Giustizia sociale, Italia ventitreesima in Ue. Il peso del gap generazionale

Giustizia sociale, Italia ventitreesima in Ue. Il peso del gap generazionale

ROMA – L’Italia si colloca al ventitreesimo posto, insieme alla Lettonia, per quanto riguarda la giustizia sociale, sui ventotto Stati membri UE, insomma in zona retrocessione. Il nostro paese prende appena un 4,7 su 10 nella media di tutti gli indicatori analizzati. Nel 2008 e nel 2011, l’indice di giustizia sociale per l’Italia era al 5,16. Peggio di noi solo l’Ungheria, con 4,44, la Bulgaria con 3,75, la Romania con 3,69 e la Grecia (ultima per tantissimi dei parametri presi in considerazione) con 3,57.

A dirlo è il rapporto della fondazione tedesca Bertelsmann Stiftung, che rileva come negli ultimi anni si sia allargata la forbice fra i paesi del Nord Europa a più forte inclusione sociale (la Svezia, che prende ben 7,48, la  Finlandia con 7,13, la Danimarca con 7,06 e i Paesi Bassi con 6,96) e quelli del Sud e dell’Est, dove il livello di giustizia sociale è drammaticamente crollato (fra questi oltre all’Italia la Grecia, la Spagna e l’Ungheria, ma anche l’Irlanda). La principale ragione per queste differenze è, secondo lo studio, da attribuire a una cattiva gestione dei tagli che i paesi più colpiti dalla crisi hanno messo in atto: invece di risparmiare colpendo le posizioni di privilegio, infatti, si è preferito adottare tagli che andassero a colpire indiscriminatamente anche le categorie più deboli di cittadini.

Un’altra differenza degna di nota a livello europeo è quella demografica, laddove i giovani sono più colpiti dall’ingiustizia sociale rispetto agli anziani (il 28% dei bambini e dei giovani europei è a rischio di povertà mentre gli anziani a rischio sono in calo). Lo stesso dato si può ritrovare anche in Italia, dove la disoccupazione giovanile – com’è purtroppo arcinoto – ha raggiunto e superato il 40%. Inoltre, il nostro paese si colloca al ventisettesimo posto su ventotto, seguito solo dalla Grecia, per quanto riguarda la giustizia intergenerazionale, con uno score di 3,73. Questo perché ad esempio il trattamento pensionistico degli anziani è molto più favorevole rispetto a quello che si potranno attendere i giovani fra qualche decennio.
Se la situazione sembra in peggioramento in tutta l’UE, ci sono tre eccezioni, la Germania, il Lussemburgo e la Polonia, in cui si stanno facendo miglioramenti verso una società più equa.
La media dell’indice di giustizia dell’Unione Europea è di 5,6, con dodici paesi che prendono almeno sei (oltre ai primi quattro già citati ci sono in ordine dal quinto in poi la Repubblica Ceca, l’Austria, la Germania, il Lussemburgo, la Slovenia, l’Estonia, il Belgio e la Francia).Gli squilibri geografici e generazionali, nota il rapporto, possono portare a situazioni di tensione e a una perdita di fiducia che può minare il progetto di integrazione europea.

Per tornare all’Italia, la sua ventitreesima posizione nella classifica generale dell’indice di giustizia sociale è dovuta al fatto che, nella stragrande maggioranza degli indicatori analizzati, il nostro paese risulta ben al di sotto della media e le cose tendono ad andare sempre peggio. Ad esempio, il numero di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta è quasi raddoppiato negli ultimi anni, passando dal 6,8% del 2007 al 12,4% del 2013, e quasi tre italiani su dieci vivono in condizioni di povertà relativa. Inoltre, col 32% di Neet, siamo gli ultimi in Europa nella graduatoria dei giovani fra i venti e i ventiquattro anni che né studiano né cercano lavoro. Una piccola luce di speranza è data invece dal fatto che in Italia sembra ci sia un legame molto blando fra il ceto sociale di appartenenza di un individuo e il suo successo accademico, il che è un buon segno per le pari opportunità (in questo speciale indicatore siamo quarti). Non facciamo poi tanto male neanche per quel che riguarda la non discriminazione (ci piazziamo al dodicesimo posto insieme a una serie di altri paesi, ma con un punteggio di sette su dieci).

Un’altra tendenza rilevata dal rapporto è come non sempre, a performance economiche positive di un paese corrisponda poi un alto grado di giustizia sociale. Ad esempio la Svezia e l’Irlanda, pur avendo un Pil pro capite simile, raggiungono risultati molto differenti in questo specifico indice, col paese scandinavo a guidare la classifica degli Stati più “giusti socialmente” mentre l’Irlanda si colloca solo al diciottesimo posto. E un’altra prova è data da paesi come la Slovenia (quinta), la Repubblica Ceca (nona) e l’Estonia (decima che, pur avendo economie nella media e non particolarmente performanti, mostrano un alto grado di giustizia sociale.

Con questo nuovo indice, la fondazione Bertelsmann si propone di misurare il livello di giustizia sociale di un paese basandosi su sei aree tematiche e trentacinque indicatori. Le aree sono: povertà, istruzione, giustizia fra le generazioni, occupazione, salute e coesione sociale e non discriminazione.  Questo è il primo anno in cui un tale indice viene pubblicato, ma si continuerà a monitorare la situazione anche perché esso verrà completato dal cosiddetto Barometro EU delle Riforme. I due strumenti, messi insieme, daranno un nuovo indicatore a livello europeo, il cosiddetto Sim (Social Inclusion Monitor). (Maurizio Molinari)

© Copyright Redattore Sociale



Related Articles

L’inverno grigio del nostro scontento

La neve di questi giorni sembra un reagente chimico capace di rivelare lo stato inerte e delirante di tutta la nazione. Forse per la prima volta l’abbiamo vista prima che cadesse a terra.

Boschi, una fiducia che scotta

Banche. Mozione M5S contro la ministra Boschi «Vedremo chi ha la maggioranza», ribatte lei. I numeri sono dalla sua parte, ma le opposizioni puntano a tenerla sulla graticola

“Niente burqa in pubblico e nelle strade” La Francia ha votato il divieto totale

Approvata anche dal Senato la legge che entrerà  in vigore nel 2011. In ottobre la Corte costituzionale darà  il suo parere.  I senatori favorevoli sono stati 246, solo uno il no. Ma l’opposizione non ha votato. L’auspicio della Carfagna: “Spero che anche da noi il progetto di legge vada avanti” 

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment