Scozia, e poi? L’effetto domino

Indipendenze. La grande depressione spinge le regioni ricche fuori dagli Stati. Ora tocca alla Catalogna, insieme a Fiandre e Veneto? La crisi economica illumina di una nuova luce il fenomeno europeo delle “secessioni” e rende cruciale la costruzione di un’altra Europa

Tonino Perna, il manifesto redazione • 18/9/2014 • Copertina, Internazionale • 759 Viste

Se al refe­ren­dum per l’indipendenza della Scozia dovesse vin­cere il sì, ma anche se il voto per l’indipendenza si avvi­ci­nasse al 50 per cento, si apri­rebbe una lunga stagione,a livello euro­peo, di “seces­sioni” dallo Stato-nazione. Innan­zi­tutto la Cata­lo­gna, dove si voterà tra poco più di un mese. A dif­fe­renza della Scozia, que­sto refe­ren­dum non è rico­no­sciuto legit­timo da Madrid e una più che pro­ba­bile vit­to­ria del sì cree­rebbe una ten­sione poli­tica di non facile gestione. A seguire le Fian­dre dove è in atto uno scon­tro con lo Stato cen­trale da diversi decenni, che ha por­tato allo stallo il par­la­mento belga da più di due anni, inca­pace di for­mare un governo. Last but not least, il nostro Veneto, dove più forte e radi­cata la domanda di indi­pen­denza e potrebbe tro­vare que­sta volta la deter­mi­na­zione per ren­dere con­creta la pro­po­sta di refe­ren­dum della Lega Nord/Liga Veneto, che pochi mesi fa sem­brava vel­lei­ta­ria. E sicu­ra­mente altre Regioni euro­pee si avvie­ranno su que­sto cam­mino che ha un comune deno­mi­na­tore: lo sgan­cia­mento delle aree ric­che dagli Stati nazionali.

La sto­ria del ’900 ci inse­gna che solo le aree ric­che, rela­ti­va­mente al con­te­sto nazio­nale, sono riu­scite a sgan­ciarsi dallo Stato cen­trale. In alcuni casi la seces­sione è stata con­se­guita con mezzi paci­fici (è il caso della Boe­mia dalla Ceco­slo­vac­chia), in altri ha sca­te­nato una lunga guerra, come nel caso della ex-Jugoslavia dove la spinta seces­sio­ni­sta è venuta dalle due regioni più ric­che, la Slo­ve­nia e la Croa­zia, pro­vo­cando l’implosione di tutta la nazione. Ma, il Kosovo, la regione più povera della ex-Jugoslavia, è arri­vato all’indipendenza solo gra­zie alla guerra della Nato con­tro la Serbia.

Oggi il feno­meno della seces­sione di aree e regioni dallo Stato nazio­nale assume una valenza diversa, legata alla attuale crisi eco­no­mica, sociale e poli­tica che sta vivendo l’Europa. In altri ter­mini: siamo di fronte alla fuga dalla Grande Reces­sione di aree, regioni e classi sociali. La Scozia, come la Cata­lo­gna, le Fian­dre ecc. sono le aree rela­ti­va­mente più ric­che dei loro rispet­tivi paesi di appar­te­nenza, ma sono anch’esse col­pite dalle poli­ti­che di auste­rity, e quindi dal taglio del wel­fare ed aumento delle impo­ste. Con l’indipendenza pun­tano a sgan­ciarsi dal “debito pub­blico” inso­ste­ni­bile, dai dic­tat di Bru­xel­les e diven­tare più ric­che. La Scozia, come è stato cal­co­lato, se fosse indi­pen­dente diven­te­rebbe la quinta nazione al mondo per red­dito pro-capite, e con grandi pro­spet­tive di cre­scita eco­no­mica, gra­zie alle sue immense risorse di idro­car­buri ed alla cre­scente espor­ta­zione di alco­lici (whi­sky) in tutto il mondo.

Anche se con valori diversi, anche la Cata­lo­gna avrebbe un van­tag­gio eco­no­mico dall’uscita dalla Spa­gna, e potrebbe ridurre l’attuale alto tasso di disoc­cu­pa­zione. Sono que­ste le ragioni che ren­dono oggi così popo­lare la seces­sione in que­ste aree, più che le iden­tità etni­che su cui si basa­vano le vec­chie spinte indipendentiste.

“Si salvi chi può “, è la parola d’ordine che attra­versa tutto il Vec­chio Con­ti­nente, pro­vo­cando disgre­ga­zione sociale e poli­tica, frutto non solo della pesante crisi eco­no­mica, ma anche e soprat­tutto della man­canza di una pro­spet­tiva, di una visione chiara e con­di­visa del nostro futuro. Ed è a que­sto punto che diventa cru­ciale il ruolo della Unione euro­pea. Se que­sta fra­gile isti­tu­zione sarà in grado di rin­for­zarsi, di andare al di là dei dic­tat degli oli­go­poli finan­ziari e della ideo­lo­gia neo­li­be­ri­sta, que­sta ondata di seces­sioni potrebbe non costi­tuire un gran pro­blema. In fondo, gli stati-nazione sono ormai ina­de­guati a reg­gere l’urto della glo­ba­liz­za­zione e con­ser­vano forza e pre­sti­gio solo quelli legati alle grandi potenze eco­no­mi­che e mili­tari (gli Usa, la Cina,la Rus­sia, ecc). Ma, se l’Ue con­ti­nuerà nella strada sui­cida delle poli­ti­che di auste­rity, se non sarà capace di dare una rispo­sta al debito pub­blico inso­ste­ni­bile, allora la spinta seces­sio­ni­sta potrebbe assu­mere un peso sover­chiante per i fra­gili equilibri.

Quale Europa vogliamo costruire è diven­tata que­stione ancora più cru­ciale e deter­mi­nante di come l’avevamo per­ce­pita prima delle ele­zioni. Mal­grado la pre­si­denza di turno ita­liana, nei 1000 giorni di Renzi non se ne fa cenno, a con­ferma dell’estremo pro­vin­cia­li­smo del governo ita­liano e della sua ina­de­gua­tezza di fronte alle sfide della Grande Reces­sione. Ma, esi­stono forze poli­ti­che e sociali nella Ue in grado di unirsi per argi­nare que­sta ine­vi­ta­bile deriva?

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This