Detenzione e accoglienza inadeguata: la difficile vita dei richiedenti asilo in Ue

Detenzione e accoglienza inadeguata: la difficile vita dei richiedenti asilo in Ue

BRUXELLES – Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Questo l’adagio popolare che può sintetizzare bene i risultati del rapporto presentato oggi a Bruxelles dall’Ecre, il Consiglio europeo dei rifugiati e degli esuli, sulle condizioni dei richiedenti asilo in quindici paesi europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Malta, Olanda, Polonia, Svezia e Regno Unito). A fronte di un’Ue che parla di una politica comune d’asilo, resta una realtà in cui chi l’asilo lo richiede non può raggiungere il nostro continente se non mettendo a rischio la sua vita con viaggi su carrette del mare. E, anche una volta arrivato in Europa, il richiedente asilo è spesso trattenuto in centri di detenzione o ospitato in strutture di accoglienza in condizioni inadeguate al rispetto dei diritti fondamentali della persona.
La ricerca elogia gli sforzi del governo italiano, che con l’operazione mare nostrum ha salvato oltre centomila vite, ma lancia anche un allarme secondo cui, entro la fine dell’anno, potranno essere fino a 160 mila gli sbarchi in Italia. Le cifre sono per lo più note e parlano da sole: fino ad agosto 2014 in Italia sono arrivati 106.000 migranti, la maggior parte da Siria ed Eritrea (114 mila gli arrivi in Ue via mare fino ad agosto), un numero senza precedenti. Come senza precedenti è il numero di morti in mare, che ha superato le duemila persone. Oltre 36 mila sono state le richieste d’asilo fino a ora nel 2014, mentre erano quasi 28 mila nel 2013. Di queste 36.000 richieste, 17.700 provengono da bambini, e circa 9700 sono stati i minori non accompagnati. Numeri grandi, ma non grandissimi, se si pensa che le richieste di asilo in tutta Europa, nel 2014, hanno superato le 535 mila. L’Italia, per domande di asilo, si colloca al quinto posto dopo Svezia, Germania, Francia e Regno Unito.
I centri di accoglienza italiani stanno ospitando circa 60 mila persone, e il 55% dei richiedenti asilo si trova in centri di accoglienza del sud (solo la Sicilia ospita il 25% del totale). Gli standard sono diversi da centro a centro, il che rende le condizioni di accoglienza disomogenee.
Allargando l’analisi agli altri paesi europei, ci sono molti cattivi esempi ma anche qualche pratica virtuosa: in Ungheria il 26% di tutti i richiedenti asilo e quasi la metà (42%) degli uomini singoli sono detenuti (aprile 2014), anche i minori non accompagnati sono trattenuti insieme agli adulti per lunghi periodi, nonostante la legge lo vieti. A Cipro, dove la detenzione riguarda un numero minore di casi, le condizioni sono simili a quelle di una vera e propria prigione: le persone sono detenute in celle sotto uno stretto sistema di sorveglianza, possono trascorrere in luoghi comuni solo poche ore al giorno e vengono ammanettate per trasferimenti all’interno o fuori del centro. Mentre in alcuni paesi, come il Belgio e l’Olanda, le famiglie di richiedenti asilo con bambini non vengono più detenute alle frontiere, lo sono invece in paesi quali Malta, Grecia e Bulgaria. In Italia, non è prevista detenzione per richiedenti asilo, che hanno invece libertà di entrare ed uscire dai centri d’accoglienza e di muoversi sul territorio. Un altro buon esempio è la Svezia, che ha garantito ai profughi siriani un permesso di soggiorno permanente per i richiedenti asilo siriani.
In Francia, nel 2013, un richiedente asilo vulnerabile aspettava in media 12 mesi per ottenere un posto in accoglienza. Al 31 Dicembre 2013, la lista prioritaria per le persone vulnerabili in attesa d’accoglienza contava 15.000 persone. Senza accesso all’accoglienza, i richiedenti asilo, che per legge non possono lavorare, sono obbligati a cavarsela come possono per guadagnarsi da vivere. “Concordiamo sul fatto che il soccorso in mare nel canale di Sicilia debba essere considerato una responsabilità europea e che gli sforzi italiani nell’operazione “Mare Nostrum” debbano essere supportati dagli altri Stati Membri e dalla stessa Commissione Europea. “Frontex Plus”, per il momento, non sembra andare in questa direzione. Piuttosto punta al rafforzamento dei controlli e della sorveglianza”, sottolinea Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati.
Un paradosso su cui il rapporto si concentra è che comunque, una volta arrivati in Europa, i profughi siriani hanno un tasso di concessione dell’asilo di oltre il 90%. Perché, ci si chiede dunque, si rende loro così difficile entrare nell’Ue? Soprattutto visto che l’Unione Europea sta ospitando solo il 3% dei tre milioni di profughi siriani che cercano di sfuggire dalla guerra. Come ha detto l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati riguardo la poca attitudine degli Stati membri Ue a favorire i reinsediamenti e i trasferimenti di profughi: “Mai così tanti hanno fatto così poco per così pochi”. L’Europa prenda nota. Il rapporto dell’Ecre fa parte del progetto di un database sull’asilo in Europa, che coinvolge i quindici paesi presi in esame dalla relazione e che verrà esteso presto alla Croazia e in seguito alla Turchia. Il database è consultabile al link www.asylumineurope.org, e contiene informazioni dettagliate sulla procedura d’asilo, le condizioni d’accoglienza e di detenzione per i richiedenti asilo. (Maurizio Molinari)
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