Dal 1800 in Italia Pil pro capite aumentato di 12 volte, ma le disuguaglianze restano alte

Dal 1800 in Italia Pil pro capite aumentato di 12 volte, ma le disuguaglianze restano alte

BRUXELLES – Si stava meglio quando si stava peggio? Apparentemente no, se dobbiamo dar retta all’ultimo rapporto del consorzio di storici olandesi CLIO-Infra, pubblicato in collaborazione con l’Ocse, che compara diversi indicatori economici e sociali quali il PIL pro capite, i livelli di analfabetismo, la distribuzione del reddito, le diseguaglianze di genere, il rispetto dell’ambiente, la salute e la sicurezza della persona nell’arco degli ultimi duecento anni.

How was life” (com’era la vita) rileva che, dal 1820 ai giorni nostri, il benessere generale delle persone è cresciuto sensibilmente in quasi tutti i venticinque paesi e le otto macroaree analizzate, salvo che nell’Africa subsahariana. A tale crescita, però, non ha corrisposta sempre una diminuzione proporzionale delle disuguaglianze sociali che, se dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta si sono sensibilmente ridotte, hanno poi ricominciato a salire fino a oggi. In particolare, i paesi dell’Europa dell’Est hanno visto le disuguaglianze sociali crescere esponenzialmente dopo la caduta dei regimi comunisti, e anche la Cina ha recentemente registrato un sensibile aumento delle differenze di reddito fra i più poveri e più ricchi.. Più in generale, dagli anni ottanta a oggi, la globalizzazione ha contribuito a ridurre le differenze di reddito pro capite fra paese e paese, ma ha portato a un aumento della disuguaglianza fra i cittadini.

Per dare qualche dato, il salario reale di un lavoratore manuale, al netto dell’inflazione, è aumentato globalmente di otto volte dal 1820, mentre il PIL pro capite è cresciuto di dieci volte nello stesso periodo. Il numero di alfabetizzati è passato da meno del 20% fino a raggiungere l’80%, mentre secondo lo studio non c’è una diretta proporzione fra il PIL pro capite di un paese e i livelli di benessere, educazione, uguaglianza sociale e sicurezza della persona.

La discrasia fra l’aumento della ricchezza a disposizione e la diminuzione, non così rapida né di portata tanto ampia, delle disuguaglianze sociali, si può vedere bene se si guarda proprio all’esempio dell’Italia: nel nostro paese, infatti, il PIL pro capite è cresciuto di circa dodici volte dal 1820 a oggi, passando da 1511 a 18526 dollari, ma il coefficiente di Gini, che misura il livello di disuguaglianza in una società (più alto è più è alta la disuguaglianza), è sceso solo da 0,54 nel 1820 a 0,37 nella decade 2000-2010 (era a 0,33 fra il 1990 e il 2000, il che indica una recente tendenza alla crescita della disuguaglianza in Italia). In generale, i paesi più diseguali restano il Brasile (con un coefficiente Gini di 0,61), il Sudafrica con 0,55 e l’Egitto con 0,54 (quest’ultimo esempio è particolarmente interessante perché negli anni ‘cinquanta aveva un coefficiente Gini di appena 0,39).

Fra gli altri dati significativi, lo studio rileva che il potere di acquisto di un muratore italiano è aumentato di oltre 33 volte dal 1820 a oggi. Inoltre in media, nel 1870, un italiano riceveva solo 0,8 anni di istruzione scolastica, mentre oggi ne riceve 10,3. L’aspettativa di vita – che nel 1870 era di 32,7 anni, dopo il duemila ha superato gli ottanta. L’italiano del 1820 era alto in media 165,8 centimetri (l’altezza è presa dal rapporto come uno dei parametri di giudizio della salute generale della popolazione), mentre fra il 1980 e il 1990 l’altezza media in Italia aveva raggiunto i 174,5 centimetri.
Infine, Il numero di omicidi, nel nostro paese, è sensibilmente calato: erano in media 8 le persone uccise per centomila abitanti nel 1820, mentre sono 2,5 dopo il 2000 (ma il minimo di omicidi si è toccato negli anni 60, con appena 1,2 morti per centomila abitanti). (Maurizio Molinari)

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