Expo, nel laboratorio del lavoro volontario arriva il servizio civile

by redazione | 31 Ottobre 2014 10:30

Dopo gli ultimi arre­sti, Expo a Milano cerca di recu­pe­rare ter­reno. E il campo sim­bo­lico scelto è quello cal­dis­simo del volon­ta­riato. Ieri l’amministratore dele­gato di Expo Giu­seppe Sala ha con­vo­cato alla fab­brica del vapore una con­fe­renza stampa in grande stile alla quale hanno par­te­ci­pato il sot­to­se­gre­ta­rio agli interni Luigi Bobba e l’assessore mila­nese alle poli­ti­che sociali Pier­fran­ce­sco Majo­rino. Entro dicem­bre pub­bli­cherà un bando per reclu­tare 140 ragazzi che pre­ste­ranno ser­vi­zio civile durante la ker­messe. I posti sono finan­ziati da Expo spa con 800 mila euro. Una volta con­cluso il reclu­ta­mento i gio­vani ver­ranno divisi in due gruppi di lavoro, il primo a sup­porto delle asso­cia­zioni, il secondo a soste­gno dei paesi «in via di svi­luppo» che par­te­ci­pe­ranno all’esposizione universale.

A dif­fe­renza dei volon­tari sta­bi­liti dall’accordo sin­da­cale del luglio 2013, quelli finan­ziati da Expo ver­ranno pagati con il con­tri­buto stan­dard pre­vi­sto per il ser­vi­zio civile: 433 euro al mese a testa per 12 mesi. Ini­zie­ranno a lavo­rare a feb­braio 2015 e con­ti­nue­ranno a farlo anche dopo la fine dell’esposizione ad otto­bre. Così pro­spet­tato si verrà a creare una discri­mi­na­zione tra i volon­tari della prima ora (dove­vano essere 18500, ieri Sala ha detto che ver­ranno sele­zio­nati 9–10 mila sulle 12.500 can­di­da­ture rice­vute) e i mille reclu­tati dal Tou­ring club nell’ambito del pro­getto «Aperti al mondo» per «pre­si­diare» o fare visite gui­date al Duomo o alla Casa del Man­zoni. I primi ver­ranno pagati, i secondi dovranno accon­ten­tarsi di un tablet. Per chi arri­verà a Milano da fuori dovrà pagarsi le spese. Que­sti ultimi aspetti non sono stati ancora chia­riti e ali­men­tano le polemiche.

Emer­gono altri pro­blemi legati al bando per il ser­vi­zio civile. Secondo il sito di infor­ma­zione Redat­tore Sociale i 140 volon­tari avreb­bero dovuto essere molti di più: cin­que­cento. Ma i fondi non sono stati stan­ziati. Il costo per sin­golo volon­ta­rio sarebbe più alto rispetto ai 433 euro men­sili pre­vi­sti. A que­sta cifra biso­gna aggiun­gere il costo dell’assicurazione, più 90 euro neces­sari per la for­ma­zione. Il costo minimo per que­sti corsi è di 150 euro, ne man­cano 60. «Abbiamo già sbor­sato 40 mila euro extra per orga­niz­zare il sistema dei volon­tari – sostiene Ser­gio Sil­votti, pre­si­dente di Cascina Triulza, uno dei sog­getti che orga­niz­zano il padi­glione della società civile – Le asso­cia­zioni che fanno for­ma­zione si tire­ranno indie­tro, rischiano di perderci».

Dopo quello Letta, il governo Renzi con­ferma il suo pro­ta­go­ni­smo nelle poli­ti­che del lavoro Expo. Il sot­to­se­gre­ta­rio al lavoro Bobba ha defi­nito il ser­vi­zio civile «un’iniziativa ori­gi­nale». A suo avviso la novità sta­rebbe nel finan­ziare il ser­vi­zio civile «da un sog­getto pri­vato» e nel met­tere insieme le orga­niz­za­zioni del terzo set­tore. Per Bobba il ser­vi­zio civile è un modo «per impie­gare i gio­vani in atti­vità sociali» in un momento in cui la disoc­cu­pa­zione gio­va­nile ha rag­giunto i mas­simi sto­rici. Resta tut­ta­via la dif­fe­renza tra un’attività rego­lar­mente inqua­drata in un con­tratto nazio­nale, oppure tute­late secondo le altre norme del diritto del lavoro, e il volon­ta­riato (quello gra­tuito e quello pagato secondo gli stan­dard). La prima è un lavoro, il secondo no. Una teo­ria simile è stata espo­sta già dal mini­stro del lavoro Poletti secondo il quale i lavo­ra­tori desti­na­tari di un sus­si­dio di disoc­cu­pa­zione dovranno ren­dersi utili per «lavori a bene­fi­cio della comu­nità». Non accet­tare quest’altra forma di «ser­vi­zio civile» signi­fica per­dere il sus­si­dio. è la regola del «work­fare» che l’esecutivo intende rea­liz­zare appro­vando il Jobs Act in discus­sione in par­la­mento. L’Expo a Milano sta diven­tando il labo­ra­to­rio di que­sta visione della società e del lavoro.

Tra incer­tezze e pro­getti sul lavoro volon­ta­rio con­ti­nua il count-down verso il primo mag­gio 2015, giorno d’esordio del “grande evento” mila­nese, ma anche festa del lavoro. Forte è l’esigenza del super-manager Sala di offrire un’immagine di Expo diversa da quella che le inda­gini della magi­stra­tura hanno fatto emer­gere. Sugli arre­sti per ‘ndran­gheta legati ai subap­palti Tem Sala ha detto che «in 100 pagine di atti non ce ne è una in cui si parla di Expo». «Noi abbiamo sba­gliato tante volte, ma non dob­biamo cadere in que­sto auto­le­sio­ni­smo», ha osser­vato, defi­nendo «lapa­lis­siano» quanto accaduto.«La nostra grande ambi­zione è fare in modo che la gente che verrà all’Expo se ne vada arric­chita sul tema dell’alimentazione – ha aggiunto– Il senso per un’operazione del genere è che si cada alla ricerca della sua anima e in pro­fon­dità sulle tema­ti­che». Cibo, anima e lavoro volon­ta­rio che, a volte, è anche gratis.

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