La drug policy che funziona

Nel 2011 il rap­porto della Glo­bal Com­mis­sion on Drug Policy, denun­ciando i fal­li­menti della War on Drugs, ana­liz­zando i disa­stri di que­sta guerra, fece tre­mare i palazzi proi­bi­zio­ni­sti nazio­nali e pla­ne­tari

Giorgio Bignami, il manifesto redazione • 17/9/2014 • Copertina, Droghe & Dipendenze • 539 Viste

Nel 2011 il rap­porto della Glo­bal Com­mis­sion on Drug Policy, denun­ciando i fal­li­menti della War on Drugs, ana­liz­zando i disa­stri di que­sta guerra, fece tre­mare i palazzi proi­bi­zio­ni­sti nazio­nali e pla­ne­tari. Que­sto, sia per i suoi con­te­nuti, sia per le firme di molti pezzi grossi dell’establishment inter­na­zio­nale, a par­tire dall’ex segre­ta­rio gene­rale dell’Onu Kofi Annan, assi­stiti da una scelta schiera di esperti.

Dopo il rap­porto del 201, la Com­mis­sione ha segui­tato a lavo­rare su spe­ci­fici pro­blemi, per esem­pio i costi dell’applicazione della legge penale e la ridu­zione del danno (vedi il rap­porto fra dro­ghe, Hiv/Aids ed epa­tite C). Fin­ché il 9 set­tem­bre scorso è stato pub­bli­cato il nuovo rap­porto Taking Con­trol: Path­ways to Drug Poli­tics that Work — “Pren­dere il con­trollo: per­corsi verso poli­ti­che delle dro­ghe che funzionino”.

Qui solo qual­che rapido cenno ai con­te­nuti del rap­porto, a par­tire dalle rac­co­man­da­zioni finali:

spo­stare il più pos­si­bile risorse dalle azioni repres­sive e puni­tive agli inter­venti sani­tari e sociali di pro­vata efficacia;
porre fine sia alla cri­mi­na­liz­za­zione dell’uso e del pos­sesso di dro­ghe per uso per­so­nale (l’italica depe­na­liz­za­zione di uso e pos­sesso è il più delle volte una tra­gica frode, almeno dalla Jervolino-Vassalli in poi e ancor più negli anni della Fini-Giovanardi), sia ai trat­ta­menti obbli­ga­tori (quasi una allu­sione a certe nostre comu­nità terapeutiche);
cogliere l’opportunità della pros­sima assem­blea gene­rale Onu sulle dro­ghe (Ungass) del 2016 per cam­biare le con­ven­zioni inter­na­zio­nali, sinora rical­cate sul modello proi­bi­zio­ni­sta varato a Vienna nel 1961;
pun­tare sulle alter­na­tive al car­cere per i “pesci pic­coli” del nar­co­traf­fico (pic­coli pro­dut­tori, cor­rieri al det­ta­glio, pic­coli spacciatori);
per­met­tere e inco­rag­giare i diversi espe­ri­menti di lega­liz­za­zione con­trol­lata, a par­tire da (ma non fer­man­dosi a) can­na­bis, foglie di coca e parte delle nuove sostanze psicoattive;
pun­tare a una ridu­zione del potere delle orga­niz­za­zioni cri­mi­nali per ridurre la vio­lenza e l’insicurezza ali­men­tate dalle com­pe­ti­zioni tra di loro e con lo Stato;
assi­cu­rare l’equo accesso ai far­maci essen­ziali, in par­ti­co­lare gli oppia­cei per il dolore (per inciso, l’ultima rela­zione ad hoc al Par­la­mento del nostro Mini­stero della salute mostra qual­che pro­gresso, ma anche quanto siamo ancora lon­tani dagli stan­dard di altri paesi soprat­tutto del cen­tro e nord-Europa e del nord-America).
Poco spa­zio resta per le parti ana­li­ti­che del rap­porto. Il fal­li­mento delle stra­te­gie di con­trollo è docu­men­tato dagli aumenti di pro­du­zioni e con­sumi di dro­ghe pesanti; il danno alla salute pub­blica e alla sicu­rezza dalla fre­quenza delle adul­te­ra­zioni e delle morti da over­dose, dalle restri­zioni alle stra­te­gie di ridu­zione del danno (solo in Rus­sia 1.800.000 iniet­tori sono infetti da virus Hiv); l’attacco ai diritti umani dagli oltre mille giu­sti­ziati all’anno per reati di dro­ghe, dagli innu­me­re­voli car­ce­rati e reclusi in “cen­tri spe­ciali”, dalle gravi discri­mi­na­zioni a danno delle mino­ranze etni­che e raz­ziali; l’incentivazione della cri­mi­na­lità e dell’arricchimento dei cri­mi­nali dai quasi quat­tro­cento miliardi di dol­lari annui di ven­dite al det­ta­glio, dall’escalation della vio­lenza e del finan­zia­mento del ter­ro­ri­smo; giù giù, sino ai dati sul dila­gare della cor­ru­zione, sull’inquinamento dell’economia legale, e chi più ha più ne metta.

Insomma, con­clude la Com­mis­sione, vi sup­pli­chiamo, potenti della terra, fac­cia­mola finita; e per for­tuna, aggiunge, qual­cuno qua e là ha ini­ziato a capire l’antifona.

Rap­porto e som­ma­rio ita­liano su www?.fuo?ri?luogo?.it

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