L’Ocse: crescita, Italia fanalino di coda « Il 2014? Finirà ancora in recessione »

Per S&P sarà «quota zero». Al Quirinale vertice Napolitano-Visco

Stefania Tamburello, Corriere della Sera redazione • 16/9/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 1621 Viste

ROMA — Per l’Ocse l’Italia finirà il 2014 in recessione, unico Paese del G7 a ripiombare nel triple dip , la terza ricaduta. Si può sperare che le previsioni dell’organismo internazionale che riunisce i Paesi più industrializzati del mondo siano eccessivamente severe ma non c’è da stare molto più allegri anche se si prendono le analisi di Standard and Poor’s che ha invece previsto per l’Italia, quest’anno, una crescita zero. Per il 2015 l’Ocse condanna il nostro Paese alla stagnazione, prevedendo un aumento impercettibile del Pil (Prodotto interno lordo) dello 0,1%, mentre anche in questo caso S&P è più benevola, prospettando un margine positivo dello 0,7%.
Si gira comunque, nel migliore dei casi, attorno a valori inferiori all’1% che confermano le grandi difficoltà dello scenario economico e spiegano, una volta di più, l’insistenza con cui negli incontri milanesi dello scorso fine settimana il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il presidente della Bce, Mario Draghi e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, abbiano rimarcato l’urgenza di rilanciare gli investimenti, senza i quali non ci saranno impulsi all’agonizzante crescita. Di quegli incontri e soprattutto dei prossimi appuntamenti del G20 a Cairns in Australia e a Washington negli Usa – anche essi articolati attorno ad un’agenda che ha al primo posto il tema degli investimenti e del sostegno alla domanda – ieri Visco ha parlato con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Per il «numero uno» di Bankitalia recarsi al Quirinale prima di importanti vertici è una consuetudine che ieri ha rispettato, disegnando a Napolitano lo scenario, molto serio, dell’economia in Italia e in Europa e illustrando i prossimi passi da compiere – anche nel campo della regolamentazione finanziaria – per rilanciare appunto gli investimenti, nonché le mosse della politica monetaria per contrastare la bassa inflazione. «L’Italia teme il vento freddo della deflazione», ha sintetizzato ieri il Financial Times , attribuendone la causa «alla crescita più debole del previsto» mentre il Tesoro ha confermato l’anticipazione sul fabbisogno di luglio che si è attestato a 1,686 miliardi, portando il valore dei primi 7 mesi a circa 43 miliardi.
I dati Ocse «non ci costringeranno a nessuna manovra aggiuntiva» commenta il sottosegretario Graziano Delrio. Ma il quadro di previsioni, risulta particolarmente severo – e non c’è da stupirsi che Piazza Affari abbia reagito alle nuove analisi macroeconomiche anche di S&P con un ribasso dell’ 1,04% a 20.851 punti – perché ridimensiona molto le stime fatte in maggio. Il taglio delle previsioni del Pil del 2014 è stato di quasi un punto, precisamente dello 0,9%, dal +0,5% al -0,4%. Per il 2015 poi, la revisione al ribasso, è stata ancora più ampia: un punto percentuale tondo, dal +1,1% al +0,1%. L’Italia ha deluso più di tutti ma in generale, segnala l’Ocse, «prosegue la moderata ripresa a livello globale anche se la debole domanda nell’area euro resta un fattore di preoccupazione». Il Pil dell’Eurozona è stato rivisto al ribasso, per il 2014, dall’1,2% allo 0,8%, quello degli Stati Uniti dal 2,6% al 2,1%, della Germania dall’1,9% all’1,5%, della Francia dallo 0,9% allo 0,4% e della Gran Bretagna dal 3,2% al 3,1%. Riguardo al 2015, il Pil degli Stati Uniti si attesterà al 3,1% dal 3,5%, quello della Germania all’1,5% dal 2,1%, della Francia all’1% dall’1,5%, della Gran Bretagna al 2,8% dal 2,7%. Il Prodotto dell’Eurozona l’anno prossimo salirà dell’1,1%, in rallentamento dall’1,7% di maggio. L’unico Paese che il prossimo anno dovrebbe crescere più del previsto è la Gran Bretagna, per cui l’organizzazione di Parigi ha rivisto al rialzo la previsione di crescita.
Quanto all’analisi di S&P, «i deludenti risultati del secondo trimestre hanno gettato dubbi sulla sostenibilità della ripresa nella zona dell’euro» e «le condizioni economiche» dell’area «restano fragili». Sull’Italia, l’agenzia di rating si sofferma invece sugli effetti del pacchetto di misure annunciate in marzo dal governo, dal pagamento dei debiti della P.a. al bonus fiscale di 80 euro: la spinta aggiuntiva alla crescita per quest’anno «sarà dello 0,1% e non dello 0,3% come previsto in precedenza».
Stefania Tamburello

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