Ue, la vittoria dell’austerity Ppe I paletti per Moscovici all’Economia

Ue. I ruoli chiave ai fedelissimi della Cancelliera, da Juncker a Tusk

Ivo Caizzi, Corriere della Sera redazione • 1/9/2014 • Copertina, Europa • 816 Viste

BRUXELLES — «Un’altra vittoria». Così gli europopolari del Ppe hanno commentato ed esultato alla nomina del loro membro polacco Donald Tusk come presidente del Consiglio dei 28 capi di governo Ue. Ma, nel summit Ue di sabato scorso a Bruxelles, a vincere è stata soprattutto — ancora una volta — la cancelliera tedesca Angela Merkel e la sua linea del rigore nei bilanci nazionali.
Dopo aver imposto fedelissimi come il lussemburghese Jean-Claude Juncker (Ppe) a capo della Commissione europea e Tusk, ha fatto capire di voler addirittura stravincere nelle euronomine. Alla fine del summit il presidente uscente del Consiglio Ue, il belga Herman Van Rompuy, ha confermato che Merkel vuole alla presidenza dell’Eurogruppo dei 18 ministri finanziari lo spagnolo Luis de Guindos del Ppe, schierato a favore delle misure di austerità e del rigore finanziario proprio come Juncker e Tusk. «Ho constatato che Merkel pensa che de Guindos sia un candidato adatto per svolgere quelle funzioni (all’Eurogruppo, ndr )», ha annunciato Van Rompuy, aggiungendo che «altri Paesi europei condividono lo stesso punto di vista».
L’avvicendamento alla guida dei 18 ministri finanziari è previsto nel 2015, ma potrebbe essere anticipato se l’attuale presidente, l’eurosocialista olandese Jeroen Dijsselbloem, dovesse entrare nella nuova Commissione presentata da Juncker tra l’8 e il 10 settembre.
Merkel, nella conferenza stampa notturna al termine del summit Ue, ha fatto intuire di considerare scontato il trionfo suo e del Ppe nelle euronomine e si è concentrata a commentare sul caso Russia/Ucraina e sulle tensioni geopolitiche. Dai giornalisti tedeschi presenti non sono partite le solite domande sulle richieste di flessibilità e sulle difficoltà di bilancio dei Paesi mediterranei. In Germania il trio Juncker, Tusk, de Guindos viene considerato adeguato per mantenere in Europa la linea del rigore e dell’austerità voluta dalla cancelliera, come è avvenuto in passato con esponenti del Ppe in assoluta sintonia con Berlino come il portoghese Josè Manuel Barroso alla Commissione, Van Rompuy al Consiglio e Juncker alla presidenza dell’Eurogruppo.
Gli eurosocialisti del Pse hanno ottenuto — grazie all’impegno del premier Matteo Renzi — il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera per Federica Mogherini, che è contemporaneamente vicepresidente della Commissione. Ma le loro aspettative di una svolta nelle politiche Ue con maggiore flessibilità nei vincoli di bilancio e ingenti investimenti per la crescita contrastano con le attitudini dei nuovi leader voluti da Merkel ai vertici delle istituzioni comunitarie. Il presidente socialista francese Francois Hollande punta sul suo ex ministro Pierre Moscovici come commissario Ue per gli Affari economici per garantire un riequilibrio proprio nel ruolo di controllo dei bilanci nazionali, nell’attuale mandato ricoperto dai rigoristi finlandesi filo-Merkel Olli Rehn e Jirki Katainen.
Con tre Ppe ai vertici di Commissione, Consiglio ed Eurogruppo, Moscovici dovrebbe farcela. Nel summit a Bruxelles è trapelato che il «no» di Merkel all’ex ministro francese salterebbe in cambio di de Guindos all’Eurogruppo. Ma è circolata anche una presunta manovra di Juncker per ridimensionare Moscovici agli Affari economici, nominando Katainen commissario supervisore di tutti i portafogli economici. Oppure potrebbe essere preferito Dijsselbloem, un eurosocialista interprete della sintonia tra Olanda e Germania nel rigore nei conti pubblici.
Le aperture a Italia e Francia sulla flessibilità e sul rilancio di crescita e occupazione arrivano dal vicecancelliere socialdemocratico del governo di Berlino Sigmar Gabriel. Il ministro delle Finanze filo-Merkel, Wolfgang Schaeuble, la settimana scorsa ha di nuovo richiamato Parigi al rispetto dei vincoli di bilancio con Bruxelles e a rinunciare a chiedere più flessibilità. Renzi e Hollande hanno promosso un summit straordinario a 28 sulla crescita e l’occupazione, il 7 ottobre in Italia, e un vertice dei 18 capi di governo dell’Eurozona anche per arrivare a un chiarimento con la Germania e gli altri Paesi rigoristi del Nord. Nel frattempo gli eurodeputati socialisti, in assenza di adeguato equilibrio politico e di «quote rosa» nella Commissione, potrebbe bocciare singoli candidati del Ppe nelle audizioni parlamentari o l’intera squadra di Juncker nel voto in programma a Strasburgo in ottobre.
Ivo Caizzi

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