Tutti contro i combattenti terroristi

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Una «riso­lu­zione sto­rica»: così l’ha defi­nita il pre­si­dente degli Stati uniti Obama, dan­dosi la parola in veste di pre­si­dente del Con­si­glio di sicu­rezza dell’Onu. La riso­lu­zione 2178 sui « combattenti ter­ro­ri­sti stra­nieri » (il cui testo è stato anti­ci­pato dal mani­fe­sto mar­tedì scorso), adot­tata dal Con­si­glio di sicu­rezza all’unanimità, è «legal­mente vin­co­lante» per tutti gli Stati mem­bri dell’Onu.

Essi sono obbli­gati a «pre­ve­nire il reclu­ta­mento, l’organizzazione, il tra­sporto e l’equipaggiamento di indi­vi­dui che si recano in altri Stati allo scopo di pia­ni­fi­care, pre­pa­rare o attuare atti ter­ro­ri­stici, oppure di for­nire o rice­vere adde­stra­mento ter­ro­ri­stico e finan­zia­menti per tali atti­vità». A tale scopo tutti gli stati dovranno varare appo­site legi­sla­zioni, inten­si­fi­care i con­trolli alle fron­tiere, per­se­guire e con­dan­nare i ter­ro­ri­sti (o pre­sunti tali), accre­scendo la coo­pe­ra­zione inter­na­zio­nale, anche attra­verso accordi bila­te­rali, e lo scam­bio di infor­ma­zioni per iden­ti­fi­care i sospetti terroristi.

La riso­lu­zione esprime in gene­rale «pre­oc­cu­pa­zione per la costi­tu­zione di reti ter­ro­ri­sti­che inter­na­zio­nali», lasciando ogni Stato libero di sta­bi­lire quali siano i gruppi ter­ro­ri­stici da com­bat­tere: da qui il voto favo­re­vole di Rus­sia e Cina. Subito dopo, però, la riso­lu­zione sot­to­li­nea «la par­ti­co­lare e urgente esi­genza di pre­ve­nire il soste­gno a com­bat­tenti ter­ro­ri­sti stra­nieri asso­ciati allo Stato isla­mico dell’Iraq e del Levante (Isis)».

Il mini­stro degli esteri russo Lavrov, pur senza nomi­nare gli Stati uniti, ha dichia­rato al Con­si­glio di sicu­rezza che le orga­niz­za­zioni ter­ro­ri­sti­che si sono raf­for­zate in Medio Oriente, Africa e Asia cen­trale «dopo l’intervento in Iraq, il bom­bar­da­mento della Libia, l’appoggio esterno agli estre­mi­sti in Siria», accu­sando di fatto Washing­ton di aver favo­rito la for­ma­zione dei gruppi ter­ro­ri­sti e dello stesso Isis (come abbiamo ampia­mente docu­men­tato su que­sto gior­nale). Il mini­stro degli esteri cinese Wang Yi ha sot­to­li­neato che «le azioni mili­tari devono con­for­marsi alla Carta delle Nazioni unite» e che «devono essere evi­tati i doppi stan­dard» (ossia i due pesi e le due misure).

Appro­vando la riso­lu­zione, Mosca e Pechino hanno però di fatto per­messo a Washing­ton di usarla quale moti­va­zione «legale» per l’azione mili­tare lan­ciata in Medio Oriente che, diretta for­mal­mente con­tro l’Isis, mira alla com­pleta demo­li­zione della Siria, finora impe­dita dalla media­zione russa in cam­bio del disarmo chi­mico di Dama­sco, e alla rioc­cu­pa­zione dell’Iraq. Lo con­ferma il fatto, che gli attac­chi aerei lan­ciati in Siria dagli Stati uniti, con il con­corso di Ara­bia Sau­dita ed Emi­rati Arabi Uniti, si con­cen­trano sulle raf­fi­ne­rie modu­lari e altri impianti petro­li­feri siriani, con la moti­va­zione che sono sfrut­tati dall’Isis. In base alla stessa moti­va­zione, gli Usa pos­sono distrug­gere l’intera rete di indu­strie e infra­strut­ture siriane per far crol­lare il governo di Damasco.

Die­tro l’apparente una­ni­mità con cui è stata appro­vata la riso­lu­zione al Con­si­glio di sicu­rezza, si nasconde un con­fronto sem­pre più acuto Ovest-Est inne­scato dalla stra­te­gia sta­tu­ni­tense. Nel discorso pro­nun­ciato all’Assemblea gene­rale dell’Onu, prima della riu­nione del Con­si­glio di sicu­rezza, il pre­si­dente Obama mette «l’aggressione russa in Europa» sullo stesso piano della «bru­ta­lità dei ter­ro­ri­sti in Siria e Iraq», sot­to­li­neando che «le azioni della Rus­sia in Ucraina sfi­dano l’ordine del dopo guerra fredda», ripor­tan­doci «ai giorni in cui le grandi nazioni cal­pe­sta­vano le pic­cole per­se­guendo le loro ambi­zioni ter­ri­to­riali» (da che pul­pito viene la pre­dica!). Per que­sto «raf­for­ze­remo i nostri alleati Nato e impor­remo un costo alla Rus­sia per la sua aggressione».

Riba­di­sce quindi, rivol­gen­dosi indi­ret­ta­mente alla Cina, che «l’America è e con­ti­nuerà ad essere una potenza del Paci­fico», dove pro­muove «pace e sta­bi­lità». Dove in realtà sta spo­stando forze e basi mili­tari in fun­zione di «con­te­ni­mento» della Cina, che si sta riav­vi­ci­nando alla Russia.

Un con­fronto tra potenze nucleari, acce­le­rato dalla corsa al riarmo lan­ciata dal pre­si­dente Obama (v. il mani­fe­sto del 24 set­tem­bre), che riceve ora il soste­gno di un altro Pre­mio Nobel per la pace, Lech Walesa. Come sal­va­guar­dia con­tro la Rus­sia, ha dichia­rato men­tre la Nato ini­ziava una grande eser­ci­ta­zione in ter­ri­to­rio polacco, «la Polo­nia deve pro­cu­rarsi armi nucleari».



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