25 ottobre: #entrainscena la generazione senza diritti

25 ottobre: #entrainscena la generazione senza diritti

Siamo le stu­den­tesse e gli stu­denti che sono scesi in piazza il 10 otto­bre per riven­di­care scuole e uni­ver­sità libere da inte­ressi pri­vati e red­dito e diritti con­tro la pre­ca­rietà. Abbiamo riem­pito le piazze di tutto il Paese irrom­pendo nel tea­trino di una poli­tica impe­gnata, tanto rispetto alla for­ma­zione che rispetto al lavoro, a sman­tel­lare quei pochi diritti rima­sti dopo il ciclo di poli­ti­che d’austerità degli ultimi anni.

Il falso mito per cui una mag­giore fles­si­bi­lità nel mer­cato del lavoro con­dur­rebbe a un aumento dell’occupazione è stato smen­tito dai risul­tati degli ultimi vent’anni di poli­ti­che di precarizzazione.

Molti dei nostri coe­ta­nei sono infatti già parte di quel 44,2% di disoc­cu­pa­zione gio­va­nile che da molti è indi­cato come un dato allar­mante, senza che però siano messe in campo quelle misure strut­tu­rali che da anni rivendichiamo.

I tassi di abban­dono sco­la­stico e l’espulsione di massa avve­nuta nelle nostre uni­ver­sità nel corso degli ultimi anni sot­to­li­neano ulte­rior­mente che il pro­blema della pre­ca­rietà, in Ita­lia, è innan­zi­tutto un pro­blema di accesso alla cono­scenza e di valo­riz­za­zione sociale dei saperi. Per que­sto diciamo chia­ra­mente che la pre­ca­rietà è il pro­blema e non la solu­zione alla crisi.

Il Jobs Act, una legge delega in bianco appro­vata a colpi di fidu­cia al Senato, è in per­fetta con­ti­nuità con le poli­ti­che dei Governi pre­ce­denti.Lo sman­tel­la­mento defi­ni­tivo dell’articolo 18, a con­clu­sione di un pro­cesso ini­ziato dalla Riforma For­nero di due anni fa, l’abolizione di altre norme di civiltà come il divieto di con­trollo a distanza dei lavo­ra­tori, l’introduzione del deman­sio­na­mento, segnano un ritorno al pas­sato che estende la pre­ca­rietà, in forme diverse, a tutti i lavo­ra­tori, non age­vo­lando affatto la nostra gene­ra­zione. Il con­tratto unico a tutele pro­gres­sive tanto sban­die­rato dal Governo non sosti­tuirà nessun’altra forma con­trat­tuale affian­can­dosi a quelle già esi­stenti e decre­tando defi­ni­ti­va­mente il pas­sag­gio della pre­ca­rietà con­trat­tuale da ecce­zione a norma del mer­cato del lavoro. La cosid­detta uni­ver­sa­liz­za­zione delle forme di wel­fare non coin­vol­gerà affatto chi è alla ricerca di un primo impiego, i cosid­detti falsi auto­nomi, i sog­getti in for­ma­zione e tanti altri.

Per quanto ci riguarda, dun­que, non abbiamo più nulla da difen­dere.Per que­sto, accanto alla soli­da­rietà attiva per chi lotta in difesa dei pro­pri diritti, non pos­siamo che orga­niz­zare un con­trat­tacco per il lavoro di qua­lità, il red­dito e il wel­fare uni­ver­sale, il diritto alla cono­scenza con­tro la precarietà.

Siamo infatti parte della prima gene­ra­zione dal Dopo­guerra che vive con­di­zioni mate­riali peg­giori di quelle dei pro­pri geni­tori, ma non solo. Anche le nostre aspet­ta­tive di rea­liz­za­zione per­so­nale e di con­tri­buto col­let­tivo allo svi­luppo mate­riale e imma­te­riale della società si infran­gono con­tro un mondo del lavoro non solo pre­ca­rio e senza tutele, ma anche inca­pace di rispon­dere ai biso­gni del nostro pre­sente e alle aspi­ra­zioni per il nostro futuro.

Renzi ci dice che oggi il pro­blema è che nel mondo del lavoro esi­ste una “serie A” dei garan­titi e una “serie B” dei pre­cari e degli sfrut­tati. La sua solu­zione è man­darci tutti in Terza Cate­go­ria. Noi rispon­diamo che vogliamo andare tutti in Cham­pions Lea­gue: con un red­dito di base che garan­ti­sca l’autonomia sociale di tutte e tutti, lo stop defi­ni­tivo alla forme con­trat­tuali che esten­dono la pre­ca­rietà, un sala­rio minimo e un livello euro­peo di con­trat­ta­zione col­let­tiva, un diritto allo stu­dio per tutte e tutti, finan­ziato e di qua­lità, un piano di inve­sti­menti pub­blici per le pic­cole opere, la ricon­ver­sione eco­lo­gica, la tutela dei beni comuni, l’innovazione nei pro­cessi produttivi.

Per que­sti motivi saremo in piazza il 25 otto­bre in occa­sione della mani­fe­sta­zione nazio­nale della CGIL. Pro­po­niamo a tutte le orga­niz­za­zioni, le asso­cia­zioni, i comi­tati, le reti e i sin­goli che si rico­no­scono nella neces­sità di riven­di­care lavoro, red­dito e cono­scenza con­tro la pre­ca­rietà, di incon­trarci in Piaz­zale Aldo Moro alle ore 9.30 per dare vita allo spez­zone della gene­ra­zione senza diritti che entra in scena.

Dopo il 10 otto­bre e verso lo scio­pero sociale del 14 novem­bre, il nostro cam­mino per un’altra società con­ti­nua. Ci gio­che­remo que­sta par­tita fino in fondo.



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