Il governo media. Ma la Fiom rilancia: sciopero

Il governo media. Ma la Fiom rilancia: sciopero

ROMA La replica agli scontri è immediata. Simbolica e dura: otto ore di sciopero generale entro novembre, in contemporanea con due manifestazioni, il 14 a Milano per le regioni del Nord e il 21 a Napoli per quelle del Sud. Per difendere i lavoratori dal Jobs Act di Renzi e anche per quello che è successo mercoledì mattina a piazza Indipendenza. È il programma di protesta per le prossime settimane annunciato dalla Fiom nel giorno in cui il premier assicura a Palazzo Chigi alle rappresentanze sindacali dell’Ast di Terni e anche alle tute blu: «Sugli scontri di mercoledì faremo delle verifiche e ci saranno atti conseguenti».
Renzi vuole andare avanti nell’accertamento dei fatti, pretende risposte e, allo stesso tempo, spiega che «l’imperativo morale è portare a casa la vertenza che va separata dal confronto politico. A noi — aggiunge il premier — interessa la strategia complessiva sull’acciaio, non vogliamo fare a meno del sindacato nelle trattative aziendali». All’incontro c’erano il ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi insieme con il segretario della Fiom Maurizio Landini e il responsabile del settore siderurgia Rosario Rappa, uno dei sindacalisti feriti dalle manganellate.
Non sono mancate battute per allentare la tensione. «Noi abbiamo la testa dura e lei lo sa», è stato fatto notare a Renzi. Sorrisi che stemperano la tensione all’indomani di una giornata difficile, anche se restano profondi contrasti con la Cgil. «Il governo ha provato a distaccarsi da quanto avvenuto cercando di ricostruirsi una verginità nel confronto con i lavoratori persa negli scontri», è l’analisi del segretario generale Susanna Camusso, che aggiunge: «Resta il veleno del riconoscimento del sindacato solo quando si occupa di una vertenza aziendale e non come interlocutore sui temi del lavoro». A Renzi chiede di «abbassare i manganelli», ma a fine giornata il capo della Cgil apprezza anche la «solidarietà agli operai» manifestata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano in Parlamento. E mentre la Fiom annuncia assemblee in tutta Italia, sul fronte di Terni la vertenza è riaperta con la convocazione formale delle parti per giovedì prossimo.
C’è uno spiraglio: la multinazionale tedesca Thyssen Krupp si è impegnata a ridurre gli esuberi dagli iniziali 550 a 290, dei quali 140 già realizzati con uscite incentivate e volontarie. «Ne rimangono 150 che stiamo cercando di preservare al massimo», spiega il ministro Guidi. Anche questi potrebbero uscire con l’incentivo di circa 80 mila euro a testa. Thyssen si sarebbe poi impegnata a mantenere l’attività «su entrambi i forni, uno al massimo e l’altro con una turnazione che consente di mantenere l’integrità produttiva per i prossimi anni, con un impatto occupazionale minimo possibile», aggiunge Guidi. Giovedì ci sarà accordo? «Il sindacato — sottolinea Marco Bentivogli (Fim-Cisl) — vuole garanzie sul piano industriale e non è disposto al taglio integrale del salario aziendale, come chiesto dal gruppo». Ma, dopo l’incontro di ieri, la trattativa sembra aver imboccato il binario giusto.
Rinaldo Frignani



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VECCHIA STORIA

«Come nei lavori sotterranei per la metropolitana di Roma, la marcia di avvicinamento al Quirinale avviene a foro cieco. Ciascuno con la sua “talpa” si apre pazientemente una galleria che spera sia stagna, e poiché i minatori presidenziali sono molti, i cunicoli sotto il colle romano si incrociano e si intricano sempre di più, facendo pensare al labirinto che nel sottosuolo di Parigi percorse Jean Valjean, protagonista dei Miserabili di Victor Hugo».

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