Mille Occupy per la terra

Ambiente . Oggi a New York e in centinaia di città nel resto del mondo, la più grande manifestazione della storia per salvare il pianeta. Un’idea lanciata dalla ong «350.org» attiva in 188 paesi

Marina Catucci, il manifesto redazione • 21/9/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Movimenti • 807 Viste

Il fan­ta­sma che si aggira per l’America da un po’ di anni è quello della coscienza sociale. Oggi a New York si tiene quella che nelle inten­zioni degli orga­niz­za­tori dovrà essere la più grossa mani­fe­sta­zione della sto­ria sul tema del cam­bia­mento cli­ma­tico. Par­te­ci­pano più di mil­le­quat­tro­cento orga­niz­za­zioni, sono attese cen­ti­naia di auto­bus da tutti gli Stati Uniti mobi­li­tati da una coa­li­zione di atti­vi­sti, ambien­ta­li­sti, sindacati.

L’idea nasce da un Ong, 350?.org, attiva in oltre 188 paesi ma con base in Ame­rica, e sta costruendo un movi­mento glo­bale sul tema dell’ambiente. Di que­sta mani­fe­sta­zione a New York se ne parla da luglio, prima online, tra­mite twit­ter, poi sono ini­ziati a com­pa­rire dei volan­tini, poi a fine ago­sto hanno affit­tato gli spazi pub­bli­ci­tari di un intero vagone della metro­po­li­tana per pub­bli­ciz­zare l’evento di oggi.

A seguire, il 7 set­tem­bre è uscito un docu­men­ta­rio che mira ad ispi­rare il movi­mento glo­bale, Disrup­tion, dispo­ni­bile online e distri­buito in cen­ti­naia di sale in giro per gli Stati Uniti e per il mondo. Pro­iet­tato a New York, tra gli altri luo­ghi anche alla New School, la famosa facoltà di scienze sociali dove inse­gnano molte delle menti meno orto­dosse del campo accademico.

La mani­fe­sta­zione di oggi si tiene in con­co­mi­tanza con l’inizio dell’assem­blea gene­rale dell’Onu sul clima. Ma il cor­teo, con­tra­ria­mente alle aspet­ta­tive, non ter­mi­nerà nei pressi del palazzo di vetro. Il per­corso invece è stato stu­diato per evi­tare gli annosi pro­blemi con la poli­zia di NY che anche con un nuovo sin­daco come De Bla­sio non rea­gi­sce con entu­sia­smo alle grandi mani­fe­sta­zioni cittadine.

Nelle piazze migliaia di persone, per far rinascere un’azione globale «contro il razzismo ambientale e per la giustizia climatica»

«Il cor­teo non ha il fine di bloc­care l’Onu o para­liz­zare New York City – spiega Paul, uno degli atti­vi­sti — que­sta mani­fe­sta­zione è in realtà la prima uscita di un movi­mento più ampio, una coa­li­zione che com­prende non solo i soliti ambien­ta­li­sti bian­chi ma i sin­da­cati e i rap­pre­sen­tanti delle comu­nità (spesso povere e delle mino­ranze) più col­pite dagli effetti del cam­bia­mento cli­ma­tico. Que­sto non è il vec­chio tipo di mar­cia per il clima in cui si parla solo di orsi polari. È più di que­sto. Stiamo par­lando di raz­zi­smo ambien­tale e di giu­sti­zia climatica».

Per avere il per­messo di scen­dere in strada sono occorse set­ti­mane, la poli­zia non era pro­prio in vena di nego­ziare e l’ha dimo­strato tem­po­reg­giando e per­dendo tempo.

«So che molti si aspet­ta­vano da noi una serie di flash mob ed altri tipi di mobi­li­ta­zioni – dice Sam, anche lui parte dell’organizzazione — ma la radi­ca­lità qui non è nelle tat­ti­che, è nel costruire una coa­li­zione più ampia, poten­zial­mente enorme, non ignorabile».

E que­sto è pro­prio il punto, il costruire una massa cri­tica che si pro­pone come inter­lo­cu­tore e che mette insieme ingiu­sti­zia socio-economica e temi ambien­tali, mostrando quanto siano cor­re­lati. Quanto, in realtà siano la stessa cosa.

Non è un caso che l’esordio di 350?.org ricordi molto le stra­te­gie comu­ni­ca­tive di Occupy Wall Street: se ne ini­zia a par­lare online mesi prima, si fanno tra­pe­lare nel main­stream le noti­zie che qual­cosa di epo­cale sta avve­nendo, anzi, è già avve­nuta, biso­gna solo fare atten­zione. «Non è un caso, in quanto molte sono le stesse per­sone – dice Libor, arti­sta, atti­vi­sta e parte di Occupy – 350?.org ha con­tat­tato molti di quelli che cura­vano la comu­ni­ca­zione di Ows. Il cor­teo sarà un suc­cesso, te lo garan­ti­sco anche per que­sta ragione».
Il cor­teo di oggi non è un epi­so­dio iso­lato ma la mani­fe­sta­zione più visi­bile di una serie di azioni, con­fe­renze, eventi, alcuni dei quali potreb­bero diven­tare più conflittuali.

21desk1clima

A par­tire da domani mat­tina, le strade saranno di nuovo riem­pite da ex par­te­ci­panti di Occupy Wall Street che sotto la ban­diera Flood Wall Street, pro­met­tono un mas­sic­cio sit-in mirato a col­pire le isti­tu­zioni che trag­gono pro­fitto dalla crisi climatica.Ci sarà Naomi Klein, il cui nuovo libro (leggi la recen­sione qui) si basa sulla tesi già pub­bli­cata da lei in un arti­colo del 2011, per cui inver­tire il cam­bia­mento cli­ma­tico è incon­ce­pi­bile senza sfi­dare il capi­ta­li­smo glo­bale; ci sarà il pre­mio Puli­tzer Chris Hod­ges e dopo i loro inter­venti comin­ce­ranno le azioni dirette riguardo le quali, ovvia­mente, non ven­gono dati par­ti­co­lari det­ta­gli. «L’idea è quella di met­tere in evi­denza la con­nes­sione tra la crisi cli­ma­tica, il capi­ta­li­smo estrat­tivo, e le isti­tu­zioni finan­zia­rie che ne trag­gono pro­fitto», dicono gli organizzatori.

«Ho fatto parte di Occupy Wall Street e di Occupy Sandy – con­ti­nua Libor – quanto tutto sia un grande con­ca­te­na­mento poli­tico per noi è evi­dente e non si ferma qua. Io sono vegano e non è un capric­cio, è un’azione poli­tica. Man­giare carne, soste­nere non solo tutta una catena di ser­vizi e mec­ca­ni­smi col­le­gati all’industria del cibo ma anche una cul­tura della supre­ma­zia è incon­ci­lia­bile col mio pen­siero poli­tico. Chi non ne vede la con­trad­di­zione ha un pro­blema. Comun­que, in que­sto periodo sto­rico è tutto molto facile, si capi­sce chi sono i cat­tivi, qual è la parte sba­gliata della sto­ria. Ed è facile stare con i buoni, basta indi­vi­duare il ban­dolo della matassa: sono le stesse per­sone a cau­sare pro­blemi solo super­fi­cial­mente non connessi».

In molti par­te­ci­pe­ranno ad entrambi gli eventi, quello di oggi e di domani. Da mesi molti atti­vi­sti si stanno pro­di­gando per la riu­scita delle due gior­nate e gli orga­niz­za­tori sono attenti a ripe­tere che le tat­ti­che sono diverse ma com­ple­men­tari. «Non stiamo pun­tando il dito con­tro quello che potrebbe essere sba­gliato – rac­conta Susan, che par­te­cipa all’organizzazione di entrambe le gior­nate, par­tendo daFlood Wal Street – Molti di 350?.org stanno lavo­rando con noi e vice­versa. Ora abbiamo una incre­di­bile oppor­tu­nità di orga­niz­zare qual­cosa e non ha dav­vero senso per­dersi nelle dif­fe­renze quando abbiamo dei nemici comuni così potenti».

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