Dai precari alle valutazioni Il piano sulla scuola è online

Entro un anno 150 mila assunzioni. Il nodo delle risorse Due mesi di consultazione sul web, decreto legge a gennaio

Valentina Santarpia, Corriere della Sera redazione • 4/9/2014 • Copertina, Istruzione & Saperi • 728 Viste

«Vi propongo un patto educativo, non l’ennesima riforma»: così il presidente del Consiglio Matteo Renzi, con il tono delle grandi occasioni, presenta in un videomessaggio pubblicato sul sito «Passo dopo passo» l’annunciato e temuto piano di riforma della scuola: il suo «libro bianco» (che poi tanto bianco non è) che tra copertine rosso corallo e titoletti azzurro cielo delinea in 136 pagine come in un anno verrà «rivoluzionata» la scuola italiana, con gli slogan «basta ai precari e alla supplentite» e «viva il merito».
Il primo passo? L’assunzione entro settembre del 2015 di 150 mila insegnanti, tra cui 80 mila maestri per le scuole dell’infanzia e della primaria, per un investimento di poco meno di tre miliardi, con un possibile risparmio di 300-350 milioni per le mancate supplenze. Si tratta di tutti i precari delle graduatorie ad esaurimento e dei vincitori e idonei dell’ultimo concorso, che andranno in parte (50 mila) a coprire le cattedre scoperte, e in parte a costituire l’organico funzionale, un corpo di docenti a disposizione di una rete di scuole per coprire ogni esigenza, azzerando quasi del tutto le supplenze. Dopo l’abbattimento delle liste di attesa, il reclutamento — è un altro dei punti chiave — avverrà solo con concorso triennale riservato agli abilitati: il prossimo bando, nel 2015, garantirà l’immissione in ruolo di altri 40 mila nuovi insegnanti in 3 anni, in vista di uno «svecchiamento» degli insegnanti, tra i più anziani dei Paesi Ocse (51 anni la media).
Quali saranno i prossimi passaggi? È lo stesso Renzi ad annunciarli: il 15 settembre partirà una consultazione, aperta fino al 15 novembre, per raccogliere idee e suggerimenti ed evitare che sia l’ennesima «riforma calata dall’alto»: «Sarà bellissimo ascoltare la voce di tutti perché la scuola non è del presidente del Consiglio», spiega il premier. La consultazione «si concluderà con un decreto legge all’inizio del 2015», aggiunge il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che ci tiene a precisare che con Renzi — che di fatto ha preso in mano personalmente il dossier — «siamo una squadra coesa». Scettica Forza Italia, con l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che twitta : «Speriamo non siano solo annunci».
Il vero nodo restano le coperture, non solo per garantire le assunzioni, salutate come «una svolta» dal segretario Cgil Susanna Camusso. Ma soprattutto per la parte del piano che riguarda da vicino gli studenti. In programma il potenziamento della storia dell’arte e del disegno nel biennio dei licei e degli istituti turistici (costo stimato: 25 milioni), un’ora di settimana di educazione fisica dalla II alla V elementare, due ore di musica al IV e V anno (sempre nella primaria), il coding (la programmazione informatica), l’economia in tutte le scuole superiori, gli incentivi (per 15 milioni) per la connessione internet wi-fi nelle scuole, l’aumento dei laboratori e delle esperienze di alternanza scuola-lavoro. E naturalmente il potenziamento dell’inglese, per evitare che i ragazzi lo parlino «come me, che più che english parlo globish », scherza Renzi. «Ci sembra uno sforzo importante di innovazione — sottolinea Mimmo Pantaleo (Cgil) — ma abbiamo bisogno della certezza di tempi e risorse». Un piano «ambizioso», secondo Francesco Scrima (Cisl) che «andrà valutato sull’attuabilità». E Massimo Di Menna (Uil) insiste: «Verificheremo l’entità delle risorse». Renzi assicura che «mettere soldi nella scuola non è un costo ma un investimento» e che i fondi saranno nella legge di Stabilità. Ma per ora certezze non ce ne sono.
E non è l’unico scoglio: i sindacati sono pronti a dichiarare battaglia, invocando il contratto nazionale, su un altro punto di svolta, l’assegnazione degli scatti retributivi agli insegnanti legati al merito. «Una scelta di coraggio», la difende Renzi, ma che rischia di scatenare una rivolta.
Valentina Santarpia

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