Hong Kong, studenti sotto attacco

Scontro tra militanti filo-cinesi e manifestanti pacifici. I giovani: «Ora stop al dialogo»

Guido Santevecchi, Corriere della Sera redazione • 4/10/2014 • Copertina, Internazionale • 688 Viste

HONG KONG Violenza e sospetti stanno prendendo in ostaggio il sogno democratico di migliaia e migliaia di giovani a Hong Kong. Al sesto giorno di occupazione delle strade del centro, i posti di blocco dei ragazzi sono stati presi d’assalto da centinaia di militanti filo-cinesi. Ci sono stati scontri e alcuni feriti. Benny Tai, il professore di diritto che guida Occupy Central , dice che il governo ha mobilitato anche le triadi mafiose di Kowloon, il distretto affascinante e malfamato di fronte all’isola di Hong Kong, per intimidire e combattere il movimento pacifico di disobbedienza civile.
La Federazione degli studenti ha annunciato la sospensione dei colloqui con il governo che erano stati l’unico sviluppo incoraggiante in questa crisi.
Sei giorni di paralisi, per una città sovraffollata e caotica come Hong Kong, che vive di affari, negozi, turismo sono tanti. È certo che una parte della popolazione è esasperata, vuole tornare a lavorare normalmente e non ha nessuna simpatia per le richieste di democrazia. Ieri mattina a Causeway Bay, un’altra zona ad altissima densità di negozi, abbiamo visto i primi segni preoccupanti di insofferenza. A un incrocio un piccolo presidio di studenti è stato circondato da residenti delle strade bloccate. Grida di «Andate a lavorare, mascalzoni, così ci rovinate». Quelli ci sono sembrati veri abitanti del posto e sulle prime è bastata la presenza di pochi agenti a disinnescare la tensione. Ma nel pomeriggio nella zona di Mong Kok a Kowloon si sono presentate bande organizzate di «residenti anti-occupazione». Si sono lanciati contro gli accampamenti di Occupy Central e degli studenti, hanno cominciato a picchiare; ci sono stati alcuni feriti; la polizia è stata accusata di non aver protetto i ragazzi dall’aggressione.
Dai gruppi che andavano all’assalto dei democratici sono partite urla in mandarino, un fatto strano visto che la lingua di Hong Kong è il cantonese. I fotoreporter hanno anche sorpreso una donna con il volto coperto da una maschera che incitava gli assalitori, gridando ordini al megafono. Ordini in mandarino. Questa reazione di «cittadini amanti dell’ordine costituito» non è sembrata spontanea: il partito comunista a Hong Kong ha una tradizione di radicamento clandestino maturata per infiltrarsi nella colonia britannica e potrebbe averla rispolverata.
Di fronte al rischio di spargimento di sangue i capi del movimento democratico hanno invitato i loro sostenitori a lasciare le posizioni di Mong Kok e raggrupparsi nella zona centrale di Admiralty, davanti ai palazzi governativi assediati. Ieri mattina il numero dei giovani in strada era parso in calo sensibile rispetto alla grande tensione emotiva dei giorni scorsi e concentrare i militanti in una zona ridotta può servire anche a nascondere l’assottigliarsi delle loro file.
Nella notte, a Harcourt Road, la superstrada di Admiralty in mano ai giovani, abbiamo incontrato il professor Benny Tai. Sembrava esausto. Quanto potete resistere ancora? «Restiamo, fino a quando non avremo la democrazia», ha detto con un filo di voce .
Guido Santevecchi

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