Sabbie mobili per Obama

Stati uniti. La strategia che non convince: demolire la Siria, rioccupare l’Iraq e rafforzare la propria influenza e laedership sull’Unione europea

Manlio Dinucci, il manifesto redazione • 12/9/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 742 Viste

«Che Dio bene­dica le nostre truppe, che Dio bene­dica gli Stati uniti d’America»: con que­ste parole (che invi­tiamo Papa Fran­ce­sco a com­men­tare) si è con­clusa ieri notte la solenne «Dichia­ra­zione sull’Isis», con cui il pre­si­dente Obama, in veste di «Coman­dante in capo», si è rivolto ieri sera non solo ai suoi con­cit­ta­dini ma al mondo intero.

L’America è «bene­detta» per­ché si assume i com­piti più gra­vosi, a par­tire dalla «respon­sa­bi­lità di eser­ci­tare la lea­der­ship». In «un mondo incerto, la lea­der­ship ame­ri­cana è l’unica costante». È infatti l’America che ha «la capa­cità e volontà di mobi­li­tare il mondo con­tro i ter­ro­ri­sti», che ha «chia­mato a rac­colta il mondo con­tro l’aggressione russa», è l’America che può «debel­lare l’epidemia di Ebola». Con que­sti toni, da pre­di­ca­tore medioe­vale all’epoca della Peste Nera («l’aggressione russa», che così sem­bra messa sullo stesso piano dell’epidemia di Ebola), il Pre­si­dente lan­cia la nuova cro­ciata con­tro lo «Stato isla­mico dell’Iraq e della Siria», avver­tendo che «ci vorrà tempo per sra­di­care un can­cro come quello dell’Isis». Nono­stante tutto quello che ha fatto finora l’America per com­bat­tere il ter­ro­ri­smo, sot­to­li­nea, «abbiamo ancora di fronte una minac­cia ter­ro­ri­stica». Ciò per­ché «non pos­siamo can­cel­lare ogni trac­cia del male dal mondo».

Con que­sta pre­messa, che ricorda le cro­ciate del repub­bli­cano Rea­gan con­tro l’«impero del male» (l’Urss) e del repub­bli­cano Bush con­tro «il nemico oscuro che si nasconde negli angoli bui della Terra» (al Qaeda), il demo­cra­tico Obama ha enun­ciato «la stra­te­gia degli Stati uniti per scon­fig­gere l’Isis», arti­co­lata in quat­tro punti. «Una siste­ma­tica cam­pa­gna di attac­chi aerei con­tro l’Isis», in Siria così come in Iraq. Un «accre­sciuto appog­gio alle forze che com­bat­tono l’Isis sul ter­reno»: a dif­fe­renza che in Iraq e Afgha­ni­stan gli Usa non invie­ranno uffi­cial­mente forze di terra, ma con­si­glieri e istrut­tori (altri 475 arri­ve­ranno in Iraq), finan­ziando e armando, con un’apposita legge del Con­gresso, forze ira­chene e curde e, in Siria, quelle che com­bat­tono sia con­tro «il regime di Assad», sia con­tro «gli estre­mi­sti come l’Isis». Il terzo punto sarà foca­liz­zato ad «attin­gere alle nostre sostan­ziali capa­cità di con­tro­ter­ro­ri­smo per pre­ve­nire attac­chi dell’Isis»: ciò avverrà lavo­rando in stretto con­tatto con i part­ner (com­preso Israele, dispo­ni­bile a con­di­vi­dere le infor­ma­zioni della pro­pria intelligence).

Infine, «for­nire assi­stenza uma­ni­ta­ria agli inno­centi civili che l’Isis cac­cia dalle pro­prie case». Gli Usa hanno già costi­tuito «un’ampia coa­li­zione di part­ner», che for­ni­sce «miliardi di dol­lari di assi­stenza uma­ni­ta­ria, armi e soste­gno alle forze di sicu­rezza ira­chene e all’opposizione siriana». Quella che l’amministrazione Obama ha lan­ciato non è una stra­te­gia che il pre­si­dente è costretto ad auto­riz­zare dopo aver sot­to­va­lu­tato la minac­cia dell’Isis (secondo una dif­fusa vul­gata), ma una stra­te­gia costruita negli anni. Come già docu­men­tato, i primi nuclei del futuro Isis si for­mano quando, per rove­sciare Ghed­dafi in Libia nel 2011, la Nato sotto comando Usa finan­zia e arma gruppi isla­mici fino a poco prima defi­niti terroristi.

Dopo aver con­tri­buito a rove­sciare Ghed­dafi, pas­sano in Siria per rove­sciare Assad. Qui, nel 2013, nasce l’Isis che riceve armi, finan­zia­menti e vie di tran­sito da Ara­bia Sau­dita, Qatar, Kuwait, Tur­chia e Gior­da­nia, nel qua­dro di un piano coor­di­nato dalla Cia. Nel mag­gio 2013, un mese dopo aver fon­dato l’Isis, Ibra­him al-Badri — il «califfo» oggi noto col nome di bat­ta­glia di Abu Bakr al-Baghdadi — incon­tra in Siria il sena­tore John McCain, inca­ri­cato da Obama di svol­gere ope­ra­zioni segrete per conto del governo (v. foto sul mani­fe­sto del 10 settembre).

L’Isis lan­cia poi l’offensiva in Iraq, quando al-Maliki sta pren­dendo le distanze da Washing­ton, avvi­ci­nan­dosi a Cina e Rus­sia. Il reale scopo della stra­te­gia di Obama è la demo­li­zione della Siria e la rioc­cu­pa­zione dell’Iraq. Inol­tre, impe­gnando gli alleati euro­pei (tra cui l’Italia) sul nuovo fronte medio­rien­tale e allo stesso tempo su quello orien­tale con­tro la Rus­sia, gli Stati uniti raf­for­zano la loro influenza sull’Unione euro­pea, che vogliono unita solo se resta sotto lea­der­ship Usa.

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