Expo a Milano: format grandi eventi e frontiera del lavoro gratuito

La lotta dei movimenti milanesi NoExpo contro i “freejobs”. Il video appello di Sergio Bologna, storico del movimento operaio, rivolto agli oltre 6 mila volontari che hanno inviato la loro candidatura: «Cercate di salvare la vostra dignità scioperando il primo giorno dell’Expo, il primo maggio 2015: vi divertirete da pazzi solo a vedere la faccia di quelli che vi hanno reclutato»

Roberto Ciccarelli, il manifesto redazione • 12/10/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza, Movimenti, Terzo settore & Non profit • 1219 Viste

Il coor­di­na­mento nazio­nale dei cen­tri di ser­vi­zio per il volon­ta­riato (Csv Net), a cui Expo spa ha dato il com­pito di indi­vi­duare 7500 volon­tari per l’Esposizione uni­ver­sale, sostiene che le can­di­da­ture rac­colte siano sei­mila e che potreb­bero diven­tare 10 mila prima dell’inizio della ker­messe mila­nese, il primo mag­gio 2015. Il venti per cento dei can­di­dati al lavoro gra­tuito per il grande evento vive a Milano, un altro venti per cento in Lom­bar­dia, il 55% vive in altre regioni, il 5% dall’estero. Il 62% dei can­di­dati ha un’età infe­riore ai 24 anni; il 22% ha tra i 24 e i 35 anni, il 16% è over 35. Ci sono anche ultra­ses­san­tenni (l’1%) e pen­sio­nati (il 5%). Non tutti dun­que sono stu­denti, liceali o uni­ver­si­tari, né disoccupati.

Di certo sono pre­cari. Secondo una prima ana­lisi delle can­di­da­ture, il 13% degli aspi­ranti volon­tari è inat­tivo. Il 60% sono stu­denti, il 13% si sono dichia­rati lavo­ra­tori a tempo pieno, il 9% sono part-time. Quasi la metà del cam­pione (il 47%) ha dichia­rato di non avere mai fatto espe­rienza di volon­ta­riato in un grande evento, men­tre solo il 9% può essere defi­nito un «volon­ta­rio seriale». Al ter­mine della sele­zione, i can­di­dati ver­ranno con­tat­tati per un col­lo­quio indi­vi­duale con «informatori-orientatori» e dovranno seguire 15 ore di auto-formazione obbli­ga­to­ria on-line. Per i pro­mo­tori del corso i volon­tari otter­ranno le com­pe­tenze per inte­ra­gire in un con­te­sto «mul­ti­cul­tu­rale e mul­ti­lin­gue, arric­chendo il per­corso di cre­scita». Quin­dici ore per impa­rare una lin­gua. O sapere come usarla con i turisti.

Più inte­res­sante di que­sti «per­corsi for­ma­tivi» è la cor­nice ideo­lo­gica in cui è stata inse­rita un’iniziativa che, sin dal luglio 2013, ha pro­dotto pole­mi­che duris­sime con­tro i sin­da­cati con­fe­de­rali e di cate­go­ria che fir­ma­rono l’accordo con l’Expo sui volon­tari (allora erano addi­rit­tura 18.500), i con­tratti a ter­mine (300), sta­gi­sti (195 con rim­borso da 516 euro) e l’apprendistato (340 under 29). L’accordo è stato cele­brato come un espe­ri­mento pilota a pro­mo­zione del lavoro gio­va­nile, un pro­to­tipo garante dei diritti dei neo-assunti. Nel frat­tempo, anche gra­zie all’instancabile atti­vità di contro-informazione dei movi­menti mila­nesi NoExpo, sono state com­prese le vio­la­zioni delle norme vigenti e lo svuo­ta­mento delle tipo­lo­gie con­trat­tuali adot­tate. L’accordo è stato l’antesignano, lar­ga­mente annun­ciato, del «Jobs Act» ren­ziano e del decreto Poletti che ha can­cel­lato la cau­sa­lità nei con­tratti a termine.

Oggi la «mol­ti­pli­ca­zione di nuovi plo­toni di pre­cari spe­cia­liz­zati e di vit­time del lavoro gra­tuito» è una realtà e fu tem­pe­sti­va­mente denun­ciata in un appello da Pier­gio­vanni Alleva, Andrea Fuma­galli, Roberto Mag­gioni, Luciano Muhl­bauer, Ema­nuele Patti, Livio Pepino, Umberto Roma­gnoli e Guido Viale, tra gli altri (Il Mani­fe­sto del 3 ago­sto 2013). Dall’estate 2013 molte cose sono cam­biate. La cre­di­bi­lità dell’Expo ha rice­vuto nume­rosi colpi dalle inchie­ste e dagli arre­sti per cor­ru­zione e malversazioni.

Nel frat­tempo i volon­tari sono diven­tati l’oggetto di una cam­pa­gna media­tica basata sull’ideologia della con­di­vi­sione. Invece di dire a que­ste per­sone che, invo­lon­ta­ria­mente, eser­ci­te­ranno una con­cor­renza sleale rispetto alle guide turi­sti­che di pro­fes­sione o agli inter­preti, i pro­mo­tori di una cam­pa­gna media­tica bat­tente e ricca di video li attrag­gono con l’invito a fare «espe­rienza, ami­ci­zia, essere tag­gati e avere tanti mi piace» su face­book e nella vita. Gra­tis. Se un «mi piace» aumenta la quo­ta­zione in borsa di Face­book, un volon­ta­rio verrà usato per dare visi­bi­lità all’Expo, pre­sen­tato non a caso come «il vero social net­work dell’anno».

«I volon­tari sono per­sone che sacri­fi­cano la loro vita indi­vi­duale per il bene altrui — sostiene l’intellettuale e sto­rico del movi­mento ope­raio Ser­gio Bolo­gna in un video appello dif­fuso dall’associazione dei free­lance Acta — Fare il volon­ta­rio all’Expo signi­fica solo pre­stare la pro­pria per­sona gra­tis a una grande ope­ra­zione di spe­cu­la­zione immo­bi­liare, a un pro­getto che con­ti­nua a fare di Milano una città vetrina del nulla, non più di intel­li­genze inno­va­trici, capaci di creare qual­cosa per sé, per il Paese, ma di gente che non imma­gina altro destino se non aspet­tare i turi­sti, che lasciano pochi soldi e molti rifiuti». «Cer­cate di sal­vare la vostra dignità — con­ti­nua Bolo­gna — Come? Il primo giorno, il giorno d’apertura, piaz­za­te­gli uno scio­pero, tutti assieme incro­ciate le brac­cia! Vi assi­curo: vi diver­ti­rete da pazzi solo a vedere la fac­cia di quelli che vi hanno reclutato».

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