La Catalogna ricorre contro la sospensione

Catalogna. La sentenza dovrà arrivare entro il

Luca Tancredi Barone, il manifesto redazione • 1/10/2014 • Copertina, Internazionale • 544 Viste

E così, come pre­ve­deva il copione, la “con­sulta” cata­lana di auto­de­ter­mi­na­zione del 9 novem­bre è finita dove tutto era comin­ciato: tra le grin­fie del Tri­bu­nale costi­tu­zio­nale (Tc) spa­gnolo, un orga­ni­smo la cui ter­zietà rispetto al potere legi­sla­tivo ed ese­cu­tivo lascia molto a desi­de­rare. I suoi mem­bri, quasi tutti ex poli­tici, o molto vicini ai poli­tici, sono scelti dal par­la­mento (8), dal governo (2) e dall’equivalente del Csm (2), che in Spa­gna è di mar­ca­tis­sima orien­ta­zione conservatrice.

I dodici mem­bri attual­mente in carica sono fra i più con­ser­va­tori della sua sto­ria. Il pre­si­dente ha mili­tato per tre anni tra le fila del Par­tito popo­lare ed è stato ammi­ni­stra­tore di una con­sul­to­ria, anche se entrambe le cose sono espli­ci­ta­mente vie­tate dall’articolo 159 della Costi­tu­zione; fra i suoi mem­bri c’è un pasda­ran dell’Opus Dei, ex depu­tato del Pp, che parla di una “Spa­gna para­diso del turi­smo abor­ti­sta”; fino a pochi mesi fa era un suo mem­bro un giu­dice che venne fer­mato com­ple­ta­mente ubriaco alla guida della sua moto a Madrid (non fu facile con­vin­cerlo a dimet­tersi). Solo due le donne (entrambe dello schie­ra­mento vicino al Psoe).

La mobi­li­ta­zione del fronte nazio­na­li­sta cata­lano comin­ciò nel 2010, non appena pro­prio il Tc decise di acco­gliere in parte il ricorso del Par­tito popo­lare con­tro lo Sta­tuto cata­lano (appro­vato nel 2006 e già vigente). Uno Sta­tuto che era stato frutto di un lungo pro­cesso di media­zione, pas­sato per il Par­la­ment cata­lano, per le Cor­tes di Madrid, e cul­mi­nato con un refe­ren­dum (in Cata­lo­gna). Nes­suno ne era entu­sia­sta, ma nes­suno poteva dirsi del tutto scon­tento: insomma, un com­pro­messo che in qual­che modo era riu­scito a cana­liz­zare buona parte delle aspi­ra­zioni cata­lane senza scuo­tere troppo le isti­tu­zioni e senza biso­gno di rifor­mare la Costituzione.

Un Tc anche allora for­te­mente poli­ti­ciz­zato decise di inter­ve­nire con­tro gli aspetti più sim­bo­lici e meno con­creti dello sta­tuto (la lin­gua cata­lana e lo sci­vo­loso con­cetto di “nazione”, in pri­mis) che, anche se mino­ri­tari (ven­nero modi­fi­cati solo 14 arti­coli sui 144 che aveva impu­gnato il Pp), ser­vi­vano per man­dare un chiaro segnale poli­tico. Colto per­fet­ta­mente dai cata­lani. Dal 2010 a oggi, i nazio­na­li­sti cata­lani, con il valido aiuto del governo cen­trale e del Psoe, sono riu­sciti a far pas­sare il mes­sag­gio che la strada della nego­zia­zione con Madrid non porta da nes­suna parte.

Die­tro il cre­scente mal­con­tento nazio­na­li­sta, cul­mi­nato nella deci­sione di lunedì, presa “a velo­cità super­so­nica” come ha detto iro­ni­ca­mente il pre­si­dente Artur Mas, c’è que­sta sto­ria. Senza con­tare che dall’ultima finan­zia­ria socia­li­sta del 2011 alla finan­zia­ria 2015 (pre­sen­tata pro­prio ieri dal governo Rajoy) gli inve­sti­menti infra­strut­tu­rali dedi­cati alla Cata­lo­gna sono scesi del 60%, con la con­se­guenza che l’investimento pro capite cata­lano è il più basso di tutta la Spa­gna (com­plice anche la fine degli inve­sti­menti per l’Alta Velo­cità in que­sta parte del paese).

Il totale degli inve­sti­menti pre­vi­sti è solo il 9.5% del totale, esat­ta­mente la metà di quanto pre­vi­sto dallo Sta­tuto.
In sole 10 ore, lunedì il governo Rajoy è riu­scito a: riu­nire un con­si­glio dei mini­stri straor­di­na­rio che, forte del rap­porto una­nime del con­si­glio di stato (redatto in tempi record una dome­nica mat­tina), ha appog­giato il ricorso con­tro la legge sulle con­sul­ta­zioni popo­lari cata­lane e il decreto di con­vo­ca­zione della con­sulta del 9 novem­bre; far con­se­gnare dall’Avvocatura di Stato il ricorso; far riu­nire in maniera straor­di­na­ria il Tc che, in meno di un’ora ha accet­tato il ricorso (l’accettazione veri­fica solo la forma, non il merito) e ha bloc­cato la consulta.

Il governo della Catalogna, che sabato aveva atti­vato a cin­que minuti dalla firma del decreto la cam­pa­gna isti­tu­zio­nale per il refe­ren­dum, ha fatto sapere che non si arrende. Il primo obiet­tivo di Mas è di far arri­vare le obie­zioni giu­ri­di­che al Tc per con­vin­cere i magi­strati ad annul­lare la sospen­sione. Il secondo passo sarà in set­ti­mana quello di riu­nire tutti i par­titi che hanno appog­giato la con­sulta, la mag­gio­ranza del Par­la­mento, a cui aggiun­gere i socia­li­sti cata­lani (con­tro la con­sul­ta­zione del 9 novem­bre, ma favo­re­voli alla legge) per sta­bi­lire i pros­simi passi.

Se il governo di Madrid può argo­men­tare, con una certa dif­fi­coltà, che il refe­ren­dum pri­ve­rebbe gli altri spa­gnoli della sovra­nità su un pezzo del ter­ri­to­rio, molto più dif­fi­cile argo­men­tare con­tro la legge sulle con­sul­ta­zioni, il cui obiet­tivo è un mag­gior coin­vol­gi­mento cit­ta­dino sulle deci­sioni delle isti­tu­zioni cata­lane. Per dare il colpo di gra­zia alla Spa­gna uscita dalla Tran­si­zione del 1978, al Tc basterà accet­tare senza colpo ferire le argo­men­ta­zioni del governo.

Il cui pre­si­dente, Mariano Rajoy, pro­prio ieri ha riba­dito che rifor­mare la costi­tu­zione non è fra le sue prio­rità.
Secondo Artur Mas lunedì “non è finito nulla” e la Gene­ra­li­tat “con­ti­nuerà ad andare avanti”. Oggi il Par­la­ment sce­glierà i mem­bri della Com­mis­sione di con­trollo per la con­sul­ta­zione e la pagina web dedi­cata al 9N è ancora attiva, ma la cam­pa­gna della Gene­ra­li­tat è stata sospesa. Nono­stante le pro­messe, per gli stra­nieri resi­denti sarà pra­ti­ca­mente impos­si­bile votare: biso­gna farne espli­cita richie­sta entro pochi giorni con un pro­ce­di­mento far­ra­gi­noso; nes­sun fun­zio­na­rio pub­blico in pre­senza di una sospen­sione del Tc vorrà comun­que rischiare una condanna.

Il por­ta­voce del governo cata­lano chiede una sen­tenza in tempi “super­so­nici” e lo stesso Tc ha fatto sapere che, data la rile­vanza del tema, per pren­dere una deci­sione non atten­derà i cin­que mesi (rin­no­va­bili) durante i quali è vigente la sospen­sione. Che dun­que potrebbe arri­vare prima del 9 novem­bre. La Gene­ra­li­tat chie­derà al Tc di poter con­ti­nuare a orga­niz­zare la con­sulta nel caso venisse riti­rata la sospen­sione. Ma la sen­tenza finale dif­fi­cil­mente sarà sorprendente.

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