieto ufficiale, fanno capire, passerà del tempo, e chissà cosa potrà succedere alla fine.
Anche nel vicino Trentino il movimento che si sta battendo per eliminare i pesticidi dalle colture sta crescendo sempre più. L’associazione “Alta val di Non futuro sostenibile” ha avviato da mesi una raccolta di firme che ha già raggiunto quota tremila: a breve verranno consegnate alla Comunità di valle. «Vogliamo un futuro fatto di un ambiente senza reti, senza pali e senza pesticidi chimici, perché è assodato che diserbanti e fitofarmaci sono dannosi per la nostra salute e per quella dei nostri figli», dice Luciano Covi. In Trentino i Comuni di Malosco e Cavareno sono stati i primi ad avere emanato un regolamento comunale circa la disciplina dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle coltivazioni agricole, ma il loro esempio non è stato seguito dai paesi più grandi della valle.

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3 Responses to Il primo comune vietato ai pesticidi la rivoluzione nella valle delle mele

  1. Alberto Marchesi ha detto:

    Bravi, bene!
    Ed ora diffondiamo questa buona pratica, per l’incolumità dei nostri figli….

  2. […] su Diritti Globali l’articolo di Pierluigi Depentori su La Repubblica […]

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