Scozia, e poi? L’effetto domino

Se al refe­ren­dum per l’indipendenza della Scozia dovesse vin­cere il sì, ma anche se il voto per l’indipendenza si avvi­ci­nasse al 50 per cento, si apri­rebbe una lunga stagione,a livello euro­peo, di “seces­sioni” dallo Stato-nazione. Innan­zi­tutto la Cata­lo­gna, dove si voterà tra poco più di un mese. A dif­fe­renza della Scozia, que­sto refe­ren­dum non è rico­no­sciuto legit­timo da Madrid e una più che pro­ba­bile vit­to­ria del sì cree­rebbe una ten­sione poli­tica di non facile gestione. A seguire le Fian­dre dove è in atto uno scon­tro con lo Stato cen­trale da diversi decenni, che ha por­tato allo stallo il par­la­mento belga da più di due anni, inca­pace di for­mare un governo. Last but not least, il nostro Veneto, dove più forte e radi­cata la domanda di indi­pen­denza e potrebbe tro­vare que­sta volta la deter­mi­na­zione per ren­dere con­creta la pro­po­sta di refe­ren­dum della Lega Nord/Liga Veneto, che pochi mesi fa sem­brava vel­lei­ta­ria. E sicu­ra­mente altre Regioni euro­pee si avvie­ranno su que­sto cam­mino che ha un comune deno­mi­na­tore: lo sgan­cia­mento delle aree ric­che dagli Stati nazionali.

La sto­ria del ’900 ci inse­gna che solo le aree ric­che, rela­ti­va­mente al con­te­sto nazio­nale, sono riu­scite a sgan­ciarsi dallo Stato cen­trale. In alcuni casi la seces­sione è stata con­se­guita con mezzi paci­fici (è il caso della Boe­mia dalla Ceco­slo­vac­chia), in altri ha sca­te­nato una lunga guerra, come nel caso della ex-Jugoslavia dove la spinta seces­sio­ni­sta è venuta dalle due regioni più ric­che, la Slo­ve­nia e la Croa­zia, pro­vo­cando l’implosione di tutta la nazione. Ma, il Kosovo, la regione più povera della ex-Jugoslavia, è arri­vato all’indipendenza solo gra­zie alla guerra della Nato con­tro la Serbia.

Oggi il feno­meno della seces­sione di aree e regioni dallo Stato nazio­nale assume una valenza diversa, legata alla attuale crisi eco­no­mica, sociale e poli­tica che sta vivendo l’Europa. In altri ter­mini: siamo di fronte alla fuga dalla Grande Reces­sione di aree, regioni e classi sociali. La Scozia, come la Cata­lo­gna, le Fian­dre ecc. sono le aree rela­ti­va­mente più ric­che dei loro rispet­tivi paesi di appar­te­nenza, ma sono anch’esse col­pite dalle poli­ti­che di auste­rity, e quindi dal taglio del wel­fare ed aumento delle impo­ste. Con l’indipendenza pun­tano a sgan­ciarsi dal “debito pub­blico” inso­ste­ni­bile, dai dic­tat di Bru­xel­les e diven­tare più ric­che. La Scozia, come è stato cal­co­lato, se fosse indi­pen­dente diven­te­rebbe la quinta nazione al mondo per red­dito pro-capite, e con grandi pro­spet­tive di cre­scita eco­no­mica, gra­zie alle sue immense risorse di idro­car­buri ed alla cre­scente espor­ta­zione di alco­lici (whi­sky) in tutto il mondo.

Anche se con valori diversi, anche la Cata­lo­gna avrebbe un van­tag­gio eco­no­mico dall’uscita dalla Spa­gna, e potrebbe ridurre l’attuale alto tasso di disoc­cu­pa­zione. Sono que­ste le ragioni che ren­dono oggi così popo­lare la seces­sione in que­ste aree, più che le iden­tità etni­che su cui si basa­vano le vec­chie spinte indipendentiste.

“Si salvi chi può “, è la parola d’ordine che attra­versa tutto il Vec­chio Con­ti­nente, pro­vo­cando disgre­ga­zione sociale e poli­tica, frutto non solo della pesante crisi eco­no­mica, ma anche e soprat­tutto della man­canza di una pro­spet­tiva, di una visione chiara e con­di­visa del nostro futuro. Ed è a que­sto punto che diventa cru­ciale il ruolo della Unione euro­pea. Se que­sta fra­gile isti­tu­zione sarà in grado di rin­for­zarsi, di andare al di là dei dic­tat degli oli­go­poli finan­ziari e della ideo­lo­gia neo­li­be­ri­sta, que­sta ondata di seces­sioni potrebbe non costi­tuire un gran pro­blema. In fondo, gli stati-nazione sono ormai ina­de­guati a reg­gere l’urto della glo­ba­liz­za­zione e con­ser­vano forza e pre­sti­gio solo quelli legati alle grandi potenze eco­no­mi­che e mili­tari (gli Usa, la Cina,la Rus­sia, ecc). Ma, se l’Ue con­ti­nuerà nella strada sui­cida delle poli­ti­che di auste­rity, se non sarà capace di dare una rispo­sta al debito pub­blico inso­ste­ni­bile, allora la spinta seces­sio­ni­sta potrebbe assu­mere un peso sover­chiante per i fra­gili equilibri.

Quale Europa vogliamo costruire è diven­tata que­stione ancora più cru­ciale e deter­mi­nante di come l’avevamo per­ce­pita prima delle ele­zioni. Mal­grado la pre­si­denza di turno ita­liana, nei 1000 giorni di Renzi non se ne fa cenno, a con­ferma dell’estremo pro­vin­cia­li­smo del governo ita­liano e della sua ina­de­gua­tezza di fronte alle sfide della Grande Reces­sione. Ma, esi­stono forze poli­ti­che e sociali nella Ue in grado di unirsi per argi­nare que­sta ine­vi­ta­bile deriva?



Related Articles

Spari sulla folla, sangue a piazza Tahrir

Nove morti in Egitto, aggredito lo scrittore Al Aswani. Un muro per bloccare i manifestanti.  Pugno duro contro le proteste, 15 mila arresti negli ultimi mesi. L’Esercito sotto accusa

 

In Argentina crolla la moneta, il governo Macri riprova col FMI

Il governo di Buenos Aires vola a Washington per chiedere aiuto, maxi prestito in vista. È una vecchia storia. E nel 2001 finì male

Sulle barricate con gli “ zadisti ” gli eco-ribelli che sfidano Parigi

Sono l’avanguardia dei verdi che, come i No Tav italiani, bloccano i cantieri per fermare la costruzione di aeroporti e dighe. Tra loro anche Rémi, il militante ucciso dalla polizia negli scontri Era il 24 ottobre e ora la sua morte infiamma il Paese. “Stop alle grandi opere, salviamo la Terra”

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment