Flessibilità, duello Parigi-Berlino

Diventa frontale lo scontro in Europa tra la Francia, che pretende flessibilità nei vincoli di bilancio per poter rilanciare la crescita e l’occupazione con gli investimenti pubblici, e la Germania, determinata a imporre misure di austerità e rigore finanziario

Ivo Caizzi, Corriere della Sera redazione • 2/10/2014 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 759 Viste

BRUXELLES Diventa frontale lo scontro in Europa tra la Francia, che pretende flessibilità nei vincoli di bilancio per poter rilanciare la crescita e l’occupazione con gli investimenti pubblici, e la Germania, determinata a imporre misure di austerità e rigore finanziario ai Paesi dell’eurozona in difficoltà finanziarie. La Commissione europea di Bruxelles si è subito schierata con la cancelliera tedesca di centrodestra, Angela Merkel, frenando le aspettative del presidente francese, il socialista François Hollande, apparso in passato spesso in linea con Matteo Renzi.
Il ministro delle Finanze francese, il socialista Michel Sapin, ha annunciato di «rigettare l’austerità» raccomandata dalla Commissione e si è appellato al ciclo economico più negativo del previsto. A Parigi non vogliono che tagli alla spesa pubblica aggravino la situazione, come è accaduto in Grecia dopo aver seguito le ricette di Bruxelles. Sapin ha polemicamente chiesto all’Ue di imporre a Berlino di usare il suo «surplus» nell’interscambio commerciale per rilanciare la crescita della zona euro. La Commissione si è finora limitata a richiamare la Germania sul «surplus» in modo ben più blando rispetto ai Paesi con alto deficit.
Merkel ha subito replicato chiedendo al governo di Hollande di «fare i compiti a casa», che per lei significa attuare misure di austerità. Il commissario Ue per gli Affari economici, il finlandese Jyrki Katainen, da sempre vicino alla cancelliera, ha schierato la Commissione con lei.
A Parigi mantengono l’impegno di riportare in ordine i conti pubblici. Prevedono tagli di spese per 50 miliardi entro il 2017. Ma vogliono più tempo da Bruxelles sul disavanzo di bilancio per non far pagare troppo la crisi ai francesi. «La nostra politica economica non cambia — ha spiegato Sapin —. Ma il deficit verrà ridotto più lentamente rispetto a quanto previsto a causa delle circostanze economiche: crescita molto debole e inflazione molto debole». Secondo il governo di Hollande il disavanzo dello Stato passerà dal 4,4% del Pil di quest’anno al 4,3% nel 2015, al 3,8% nel 2016 per scendere al 2,8% solo nel 2017, cioè sotto il livello massimo del 3% come preteso da Bruxelles. La Francia avrebbe dovuto rispettare l’obiettivo Ue l’anno prossimo, grazie a una precedente concessione di due anni aggiuntivi rispetto all’iniziale 2013, ottenuta sempre per la perdurante crisi economica.
Merkel è contraria a ulteriori slittamenti. Li considera negativi per la credibilità finanziaria e per la stabilità della zona euro. «È importante che tutti rispettino i loro impegni e obblighi in modo credibile». Katainen ha rafforzato il concetto facendo sapere che il ruolo della Commissione è di «verificare se i piani di bilancio sono in linea con gli impegni presi dagli Stati». Da novembre al suo posto arriva il socialista francese Moscovici. Ma Merkel l’ha di fatto già depotenziato mettendogli sopra, al vertice della Commissione, tre suoi fedelissimi sostenitori delle misure di austerità: il presidente lussemburghese Jean-Claude Juncker e due vicepresidenti come Katainen e il lettone Valdis Dombrovskis.
Ivo Caizzi

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